
Zapatero e' un massoneRicardo de la Cierva, ex ministro, ma sopratutto storico e studioso della Massoneria indica in Zapatero un politico massone ed espone la coincidenza della politica del governo spagnolo con i dettami delle Logge.
MADRID «Può fornire nomi di importanti massoni spagnoli?» , domanda l'intervistatore del settimanale "Alba" allo storico Ricardo de la Cierva. Risposta laconica: «Don José Luis Rodríguez Zapatero».
Nessuna reazione dal governo, né tanto meno una smentita qualsiasi. Anche perché De la Cierva, 84enne ex ministro dell'Unione del Centro Democratico, non teme di essere confutato.
Al giornalista Gonzalo Altozano che, sorpreso, vorrebbe sapere come ne è venuto a conoscenza e chiede conferma, spiega di essere « documentato» , anche se non vuole rivelare la propria fonte, «un testimone di cui mi fido » e che non può essere evidentemente tradito. Anche tra gli altri ministri c'è qualcuno su cui De la Cierva ha «sospetti fondati, però al momento non posso farne i nomi» . Non è di certo sufficiente il silenzio della Moncloa per sostenere l'accusa. Serve una prova. Almeno morale.
Quel che sembra convincere maggiormente lo storico, studioso della massoneria, sono le politiche del governo Zapatero. Il cronista cerca di scavare più a fondo: « Sono di ispirazione massonica?».
«Tutte. Questo è un governo massonico come il Gruppo Prisa è un gruppo massonico». Una coincidenza voluta: questi ultimi sono gli editori dell'emittente Canal , che l'anno scorso, in coincidenza con il Natale, aveva mandato in onda la ricetta per cucinare un Crocifisso al forno. Ma concentrano nelle loro mani anche una serie di testate influentissime in Spagna.
Ecco perché De la Cierva porta gli esempi concreti dell'intreccio tra i media e la prassi del Partito Socialista: «La politica ferocemente anticristiana e anticattolica di Zapatero su temi come le relazioni con la Chiesa, il "matrimonio" omosessuale, la riforma scolastica, eccetera, è diretta a sradicare l'influenza della Chiesa nella società.
Questa è la massoneria» , aggiunge, indicando proprio nelle Logge uno dei fattori più preoccupanti di divisione della Spagna che, come ai tempi della guerra civile del 1936, «corre un pericolo imminente di disintegrazione» . Anche se, a differenza di settant'anni fa « ora la pace è possibile». Zapatero non sembra accogersene, per quanto si sia «moderato un po', perché ha visto la reazione mondiale dopo la morte di Giovanni Paolo II e l'elezione del cardinale Ratzinger come nuovo Papa.
E, se non bastasse, ha visto come la stampa massonica spagnola si è arresa all'evidenza constatando che Giovanni Paolo II possedeva le qualità che loro stessi venerano: dominio delle masse, profondità spirituale e proiezione universale».
Se non che, alla fase moderata, il premier spagnolo ha già fatto seguire un periodo successivo: il delirio di onnipotenza. Tanto sa che gli è concesso quel che nessuno ha mai osato fare. Da un lato può praticare la tolleranza zero a colpi di fucile contro gli immigrati clandestini a Ceuta e Melilla, dall'altro intavola trattative, anzi un dialogo, con i terroristi dell'Eta, che lo considerano un interlocutore privilegiato per risolvere a modo loro la situazione nei Paesi Baschi, cioè senza abbandonare le armi e non concedendo nulla di più che una tregua armata.
Solo Zapatero se lo può permettere, perché non gli mancano gli appoggi importanti. Quelli in grado, cioè, di costruire il consenso. I poteri forti non legittimati dalla democrazia.
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Non l' avrei detto era una persona tanto a modo...