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Si riparte dal viaSaturday, 31 May 2008
Siamo sempre in quei paesi avanguardia dei diritti umani, che spesso vengono confusi con i capricci di un bambino. Se non ti piaci puoi riazzerarti l' identità, e perchè no anche la coscienza (attraverso la parola libertà), e se a qualcuno può sembrare un modo per i più grandi di abdicare al loro ruolo di educatori, rispondiamo: Gli educatori non esistono, ma solo quelli che staccano il bilgietto al lunapark della vita. Giudice dà l'ok: "E' nel suo interesse" Una bambina australiana di 12 anni ha iniziato il trattamento per cambiare sesso, nonostante l'opposizione del padre, dopo che un giudice del tribunale di Melbourne ha stabilito che la procedura è "nei suoi migliori interessi". La ragazza ha già iniziato un trattamento ormonale che sopprime l'insorgenza della pubertà e potrà richiedere un nuovo certificato di nascita sotto nome maschile, oltre a passaporto e tessera sanitaria. La causa era stata tenuta lo scorso dicembre a porte chiuse, ma è venuta alla luce solo ora con la pubblicazione del verdetto, nel quale il giudice ha concordato con i legali della ragazza. "A mio giudizio, e in base a tutte le evidenze, il trattamento è nel suo interesse", ha stabilito. Il verdetto è stato criticato dalla presidente dell'Associazione australiana dei medici, Rosanna Capolingua, secondo cui la migliore opzione è di rinviare il trattamento di cambiamento di sesso perché una persona di soli 12 anni attraversa un periodo di transizione e di formazione della propria identità. Ce la danno a bereSaturday, 31 May 2008
La casta dei veleni - manager Montedison, funzionari pubblici, politici - non si è limitata a inquinare la val Pescara e l’acqua che per vent’anni hanno bevuto 450 mila abruzzesi. Ha falsificato le analisi, occultato documenti, eluso i controlli e addirittura, scoppiato lo scandalo, ne ha approfittato per lucrare sugli appalti. E ha causato, scrive il pm Aldo Aceto nell’atto che conclude l’inchiesta e accusa 33 persone, «un disastro ambientale di immani proporzioni». «Immani» come i reati contestati: avvelenamento delle acque, disastro doloso, commercio di sostanze contraffatte o adulterate, delitti dolosi contro la salute pubblica, turbata libertà degli incanti e truffa. Il pm ritiene che l’industria Montedison di Bussi, nella valle a 50 chilomentri da Pescara, abbia inquinato la falda di acqua con rifiuti chimici tossici, truccando poi le carte per farla franca. E che le autorità pubbliche abbiano «insabbiato» con condotte analoghe. Due facce - privata e pubblica - di un’unica casta. Chi faceva affari, chi carriera. Perché gli enti coinvolti sono il feudo della classe politica: sindaci, deputati, consiglieri regionali occupano presidenze e consigli di amministrazione come trampolino per più gloriose poltrone o parcheggio post trombatura. Venti i manager Montedison - dall’amministratore delegato in giù - indagati per aver «avvelenato acque destinate all’alimentazione umana». Realizzando, dagli anni ‘60, una «mega discarica abusiva dalle dimensioni gigantesche a meno di venti metri dalla sponda del fiume Pescara e destinata allo smaltimento illegale e sistematico» di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti tossico-nocivi, scandalo senza pari in Europa. E poi «attuando una vera e propria strategia d’impresa finalizzata a eludere gli obblighi derivanti dalla necessità di eliminare le conseguenze» dell’inquinamento. Almeno dal 1994 la Montedison ha mentito, spiega il pm, «rappresentando una situazione distorta e diversa dalla realtà». Eloquente un appunto trovato dagli investigatori, in cui un dirigente detta la strategia di disinformazione: «nessun rischio», «l’inquinamento non esce, non c’è emergenza» e soprattutto l’inquietante «occorre non spaventare chi non sa». C’erano precise direttive aziendali per «falsificare i dati con dolose manipolazioni, soppressioni e modifiche (...) al fine di occultare la pesantissima e compromessa situazione di inquinamento». Gli agenti del Corpo forestale, guidati dal comandante provinciale Guido Conti, hanno trovato documenti redatti in due versioni: quella coi dati reali (lasciata nei cassetti) e quella con i dati falsi e tranquillizzanti, sempre divulgata. Così l’acqua scorreva contaminata da decine di «sostanze altamente nocive e tossiche per la salute dell’uomo e in taluni casi anche cancerogene» oltre i limiti di legge. Il cloroformio fino a 3 milioni di volte più del consentito. Ma se la Montedison inquinava e mentiva, chi doveva controllare - per dire: Provincia, Asl, Ato (ente pubblico di coordinamento idrico), Asa (società pubblica che eroga l’acqua) che cosa faceva? Risponde il pm: «Concorrevano a somministrare per il consumo acque contaminate da sostanze altamente tossiche e nocive per la salute umana». Eppure i primi segnali di inquinamento c’erano già nel 1992, ma furono ignorati come altri undici (analisi, documenti e relazioni tecniche) negli anni successivi. Tutti fermi e zitti, anche se «era assolutamente certo che le fonti di inquinamento» non erano «contingenti», ma «endemiche» e riferibili al polo chimico. Nessun accertamento, nessun provvedimento, solo una «pervicace, sistematica, persistente e consapevole lettura riduttiva del fenomeno» con «dati non veridici, manipolati o ottenuti con procedure espressamente vietate dalla legge». Al più «dispendiose e inutili soluzione tampone» come i filtri ai pozzi, peraltro con appalti truccati. Tra i tredici amministratori e funzionari pubblici indagati, spuntano i volti del grande «partito dell’acqua» che governa l’Abruzzo. C’è Donato Di Matteo, ora capogruppo Pd alla Regione (12 mila preferenze) e papabile assessore ma prima presidente dell’Acquedotto (che per effettuare le analisi si era dotato di laureati in filosofia ma non in chimica). C’è il suo successore Bruno Catena, già sindaco Ds del Comune di Città Sant’Angelo e poi revisore dei conti della stessa società. C’è Giorgio D’Ambrosio, ex presidente dell’Ato (altro ente idrico), poi deputato della Margherita, ora sindaco Pd del Comune di Pianella «ma anche» consigliere provinciale: è accusato di aver redatto un verbale falso per poter riaprire i pozzi inquinati. C’è Roberto Angelucci, ex sindaco di centrodestra del Comune di Francavilla a Mare ed ex vicepresidente dell’Ato. Tra gli indagati, un paio ha già conosciuto condanne dalla Corte dei conti, un altro ha patteggiato tre mesi per truffa allo Stato. Ora tutti sono accusati di aver avvelenato acque pubbliche. Insomma ben peggio che fannulloni. Possibile che tutti e tredici siano ancora ai loro posti? Possiamo continuare dicendo che probabilmente questo processo di frode nella vendita da parte di Montedison verra prescritto: In questo caso, probabilmente, non si riuscirà nemmeno ad arrivare al processo perchè scatterà la prescrizione (il 14 novembre 2009). Sarà dunque praticamente impossibile arrivare alla sentenza definitiva prima dell’inesorabile ultimo limite temporale per irrogare la pena. I giornali sono monopolizzati dalle campagne mediatiche postelettorali, e queste cose non le approfondiscono. Ma che importa la logica del profitto vale bene un pò di salute degli Abbruzzesi.
FobieFriday, 30 May 2008
ROMA 29/05/2008 - Kledi Kadiu ha denunciato di essere stato vittima di un'aggressione dai connotati xenofobi a Roma, all'interno della sua scuola di danza. Il ballerino albanese, noto per le sue esibizioni a Buona Domenica, C'e' Posta Per Te e Amici, ha raccontato che delle persone hanno cominciato a filmarlo con videocamere. Alla richiesta di spiegazioni ''uno mi ha messo le mani al collo, sbattuto sul tavolo della direzione e apostrofato con frasi come 'albanese di merda' e 'adesso ti rispediamo in Albania'. Il ballerino lanciato dai Bonnie & Clide del piccolo (ma fruttuoso) schermo, è da anni che calca la scena della tv spazzatura nostrana, carnefice del più grande genocidio culturale generazionale; agli ordini del Subcomandante Mario de Filippi. Abbiamo ancora sotto gli occhi turbe di bambini sfregiati dalle movenze effemminate dei loro piccoli leader. Illusi di potercela fare nel mondo ovattato e da fiaba della televisione, in un realty fatto apposta per le loro giovani e ingenue menti. In preda alla crisi giornaliera se non possono seguire i neodei, giovani raccattati al solo scopo di attrarre, pronti a seguirli e soprattutto a comprare. Ti brucia? Così si chiama il loro Cd e non si sà se è un invito esplicito a radere al suolo tutto pur di seguire come automi i sogni prefabbricati. Il leader maximo di questo impero sulle piccole menti (che cresceranno aumentando i profitti conseguentemente), il capostipite di quello che ce l' ha fatta, oltre ad occupare abusivamente insieme all' esercito dei cantantini il palco di un teatro sottratto a chi il teatro lo fa per davvero (Gigi Proietti), non si vuole sottrarre alla moda del momento (e chi vive promuovendo tendenze nei giovanissimi queste cose le capisce benissimo); anche lui ha subito l' attacco nazirazzista. Questa onda lunga che si trascina anche tanto fango con sè, abbraccia ora anche il settore dello spettacolo; e in fondo i proclami antifscisti, i titoloni di bandidos con le svastiche e di ritorno ai climi degli anni settanta, non sono forse un grande spettacolo, un grande reality di cui tutti possono sentirsi parte? L' arma di distrazione più grande sta vincendo; non sembra casuale quest' opera di rincolgionimento. In fondo sono sempre le idee (non le ideologie) quelle che fanno paura
Le pari opportunitàFriday, 30 May 2008
MILANO 28/05/2008 - Marina ha deciso di farlo dopo l’ennesimo colloquio di lavoro andato male. Claudia, invece, milanese di 31 anni, con tanto di laurea in Economia e cinque anni di precariato alle spalle, si è arresa davanti a un mutuo da pagare. ANNUNCI SHOCK Non aspirano a fare le letterine, le vallette o le attrici, ma lavori normali: segretarie, commesse, impiegate. La questione, però, è molto meno goliardica di come uno se la può immaginare. Questi annunci, che spuntano come funghi sui siti online e giornali di settore, hanno già attirato l’attenzione della polizia. Gli inquirenti vogliono infatti accertarsi che dietro gli “specchietti per le allodole” non si nasconda qualche caso di estorsione. Da parte delle aspiranti lavoratrici, ma anche (soprattutto) da parte dei datori di lavoro. Queste ragazze, infatti, spiega un ispettore, anche quando sono in buona fede, «rischiano di fare incontri sbagliati e di mettere la loro vita in mano a dei farabutti per poi entrare in una spirale di ricatti e violenze». ANNI DI PRECARIATO [cronacaquì] E c'è chi se ne approfitta come chi propone casa a coinquilina/cocubina. Questo è ciò che muove la nostra società; poi non meraviglia certo che qualcuno la esporti col peacekeeping
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