«Gentile cliente, la informiamo che il rapporto in oggetto è stato incluso nella categoria dei conti dormienti»: potrebbe iniziare così la raccomandata che un discreto numero di famiglie italiane riceverà nei prossimi giorni insieme al resto della corrispondenza. Domenica scorsa, infatti, è scaduto il termine entro cui ogni banca del Paese era tenuta a scrivere ai titolari dei conti correnti che giacciono inutilizzati da oltre dieci anni nei propri libri contabili.
Una paginetta nella quale gli istituti di credito chiederanno ai clienti di farsi vivi entro i prossimi sei mesi, di «risvegliare» il conto corrente, magari con un versamento, un prelievo o anche con una semplice dichiarazione. Il rischio, nel caso di completo silenzio, è che le banche estinguano i conti e trasferiscano il denaro nelle casse dello Stato. Più precisamente in un apposito Fondo, supervisionato dal ministero dell’Economia.
In sostanza un esproprio collettivo con cui lo Stato punta ad appropriarsi di tutti i risparmi «abbandonati» da lungo tempo: libretti di risparmio, fondi di investimento o polizze assicurative.
Per noi questa è appropriazione indebita esercitata dalle banche con complicità dello Stato.
Nota: commette il reato di Appropriazione Indebita - art. 646 del Codice Penale -chiunque, per procurare a sé stesso od ad altri un ingiusto profitto, si appropria di denaro o della cosa mobile altrui, di cui abbia a qualsiasi titolo, il possesso.
