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Se lo dice Fidel. Fidiamoci.Thursday, 10 May 2007
Questa è la notizia battuta dall'Ansa: Il presidente Cubano Fidel Castro ha criticato chi difende i biocombustibili in un nuovo intervento scritto, il secondo della settimana. Nella riflessione il 'lider maximo' cita il lavoro dell'argentino Atilio Boron sulle agroenergie. "Quanto tempo dovra' passare - scrive Castro - prima che la mia povera penna possa confutare quelli che difendono idee sinistre per interessi materiali, per ignoranza, per indifferenza e divulgare argomenti solidi e onesti per la sopravvivenza della specie?". Questo è invece l'intervento di Fidel. Noi leggiamo ben altro. La tragedia che minaccia la nostra specie Non posso parlare come economista o come scienziato. Lo faccio semplicemente come politico che desidera sviscerare gli argomenti degli economisti e degli scienziati in un senso o in un altro. Cerco inoltre di intuire le motivazioni di chi si pronuncia sui detti temi. Sono passati soltanto ventidue anni da quando, a Città de L’Avana, effettuammo un gran numero di riunioni con leaders politici, sindacali, contadini, studenteschi, inviati nel nostro paese come rappresentanti dei settori menzionati. Secondo l’opinione di tutti il problema più importante in quel momento era l’enorme debito estero accumulato dai paesi dell’America Latina nel 1985. Questo debito ammontava a 350 miliardi di dollari. A quel tempo i dollari avevano un potere d’acquisto molto superiore a quello di oggi. Inviammo i risultati di quelle riunioni a tutti i paesi del mondo, logicamente con alcune eccezioni, perchè altrimenti sarebbe apparso insultante. In quel periodo i petrodollari avevano inondato il mercato e le grandi transnazionali bancarie esigevano dai paesi l’accettazione di prestiti elevati. È superfluo aggiungere che i responsabili dell’economia accettarono di impegnarsi in tal senso senza consultarsi con nessuno. In quell’epoca c’erano i governi più repressivi e sanguinosi sofferti dal continente, imposti dall’imperialismo. Non poco denaro venne speso in armi, lussi e beni di consumo. L’indebitamento successivo crebbe fino a 800 miliardi di dollari e si generarono gli attuali pericoli, che pesano su una popolazione che in appena due decenni e mezzo è raddoppiata e con lei il numero dei condannati a vivere nella povertà estrema. In America Latina la differenza tra i settori della popolazione più favoriti e quelli con meno entrate è oggi la maggiore del mondo. Molto tempo prima di ciò che adesso stiamo dibattendo, le lotte del Terzo Mondo si incentravano su problemi ugualmente angosciosi, come lo scambio disuguale. Anno dopo anno si venne scoprendo che ai prodotti esportati dai paesi industrializzati, elaborati generalmente con le nostre materie prime, veniva aumentato il prezzo unilateralmente, mentre quello delle nostre esportazioni di base rimaneva inalterabile. Il prezzo del caffè e del cacao – per citare due esempi – raggiungeva approssimativamente 2.000 dollari alla tonnellata. Una tazza di caffè, un frappè al cioccolato, si potevano consumare in città come New York per alcuni centesimi; oggi costano diversi dollari, forse trenta o quaranta volte quel che costavano prima. Un trattore, un camion, un’attrezzo medico richiedono oggi per il loro acquisto varie volte il volume di prodotti necessari in precedenza per importarli; una sorte simile toccò alla iuta, all’agave messicana e ad altre fibre prodotte nel Terzo Mondo e sostituite da quelle sintetiche. Nel frattempo le pelli conciate, il caucciù e le fibre naturali venivano sostituite da materiali sintetici prodotti da sofisticate industrie petrolchimiche. Il prezzo dello zucchero crollava a causa dei forti sussidi dei paesi industrializzati alla loro agricoltura. Le vecchie colonie o neocolonie, alle quali venne promesso un avvenire meraviglioso dopo la Seconda Guerra Mondiale, non si erano ancora svegliate dalle illusioni di Bretton Woods. Il sistema era disegnato dalla testa ai piedi per lo sfruttamento ed il saccheggio. All’inizio di questa presa di coscienza non erano ancora apparsi altri fattori sommamente avversi, come l’insospettato spreco d’energia nel quale sarebbero caduti i paesi industrializzati. Questi pagavano il petrolio meno di due dollari al barile. Le fonti di combustibile (ad eccezione degli Stati Uniti dov’erano molto abbondanti) si trovavano fondamentalmente nei paesi del Terzo Mondo, soprattutto nel Medio Oriente, oltre che in Messico, Venezuela ed Africa. Ma non tutti i paesi definiti (con un’altra pietosa menzogna) “paesi in via di sviluppo” erano petroliferi; 82 di questi sono i più poveri e normalmente hanno bisogno di importare petrolio. Li aspetta pertanto una situazione terribile se gli alimenti verranno trasformati in biocombustibili o agrocombustibili, come preferiscono chiamarli i movimenti contadini e indigeni della nostra regione. L’immensa maggioranza degli abitanti del pianeta, appena 30 anni fa non conosceva il pericolo rappresentato dal riscaldamento globale, terribile spada di Damocle che pende sulla vita della specie. Ancora oggi esiste una grande ignoranza e confusione su questi temi. Se stiamo a sentire i portavoce delle transnazionali ed il loro apparato di divulgazione, viviamo nel migliore dei mondi possibili: un’economia rigidamente di mercato, più capitale transnazionale, più tecnologia sofisticata e crescita costante della produttività, del PIL, del livello di vita e di tutti i sogni del mondo per la specie umana; lo Stato non deve immischiarsi in niente, non dovrebbe nemmeno esistere, eccetto che come strumento del grande capitale finanziario. Ma i fatti hanno la testa dura. Uno dei paesi più industrializzati del mondo, la Germania, perde il sonno di fronte al fatto che il 10% della popolazione è disoccupata. I lavori più duri e meno attraenti sono svolti dagli immigranti che, disperati nella loro crescente povertà, penetrano nell’Europa industrializzata in tutti i modi possibili. A quanto sembra nessuno conta il numero degli abitanti del pianeta, che cresce proprio nei paesi non sviluppati. Più di 700 rappresentanti di organizzazioni sociali si sono appena riuniti a L’Avana per discutere su diversi temi affrontati in questa riflessione ed in molti hanno espresso i loro punti di vista, lasciando tra noi impressioni incancellabili. Disponiamo di abbondante materiale su cui riflettere, oltre che sui nuovi avvenimenti di ogni giorno. In questo stesso momento, come conseguenza del rilascio di un mostro del terrore, due giovani che stavano compiendo il loro dovere legale svolgendo il Servizio Militare Attivo, aspirando a godere del consumismo negli Stati Uniti hanno assaltato un autobus, utilizzandolo per forzare una delle porte dell’entrata del terminal dei voli nazionali dell’aeroporto. Sono arrivati fino ad un aereo civile e vi sono penetrati con degli ostaggi, esigendo di venire trasportati in territorio nordamericano. Giorni prima avevano assassinato un soldato di sentinella, per rubare due fucili automatici e nell’aereo hanno tolto la vita con quattro spari ad un valoroso ufficiale che, disarmato e catturato come ostaggio nell’autobus, ha cercato di evitare il sequestro del velivolo. L’impunità e i benefici materiali con cui viene premiata da quasi mezzo secolo ogni azione violenta contro Cuba, stimolano tali azioni. Da molti mesi non accadeva niente di simile. È stata sufficiente l’inaudita liberazione del noto terrorista perchè la morte facesse di nuovo visita alle nostre famiglie. Gli autori non sono ancora stati giudicati, perchè nel corso dello svolgimento dei fatti entrambi sono rimasti feriti (uno di loro dai proiettili sparati dall’altro nell’aereo) mentre lottavano contro l’eroico ufficiale delle forze armate. Adesso molte persone all’estero stanno aspettando la reazione dei Tribunali e del Consiglio di Stato di fronte ad un popolo profondamente indignato dagli eventi. È necessaria una grande dose di serenità e sangue freddo per affrontare problemi di questa portata. Lo spaventoso capo dell’impero ha dichiarato più di cinque anni fa che le forze degli Stati Uniti devono essere pronte ad attaccare preventivamente ed a sorpresa 60 o più paesi del mondo. Nientemeno che un terzo della comunità internazionale. A quanto pare non gli bastano la morte, le torture e l’espulsione dalla loro terra di milioni di persone per appropriarsi delle risorse naturali e dei frutti del sudore di altri popoli. L’impressionante incontro internazionale che si è appena svolto a L’Avana ha riaffermato in me una convinzione personale: ogni idea sinistra dev’essere sottoposta ad una critica demolitrice senza nessuna concessione. Fidel Castro Ruz 7 maggio 2007 My name is Carl, Carl JeanWednesday, 9 May 2007
Il contratto siglato proprio oggi tra l'italiana Sogin e la francese Areva per il ritrattamento del combustibile irraggiato in Francia e che, a partire dal 2015, prevede l'invio Oltralpe di 235 tonnellate di combustibile irraggiato e il suo ritorno in Italia sotto forma di scorie vetrificate ci da il "la" per presentarvi un certo Carl Jean. Ecco dalla Treccani la sua biografia: Il Generale di Corpo d’Armata Carlo JEAN è nato a Mondovì (CN) il 12 ottobre 1936. Ecco una cosa che ha dimenticato la Treccani è che Mr. Jean è dal 2002 alla presidenza della Sogin ed dal 7 marzo 2003 il presidente del Consiglio Berlusconi lo ha ulteriormente nominato "Commissario delegato per la messa in sicurezza dei materiali nucleari", con amplissimi poteri, tra i quali quello di poter derogare a una ventina di leggi in materia. Insomma un Generale che è divenuto esperto in smantellamento di impianti nucleari ed altrettanto ovvio che invece di specializzarci noi nella conversione si preferisca dare ai francesi, pagando, del combustibile esausto da cui ricavare altro combustibile e poi ricomprare gli scarti della lavorazione. Grazie Francia.
Austin Powers ci salverà!Thursday, 3 May 2007
"There is a scene in one of the Austin Powers films where Dr Evil unleashes a giant "tractor beam" of energy at Earth in order to extract a massive payment." Così inizia l'articolo nella pagina della tecnologia la prestigiosa BBC che conferma ancora una volta come il destino della Terra sia in mano a...degli imbecilli.
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