
Montebello, Quebec-Canada, ieri un crepuscolare Bush ha aperto, con il premier messicano Calderon, e canadese Harper, il padrone di casa, una sessione d’incontri “a tre”, nell’ambito dell’alleanza economica denominata Nafta.
Questa stretta collaborazione dei tre stati dell’America del Nord, ideata da Bush/padre ed avallata anche durante l’era democratica di Clinton nel 1994, avrebbe dovuto servire ad armonizzare gli scambi commerciali, e la struttura produttiva di un’area vastissima, forse candidata, nei primi progetti, ad essere la locomotiva dell’economia mondiale. Non che caposaldo di una più ambiziosa meta, in pratica l’aggregazione, in una sorta di “mercato comune americano”, di tutte e due gli emisferi di questo continente.
La realtà del Nafta oggi, dopo una decina d’anni dalla sua partenza, ha i connotati di un cocente insuccesso targato “made in USA”.
Il settore manifatturiero degli Stati Uniti ha perso per strada, secondo alcune stime, un milione di posti di lavoro, danni ambientali si riscontrano in tutti e tre gli Stati, per la diminuzione dei controlli, mentre in Messico la liberalizzazione del mais, alimento base della popolazione, sta mettendo in ginocchio tanto la produzione, quanto la filiera distributiva, con un conseguente aumento dei prezzi. Fattore questo poco gradito dai messicani…come dargli torto?
La “Casa Bianca” è poi più che mai un castello posto sotto assedio elettorale. I due candidati democratici, il caffè/latte Obama (nuova icona del nostrano Veltroni), e la Clinton/moglie/di Bill Hillary, si fanno paladini dei lavoratori statunitensi, chiedendo misure più adeguate e diritti per la classe operaia…vi ricorda qualche cosa? C’è chi invece, come il deputato democratico Kucinich, si spinge verso una politica veramente naif per quelle latitudini, chiedendo, niente meno, che gli USA (fautori del Nafta) se ne vadano sia dall’accordo con Messico e Canada, sia dal WTO (World Trade Organization) …due piccioni con una fava!
Le prospettive di un “mercato comune” americano, a guida USA, vanno poi sfumando in quella che è or mai una vera e propria sequenza di retrocessioni politiche ed economiche che, l’amministrazione Bush, ha inanellato in questi ultimi anni, a tutto vantaggio delle potenze asiatiche, Cina ed India, che grazie ad enormi riserve di denaro sonante attirano gli stati dell’America latina come mosche col miele.
Il summit per rilanciare il Nafta, che si chiuderà oggi con una conferenza stampa congiunta dei tre attori, rischia dunque di non rappresentare un nuovo punto di partenza, ma l’arrivo in un binario morto.