Oggi sul Corriere della Sera cartaceo era presente la recensione su una nuova biografia relativa a Mishima che "stranamente" non è stata riportata sul sito web dell'omonimo giornale...Ve la proponiamo ma leggetela con cautela.


MITI. Il mistero intorno allo scrittore giapponese e ai motivi del suo harakiri: una biografia di Emanuele Ciccarella riapre il dibattito.
Un intricato segreto dietro al suicidio: fu masochismo, perversione o pazzia?
Tra le varie forme di suicidio, il seppuku, l'antico rituale giapponese più noto in Occidente come harakiri, e mostruoso e oltraggioso in particolar modo, a causa della lucida consapevolezza dell'azione e della sua (per tale motivo oltraggiosa) spettacolarità. Chi si suicida, dopo aver espresso le ultime volontà, si mette in ginocchio e, con una spada affilata, si squarcia i muscoli dell'addome. Quando la spada è ben conficcata nella pancia, un sodale del suicida, da dietro, con una spada altrettanto affilata, gli mozza la testa. E finito tutto.
Che cosa spinse Yukio Mishima, uno dei più famosi scrittori giapponesi, a squarciarsi l'addome e a farsi mozzare il capo dal suo giovane discepolo (e forse amante) Morita Masakatsu (poi suicida lui stesso), il 25 novembre del 1970, quando aveva quarantacinque anni, essendo nato a Tokio il 14 gennaio del 1925? Cre¬do che il suicidio di Mishima rimanga un mistero, anche se molte «teorie», immediatamente dopo la sua morte — come scrive Emanuele Ciccarella nel suo bel libro: L'angelo ferito. Vita e morte di Mishima — furono avanzate a giustificazione di quel macabro gesto. Infatti — e concordo, qui, con l'autore — nessuna di queste «teorie», presa singolarmente, è esaustiva, e più opportuno sarebbe considerarle tutte insieme, nel¬la loro complessità. Ma, anche a voler configurare questa complessità — questo torbido specchiarsi di follia e lucidità, di sadismo e masochismo, di decadenza e romanticismo, di purezza e perversione — una diffidenza di fondo ci allontana da una vera e propria comprensione. E continuiamo a domandarci: perche, al culmine della sua vita, Mishima decise di cancellarla?
Vediamole, comunque, queste «teorie». Mishima era pazzo? Probabilmente, se e vero che, recandosi al luogo del suicidio e passando davanti alla scuola nella quale in quel momento era sua figlia, rimase indiffe¬rente e si mise a cantare. Siglava, con codesto atto fina¬le, una sua concezione estetica dell'esistenza nella quä¬le bellezza e morte sono destinate a congiungersi? Pro¬babilmente, se è vero che scrisse: «Quando gli esseri umani inseguono la bellezza sola, inavvertitamente giungono ai più tenebrosi pensieri del mondo». Era in crisi creativa? Forse, perche aveva appena terminato la tetralogia intitolata Il mare della fertilità e, magari, dinnanzi a se, vedeva il vuoto che talvolta può atterrire l'animo degli scrittori.
Era invasato dall'idea del patriottismo e deluso dal decadimento della potenza e dell'antica tradizione culturale del Giappone, oltre che dalla resa a figura umana dell'imperatore che, per lui, era l'incarnazione terrena dell'Assoluto? Certamente, perche poco prima di morire aveva scritto: «Noi ci consideriamo gli Ultimi rappresentanti della cultura, della storia e delle tradizioni giapponesi. La battaglia deve essere combattuta una sola volta e fino alla morte»; e due anni prima del suicidio, rispondendo alla domanda di un corrispondente straniero nella sede della stampa estera, aveva detto: «In epoca feudale noi credevamo che la sincerità albergasse nelle nostre viscere. Se pertanto dovevamo dare prova della nostra schiettezza, dovevamo squarciarci il ventre e estrarre la sincerità visibile». Voleva evitare la vecchiaia? Morire nel momento in cui i muscoli che lui esercitava col body building, e considerava segno della perfetta compenetrazione fisica e spirituale, ancora gli consentivano di posare nudo in servizi fotografici di pessimo gusto, perche tutti potessero ammirarlo? Probabilmente.
Ed eccoci di nuovo al punto. Nella loro complessi¬tà, queste ragioni ci appaiono sufficienti a spiegare il suicidio? Se, invece, come io credo, non lo sono, dobbiamo cercarle nei suoi romanzi? E cioè nel luogo in cui, più che altrove, il mistero della morte di Mishima dovrebbe essere manifesto?
In Confessioni di una maschera, il romanzo largamente autobiografico che dette la fama a Mishima, il protagonista, un bambino di cinque anni, vede un ragazzo bello e virile, venirgli incontro con due secchi sulle spalle. E un bottinaio: svuota i pozzi neri. Il bam¬bino se ne innamora pazzamente, vorrebbe essere co¬me lui: ma il ragazzo scompare. Scrive Mishima: «Intuii che nel mondo esisteva un desiderio penetrante quanto il dolore». n desiderio e la negazione dell'oggetto del desiderio, il dolore per l'irrealizzabilità del desiderio, sono al centro dell'opera di Mishima. Il de¬siderio di possedere ciò che non avremo mai. E desi¬derio che ci culla nell'illusione di essere la persona che si ama. II desiderio che ci sovrasta e annichilisce. II desiderio che sconvolge la mente e ci spinge a uccidere, in noi, tutto ciò che amiamo. Infine, il desiderio dell'Assoluto: e cioè dell'inconoscibile, ma anche della perfezione del visibile che, in quasi ogni romanzo di Mishima, vive nella classica metafora del mare.
Nel Padiglione d'oro. un giovane novizio balbuziente e schiacciato dalla bellezza dell'antico reliquiario (il padiglione) che sta nel recinto del tempio zen in cui si svolge la vita religiosa. La sua bellezza, infatti, e eccessiva: incorruttibile, eterna. Una bellezza inaccessibile come la dolcezza delle parole, come il rigoglio della natura, come l'eternità del tempo. Cade la neve, infuriano le tempeste: imperscrutabile, misterioso, il padi¬glione tace immobile, resiste a tutto. «Che hai, che rappresenti?» gli chiede il novizio, nel buio del suo cuore. Il padiglione non risponde. Dunque, prima o poi, lui dovrà distruggerlo.
In Neve di primavera, il meraviglioso romanzo che inaugura la tetralogia, il desiderio negato si incarna in una storia d'amore. Il giovane, bellissimo, aristocratico Kiyoaki, e innamorato della bellissima, aristocrarica Satoko. Ma Kiyoaki riesce ad amare solo quando si sottrae all'amore. Farà un errore fatale, perche Satoko viene promessa in sposa a un nipote dell'imperatore. Ora, l'amore diventa travolgente. In segreto, i ragazzi si abbandonano alla snervante passione dei sensi. E, tuttavia, il desiderio ha la cupezza del dolore: «Persisteva, aleggiante sopra di loro, il sentimento di un comune dolore, tangibile come le ombre che lentamente dilagavano nella stanza». Una volta, lei gli aveva scritto: «Sentirmi dissolvere nella tua bellezza, sentire che la morte mi sopraffà, nel gelo della neve: nessuna sorte potrebbe essermi più accetta». Una notte, fanno l'amore in riva al mare. E bellissimo. Eppure, scrive Mishima: «Tutto ciò che li circondava era presagio di calamità. Appena oltre il malcerto lucore del tempo, echeggiava mostruosamente l'eco della Negazione». Dopo quella notte, Satoko rimane incinta. Espierà chiudendosi in convento. Disperato, Kiyoaki muore.
Il desiderio e la sua negazione; l'Assoluto e la sua negazione. E questa, finalmente, la spiegazione ultima che può illuminarci sul mistero della morte di Mishima: lo scrittore celebre che a quarant'anni si esercitava nel karate, rimpiangeva — da vero esteta e impolitico — un'epoca perduta per sempre, se ne andava in giro per i locali notturni con la camicia hawaiana aperta sul petto irsuto e gli occhiali neri, e però, ogni notte, a mezzanotte, cascasse il mondo, rientrava come un monaco nel suo Studio e scriveva fino all'alba? No, neppure questa spiegazione è accettabile, a dispetto dei molti suicidi che costellano i suoi romanzi. Non è accettabile, perche, per quanto lontano dalla perfezione, dalla bellezza e dall'Assoluto, Mishima doveva saperlo — e i suoi romanzi lo confermano — che la perfezione, la bellezza e l'Assoluto già sono nella nostra vita, già sono nella nostra imperfezione. Dunque, doveva sapere che, proprio per questo motivo, la vita non possiamo cancellarla noi. Mentre invece, accettandola com'e, glorifichiamo l'Assoluto.
L'angelo ferito. Vita e morte di Mishima. (Liguori, pp. 342, euro 23,50)