Monday, 5 May 2008

E soprattutto la sua politica monetaria, economica... Finalmente qualcuno la prende in considerazione, magari troppo sottogamba, ma almeno ne parla Attento, Bernanke... C'è una legge per abolire la Federal Reserve che giace al Congresso, e non l'ha presentata un deputato qualunque. Ron Paul non ha solo una lunga storia personale alle spalle, ma è anche un candidato alle primarie per le presidenziali Usa con il partito repubblicano; e oggi è primo nei sondaggi tra i delegati - gli straw polls - nei caucuses di Alabama, California, Georgia, Maryland, Missouri, Nevada, New Hampshire, New Jersey, New York (davanti a Giuliani), North Carolina, Oklahoma, Oregon, Pennsylvania, Washington e nel seggio per gli stranieri. L'HR2755... Il suo disegno di legge, l'HR2755, è molto semplice: «Entro un anno dalla data di approvazione di questa legge, il Board dei governatori della Federal reserve System, e ogni banca della Federal reserve sarà abolita». Alla fine dello stesso periodo, concesso per risolvere il problema dei dipendenti - da licenziare - e degli assets della Banca centrale - da cedere al Tesoro - sarà abrogato il Federal Reserve Act, la legge che regola l'autorità monetaria. ...E LA COSTITUZIONE Il motivo? La Costituzione americana, innanzitutto, di cui Paul vuole il rispetto assoluto, totale; e la Carta fondamentale (all'articolo uno sezione otto) prevede che sia il Congresso a «coniare moneta e regolarne il valore». Per Paul è un messaggio chiaro. «La moneta di valore reale, l'oro o l'argento, era chiaramente preferita dai Padri Fondatori, come mostrano i loro scritti e la Costituzione. La loro avversione per la cartamoneta nasceva dalla loro esperienza con i Continental (durante la rivoluzione, ndr) e la cartamoneta non convertibile coloniale». UN CUORE LIBERTARIO Non è però, per Ron Paul, una semplice questione di legittimità formale. Medico antiabortista, il candidato è anche un pacifista e un libertario - nemico quindi della legislazione di Bush contro il terrorismo - e un liberista, favorevole quindi alla libera vendita della droga. L'abolizione della banca centrale, per lui, è solo un primo passo. «Che sia la Federal reserve, il Congresso o i banchieri (attraverso il moltiplicatore dei depositi, ndr) a controllare il sistema monetario - ha scritto - non fa differenza. Tutti inevitabilmente fanno abusi, ed è per questo che noi abbiamo bisogno di una moneta controllata solo dal popolo. L'unica alternativa, morale, costituzionale ed economicamente produttiva è il gold standard con monete convertibili al 100%, che mette i cittadini al potere». TRA ROTHBARD E MISES Qualcuno lo definisce un anarcocapitalista, e il ritratto del caposcuola Murray Rothbard è appeso nel suo ufficio, ma la sua storia e i suoi programmi non confermano questa definizione. È un seguace, comunque, della scuola austriaca che trova in Ludwig von Mises (maestro di Friedrich von Hayek) il suo caposcuola negli Stati Uniti. UN NO ALLA FIAT MONEY Ron Paul vuole quindi che sia il mercato a definire i tassi di interesse, e crede che solo l'argento e l'oro - insieme alla moneta d'oro elettronica - possano essere usati come denaro. È nemico quindi della moneta emessa dalle Banche centrali (e dalle banche commerciali attraverso le riserve parziali) senza un sostegno reale. QUANDO MORÌ IL DOLLARO Le sue idee potrebbero essere condivise anche da un radicale di sinistra. «Quando Nixon dichiarò che i possessori stranieri di dollari non potevano più scambiarli con l'oro - ha scritto - il gold exchange standard giunse a una miserevole fine. Questa ha reso possibile l'inflazione che ha finanziato la guerra in Vietnam e la Grande società, insieme a massicci cattivi investimenti aziendali. Il peggio, però doveva ancora venire. Il dollaro morì quel 15 agosto 1971, e dopo quella data, non ha un valore indipendente per nessuno. Le nuove regole, con il dollaro che è semplicemente una moneta fiduciaria, furono accompagnate da un'inflazione anche maggiore e da turbolenze economiche, e hanno creato le condizioni per una totale perdita di fiducia nel dollaro». LA SCUOLA AUSTRIACA Non sono idee originali. Tutti gli economisti della scuola austriaca hanno un'idea eterodossa dei cicli economici, secondo loro causati da un eccesso di liquidità che altera il valore dei beni lanciando segnali sbagliati agli operatori economici e soprattutto agli imprenditori che fanno investimenti. L'inflazione non è quindi l'aumento generalizzato dei prezzi - l'indice è una media, poco significativa - ma il fatto stesso che troppa moneta sia in circolazione: i prezzi si muovono solo lentamente, un bene dopo l'altro - l'effetto Cantillon - partendo dalle azioni e degli immobili. INVESTIMENTI SBAGLIATI La scelta politica di iniettare troppa moneta - rispetto al livello di risparmio del sistema - crea quindi recessioni, perché gli investimenti sono effettuati sulla base di segnali (di prezzo) sbagliati e incoerenti. Se si tenta di evitare le crisi immettendo altra moneta, spiega la scuola, si ha come effetto solo il rinvio della recessione, che però diventa più grave. Prima o poi il disallineamento - per semplificare - tra valori reali e valori monetari - esplode. ATTRAVERSO OCCHI AUSTRIACI Poco a suo agio con il linguaggio matematico, incurante della nozione stessa di equilibrio, fortemente individualista (nella tradizione di Carl Menger) e forse eccessivamente liberista, la scuola austriaca per quanto piena di spunti interessanti appare a molti ormai rigida e soprattutto sterile, incapace di proporre qualcosa di nuovo; ma ha avuto qualcosa da dire in questi ultimi anni in cui il mondo è stato inondato di liquidità. Due anni fa, a giugno, l'allora capo economista della Lehman Brothers, John Llewellyn, si richiamò agli insegnamenti della scuola, sia pure in modo "pragmatico, in una sua nota («Through Austrian eyes»). «A marzo - scriveva - abbiamo dato, a una crisi Usa legata al deficit corrente con l'estero tra dodici mesi, una probabilità del 20% che passa al 45% nei prossimi tre anni. Ora bisogna aggiungere le probabilità dei problemi sul mercato immobiliare, e aumentiamo la nostra valutazione di un "incidente" al 20% nei dodici mesi e al 50% entro tre anni». Suona familiare? [Sole24ore]
Monday, 5 May 2008

Pesce, molluschi e funghi surgelati anche dieci anni fa ed etichettati con nuove scadenze per essere rivenduti. La Guardia di Finanza ha sequestrato 18 tonnellate di cibo alla S.Al.Pi., un'azienda alimentare di Collegno, nel torinese, e ha denunciato il suo titolare, Bruno Bianco, per frode alimentare. Ci sarebbe anche la Valle d’Aosta nella lista delle Regioni dove sono finiti i surgelati scaduti rietichettati da una ditta all'ingrosso del Torinese scoperta dalla Guardia di Finanza. L’operazione delle Fiamme Gialle si è concentrata su una presunta frode e le indagini sono ancora in corso per capire dove siano stati distribuiti i surgelati tornati “freschi”. Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti la ditta avrebbe cambiato la data sulle etichette di prodotti surgelati scaduti, soprattutto pesce e funghi, che poi venivano rimessi sul mercato della distribuzione. Ad attirare l’attenzione dei finanzieri sulla ditta in questione sono stati soprattutto i prezzi estremamente concorrenziali, completamente fuori mercato, della merce in vendita. Gli accertamenti si concentrano ora sulla lista dei clienti della ditta sotto inchiesta dalla procura di Torino. Una lista ramificata almeno in Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige. Un lavoro non semplice che richiederà tempo. Il blitz è avvenuto nei giorni scorsi e alcuni dipendenti sono stati sorpresi mentre alle scatole di funghi (per un totale di 4 tonnellate) venivano tolte le vecchie etichette con scadenza 28 dicembre 2005 e apposte altre con data 30 settembre 2009. In particolare sono state sequestrate confezioni di filetti di tonno, per complessivi 30 chili, 7 tonnellate di calamari congelati, 3 tonnellate di seppie congelate, 8 quintali di gamberi ed altrettanti quintali di piovra congelata per un valore complessivo di circa 157 mila euro.
Monday, 5 May 2008

Ecco i suggerimenti dati in un sito Web della Fao (Food and Agriculture Organisation), organismo dell'Onu, per aiutare a combattere l'orda di cavallette e le ricette come mangiarle. Le cavallette, si spiega, sono ricche di proteine e possono essere fritte, bollite o arrostite Una ricetta di una tribù dell'Africa meridionale consiglia di ridurre le cavallette grigliate in polvere da mangiare in viaggio. Una ricetta cambogiana suggerisce di "prendere diverse cavallette adulte, preferibilmente femmine, aprire l'addome, farcirle con noccioline e stufarle". Un metodo per cucinarle in modo leggero è invece friggerle nel "wok con poco olio e sale, stando attenti a non bruciarle". A riguardo vedere sito della Fao all'indirizzo http://www.fao.org/news/global/locusts/LOCFAQ.htm#q19. *** Il Presidente del Senegal Abdoulaye Wade ha chiesto la soppressione dell'Agenzia dell'Onu per l'agricoltura e l'alimentazione (Fao), bollandola come "uno spreco di denaro". Intervendo sulla crisi in atto nel mondo a causa del rincaro dei generi alimentari di prima necessità, il Presidente ha puntato il dito contro la Fao, addebitandole gran parte della responsabilità di tale situazione. "Nonostante tutti i meriti del suo Direttore generale, è l'istituzione della Fao a dover essere messa in discussione", ha detto Wade in una dichiarazione trasmessa per radio e televisione. "L'attuale situazione è in gran parte un suo fallimento e le sue grida non sortiranno alcun effetto - ha aggiunto - questa istituzione che svolge attività già affidate ad altri, apparentemente più efficaci, è un pozzo di denaro in gran parte speso per poche operazioni poco efficaci sul terreno". La Fao ha chiesto nei giorni scorsi 1,7 milioni di dollari "per un'iniziativa di emergenza di distribuzione di sementi e concime". Il Presidente senegalese ha quindi ricordato di aver "chiesto da tempo" il trasferimento in Africa della Fao, oggi con sede a Roma, perchè "nulla giustifica la sua presenza oggi in un paese sviluppato". Tuttavia, ha concluso, "questa volta, chiedo di più, occorrerebbe eliminarla". Wade ha quindi ricordato che il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) ha promesso "200 milioni di dollari per gli agricoltori poveri dei paesi più colpiti". La disparità di costo degli interventi della Fao e dell'Ifad, ha aggiunto, "mostra la progressiva marginalizzazione" della Fao e giustifica la sua soppressione, come pure il trasferimento dei suoi "utili all'Ifad, "che potrebbe diventare un Fondo mondiale di assistenza all'agricoltura con sede obbligatoria in Africa". [ Il Sole 24 Ore ]
Monday, 5 May 2008

Il Presidente del Senegal Abdoulaye Wade ha chiesto la soppressione dell'Agenzia dell'Onu per l'agricoltura e l'alimentazione (Fao), bollandola come "uno spreco di denaro". Intervendo sulla crisi in atto nel mondo a causa del rincaro dei generi alimentari di prima necessità, il Presidente ha puntato il dito contro la Fao, addebitandole gran parte della responsabilità di tale situazione. "Nonostante tutti i meriti del suo Direttore generale, è l'istituzione della Fao a dover essere messa in discussione", ha detto Wade in una dichiarazione trasmessa per radio e televisione. "L'attuale situazione è in gran parte un suo fallimento e le sue grida non sortiranno alcun effetto - ha aggiunto - questa istituzione che svolge attività già affidate ad altri, apparentemente più efficaci, è un pozzo di denaro in gran parte speso per poche operazioni poco efficaci sul terreno". La Fao ha chiesto nei giorni scorsi 1,7 milioni di dollari "per un'iniziativa di emergenza di distribuzione di sementi e concime". Il Presidente senegalese ha quindi ricordato di aver "chiesto da tempo" il trasferimento in Africa della Fao, oggi con sede a Roma, perchè "nulla giustifica la sua presenza oggi in un paese sviluppato". Tuttavia, ha concluso, "questa volta, chiedo di più, occorrerebbe eliminarla". Wade ha quindi ricordato che il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) ha promesso "200 milioni di dollari per gli agricoltori poveri dei paesi più colpiti". La disparità di costo degli interventi della Fao e dell'Ifad, ha aggiunto, "mostra la progressiva marginalizzazione" della Fao e giustifica la sua soppressione, come pure il trasferimento dei suoi "utili all'Ifad, "che potrebbe diventare un Fondo mondiale di assistenza all'agricoltura con sede obbligatoria in Africa". [Sole24ore] Con la grave crisi alimentare che sta scoppiando nel mondo, le parole del direttore generale della Fao suonano grottesche: "Sapevamo che quello che sta succedendo sarebbe successo; avevamo avvisato la comunità internazionale in tempo. Ma sfortunatamente, non abbiamo preso nessuna decisione in tempo e di conseguenza alcune persone sono morte, alcuni governi - almeno uno - sono caduti e altra gente rischia di morire". La ricetta per L' Unità sarebbe continuare con un sano liberismo nelle esportazioni, al massimo se continua il disastro si dirà che il principio liberista è stato applicato male, come si diceva dell' utopia marxiana.
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