In relazione all'articolo "troppo rosso" siamo lieti - senza ironia alcuna - di comunicare il lieto fine di questa incresciosa vicenda. Infatti a nostro parere il Mein Kampf non può e non deve essere venduto al pubblico.

[ continua dal sito UCEI - rass stampa ] Nei giorni scorsi, come riportato da alcuni quotidiani, nella grande libreria della Stazione Termini erano comparsi i volumi del libro del Fuhrer i cui diritti d’autore, tra l’altro, appartengono al governo della Baviera che ne vieta la vendita e la riproduzione in Germania. «Abbiamo deciso di ritirare il libro dagli scaffali - ha spiegato Sabina Borri - nel rispetto dei sentimenti che hanno pervaso la comunità ebraica». Borri ha anche detto di aver promesso alla Comunità ebraica di «trovare un testo con note critiche che siano esplicative della tragedia che ha creato questa linea di pensiero. Perchè poi, alla fine, quello che è successo è palese, ma - ha aggiunto - non bisogna dimenticare nè quello che è successo, nè da dove è partito. Penso che la conoscenza dei fatti storici sia fondamentale per non ripetere gli stessi errori». Del libro - acquistato regolarmente da un distributore - ne sono stati venduti, ha detto Sabina Borri, «solo otto copie». «Eravamo fiduciosi - ha detto Riccardo Pacifici portavoce della Comunità ebraica romana - che il nostro appello non sarebbe caduto nel vuoto e che i proprietari della libreria avrebbero sospeso la vendita che peraltro sappiamo non essere andata bene». Pacifici non esclude il ricorso alla magistratura per verificare «se la casa editrice abbia un back ground sullo stesso filone xenofobo e antisemita. In tal caso sarà giusto agire per le vie legali invocando la legge Mancino».