Saturday, 7 June 2008

Un'immagine della propaganda contro Ahmadinejad L'intervista integrale al presidente iraniano Ahmadinejad in Italia di Tiziana Ferrario (giornalista RAI) - 06/06/2008 Fonte: nexusedizioni Il direttore El Baradei ha chiesto risposte esaustive sulle attività nucleari controverse. È deplorevole che nessun progresso ha detto sia stato fatto in questo campo. L’Aiea sembra non fidarsi più dell’Iran Nel nome di Dio clemente e misericordioso. Sono felice di essere oggi qui, prego Dio onnipotente di dare al popolo italiano la salute e il successo. Per quanto riguarda la sua domanda, io non ho avuto questa impressione dalle parole espresse dal direttore El Baradei. Quello che abbiamo noi a disposizione sono i documenti scritti rilasciati da parte dell’Agenzia nucleare, che confermano la natura civile e pacifica del programma nucleare iraniano. E almeno 12 volte è stata sottolineata la natura pacifica e civile del nostro programma nucleare. Voi sapete bene che la questione del nucleare iraniano è una questione politica non una questione giuridica. Non è forse buffo che proprio il governo degli Stati Uniti che ha l’arsenale nucleare più grande del mondo e che non rispetta nessuna legge, chieda oggi conto alla nazione iraniana sul suo programma nucleare civile? Le nostre attività sono completamente pacifiche e legali. Sapete bene quali sono le politiche unilaterali americane nel mondo. L’inimicizia degli Stati Uniti contro di noi non è nuova. Sono circa 60 anni che l’America è nemica della nazione iraniana. Per quasi 27 anni il governo degli Stati Uniti ha protetto una delle dittature più feroci contro il popolo iraniano. E adesso, a quasi 30 anni dalla nostra liberazione e dalla nascita della Repubblica, l’America continua a tramare contro la nazione iraniana. Senz’altro sapete che per 8 anni, una guerra feroce, è stata imposta da un dittatore feroce come Saddam Hussein con l’appoggio degli Stati Uniti contro il popolo iraniano. Sappiamo che gli Stati Uniti esercitano pressione sull’Agenzia, ma speriamo che l’Agenzia riesca a espletare il suo dovere, e che pubblichi le relazioni sulle attività nucleari della Francia, della Gran Bretagna e degli Stati Uniti. C’è forse un controllo lì? Non c’è lì una deviazione? Chi è che oggi ha le armi nucleari? Chi è che ha usato la bomba atomica? Loro devono rispondere e non fare le domande. Sono gli Stati Uniti che sono responsabili di tutte le insicurezze nel mondo. Sono i nostri nemici. Le loro parole non hanno nessun valore giuridico per noi. Noi portiamo avanti le nostre attività pacifiche rispettando le leggi e le regole e continueremo la nostra collaborazione con l’Agenzia nel quadro dei regolamenti della stessa Agenzia. Secondo noi, le condizioni sono positive. Abbiamo dato la risposta a tutti i quesiti riguardanti l’Agenzia. L’America ha avanzato delle pretese, che non sono accettabili secondo le regole dell’Agenzia. Ma gli Stati Uniti esercitano la pressione politica sull’Agenzia. Guardiamo l’ultima relazione dell’Agenzia. Più volte è stato menzionato chiaramente che non c’è nessuna deviazione nell’attività nucleare iraniana. E si conferma la natura pacifica. Ma è vero che l’Iran non ha risposto alle pretese degli Stati Uniti. Ma ripeto, noi abbiamo dato le risposte ai quesiti posti nel quadro dei regolamenti e delle leggi. È chiaro che le nostre risposte non convincono l’America, ma a noi non importa. Noi non lavoriamo per convincere l’America. Questa amministrazione farebbe tutto contro di noi, non importa con quale scusa, che sia sull’argomento nucleare o qualsiasi altro argomento. Abbiamo imparato a vivere e persino progredire in un atmosfera di inimicizia degli Stati Uniti. E’ tornato ad attaccare Israele. Non crede che questa sua posizione isoli ancora di più l’Iran dalla comunità internazionale? No, io non penso. Penso che la nostra presa di posizione contro il regime sionista è a favore di tutti i popoli. Il regime sionista oggi è una vergogna per la comunità internazionale. I crimini commessi in terra di Palestina sono un disonore per l’umanità. Noi vogliamo che spariscano i crimini. Noi diciamo che deve sparire l’uccisione della gente innocente. Deve finire l’uccisione delle donne e dei bambini e il far crollare le case sulla testa della gente. Noi diciamo che deve sparire l’aggressione contro la gente e farle perdere la casa e la propria terra. Forse c’è qualcuno che appoggia il crimine? C’è qualcuno che appoggia il terrorismo? C’è qualcuno che è d’accordo con l’assedio perenne e l'isolamento economico della gente, con il non far arrivare i medicinali e il cibo ai civili tra i quali le donne e i bambini ? C’è qualcuno che appoggia l’occupazione illegittima delle terre altrui? Qual è il regime che compie tutto questo? Qual è il regime che ha reso senza terra 5 milioni di palestinesi? Chi è che uccide donne e bambini palestinesi? Non è forse il regime sionista? Quale tra i vicini del regime sionista può sentirsi sicuro? Sono 60 anni che la nostra regione vive in un’atmosfera di minaccia. Vorrei porre, a mia volta, delle domande e non aspetto delle risposte adesso. Lascio agli italiani rispondere a queste domande. Però, prima permettetemi di dire una frase: quello che ho detto sul regime sionista era più che altro un annuncio. Cioè annunciavo che questo regime presto si disintegrerà e crollerà. Ci sono decine di motivi. È un fatto molto chiaro. Forse nelle domande che farò, ci sarà anche la risposta a questa mia domanda. Perché un regime compie tutti questi crimini e alcuni governi lo difendono a tutti costi? Perché, se in un’altra parte del mondo, basta che qualcuno viene arrestato, anche per un solo mese, e i mass media di alcuni paesi alzano un polverone e fanno campagna contro? Però ogni giorno vengono uccisi centinaia di persone in Palestina e non si vede nessuna sensibilità dalla parte di quegli stessi paesi. Voglio dirvi che dopo 60 anni di crimini è arrivato il momento di aprire e di leggere la scatola nera del regime sionista. Il regime che fa soffrire non solo palestinesi ma i popoli nell’Europa, negli Stati Uniti e nel Medio Oriente, e tutti gli altri popoli. Io vi chiedo, qual è la filosofia che ha portato alla istituzione di questo regime? Le vicende della seconda guerra mondiale possono essere la filosofia della creazione di questo regime così crudele e criminale? 60 milioni sono stati uccisi durante la 2^ guerra mondiale in Europa. Per quale motivo solo una parte di queste vittime deve attirare l’attenzione? Perché il popolo europeo dopo 60 anni deve continuare a pagare i danni a un piccolo gruppo? Danni politici e danni economici? La generazione di oggi in Italia o in Germania che ruolo ha avuto nelle vicende della seconda guerra mondiale? Sembra che oggi in Europa non si può parlare dell’olocausto (è proibito parlare dell’olocausto) (?). Spero che alcuni popoli europei diventino così liberi da potersi liberare dai sionisti e che si permettano di aprire e leggere la scatola nera dell’olocausto. Ci sono molte domande senza risposte. Ammettiamo che sia successo qualcosa, dov’è successo, in Palestina o altrove? Chi ha commesso questi crimini? I palestinesi o qualcun altro? Perché devono pagare i palestinesi? È stato detto che gli ebrei erano senza patria e senza terra e volevano dargli una patria. Perché la terra dei palestinesi? Se accettiamo il ragionamento sulle radici storiche, dovremmo sconvolgere tutte le attuali linee di frontiere politiche nel mondo. Qual è il segreto che rende il regime sionista immune dalle questioni come il diritto dell’uomo, la libertà, i diritti dei popoli? Quello che compie questo regime è umiliante per tutta l’umanità. Perché alcuni governi europei danno un sostegno assoluto a questo regime? In base a quale missione? Sono le domande serie. Forse è arrivato il momento che in Europa gli intellettuali e uomini di cultura cerchino di dare una risposta. Forse sapete che in un parco in Germania hanno creato un simbolo di olocausto; portano i ragazzi innocenti tedeschi a visitare questo monumento, dicendo a loro: ecco il crimine che hanno commesso i vostri padri e voi dovete sentirvi mortificati di fronte a sionisti e pagare per le colpe dei vostri padri. Qual è il paese che tratta così i propri giovani e figli? Ma i governi non dovrebbero parlare alle nuove generazioni dei propri onori? Supponiamo che l'olocausto ci sia stato, è una parte di 60 milioni di morti durante la seconda guerra mondiale. Dove sono gli altri morti? Perché nessuno parla di loro? Perché non si parla di risarcimento a loro? Perché i popoli europei non si sentono umiliati per loro? Perché i governi non pensano di risarcirli? Quale il segreto del regime sionista che tutte le verità vengono sacrificate per esso? Milioni di persone rimangono senza casa, centinaia di migliaia uccisi, minaccia per tutti i paesi medio orientali, non essere vincolati da nessuna legge. Si può governare il mondo avanti con questo doppio standard? No, noi crediamo che la letteratura di dopo la seconda guerra mondiale è arrivata alla sua fine. Qualunque missione che abbia avuto questo regime, è arrivata alla fine. Ci sarà una implosione. Noi sappiamo. Anche loro sanno bene, che il regime esploderà da dentro. La nostra soluzione è umana: un referendum libero tra tutti i palestinesi per decidere il loro destino. Perché non lo accettano? È una soluzione democratica e anche umana. Noi diciamo: basta la guerra, il terrore e gli omicidi. Il popolo decide con il proprio voto. Per quale motivo gli Stati Uniti e alcuni governi europei non accettano una logica così chiara? Voglio fare un’altra domanda: ma i popoli europei sono d’accordo con i crimini commessi dal regime sionista? Sono convinto che non sono d’accordo. I popoli europei sono popoli pacifici. Sono vittime di due guerre mondiali. Serbano amari ricordi di queste due guerre. Sonno popoli di cultura. Prendiamo il popolo italiano: è un popolo cordiale e con senso della morale. Un popolo caldo. Come può un popolo così accettare che un altro popolo venga massacrato? Permettetemi di dire l’ultima frase: noi crediamo che la nostra posizione contro il regime sionista è a favore di tutta l’umanità e per il popolo europeo stesso, perché i sionisti stanno prendendo troppo dagli europei. Sapete che alcuni paesi ogni anno sostengono economicamente il regime sionista, sostengono il regime con i soldi del loro popolo? Forse questi governi hanno mai chiesto il consenso della popolazione? Sicuramente no. Noi crediamo che la nostra posizione sia a favore di tutti. Quando non ci sarà crimine, ci sarà la pace. Quando non ci sarà l’inimicizia, ci sarà l’amicizia. Permettiamo al Medio Oriente di vivere accanto all’Europa in pace. Sarà un bene per tutti, per l’Europa, per il Medio Oriente. Credo che non si può creare una nazione artificiale. Prima hanno detto di voler sistemare i reduci di guerra. Poi hanno esteso l’invito a tutto il mondo portando la gente per forza lì, a casa degli altri, con la forza delle armi. Anche loro sono delle vittime, anche loro hanno perso la patria, hanno lasciato le proprie case, vivono nell’insicurezza, questo è un regime artificiale, non è venuto fuori dalla terra e dalla storia di Palestina. Noi abbiamo dato la notizia dicendo che il regime non rimarrà. Non dubitate di questa notizia e non criticate chi vi da questa notizia. Aggiungo un'altra frase, noi rispettiamo tutti quelli che hanno perso la vita in guerra, e sappiate, che rispettiamo la vita di tutti esseri umani, siamo scontenti di quello che accade oggi nel mondo, cerchiamo di modificare la situazione nel mondo. Ha chiamato gli Stati Uniti potenza satanica.. Bush lascerà tra poco la Casa Bianca. Cambierà qualcosa nei rapporti con l’Iran se vincerà Obama o Hillary o Mc Cain? Chiunque di loro arrivi al potere, gli Stati Uniti di domani non saranno gli Stati Uniti di ieri. Gli Stati Uniti avranno un altro approccio. Si ridurrà di molto la sfera di influenza americana. Chiunque venga al potere, dovrà rispondere alle esigenze degli americani. Sapete che le persone che hanno perso la casa nell’uragano di tre anno fa, sono tuttora senza tetto. Circa 40 milioni di poveri in america che non hanno nemmeno la copertura sanitaria. Gli Stati Uniti sono afflitti da una pesante crisi economica. L’onore degli Stati Uniti è risentito molto nel mondo. Chiunque sarà il nuovo presidente, dovrà ritirare le forze dall’Iraq e farli rientrare negli Stati Uniti. Credo che ne il popolo americano e ne gli intellettuali in america permettono più al governo di spendere centinaia di migliaia di dollari ogni anno per le politiche militaristiche del paese. Vorrei aggiungere qualcosa che forse è nuovo per voi. Sapete chi è stato a tagliare i rapporti tra l’Iran e gli Stati Uniti d’America, Lei lo sa? Americani immaginavano che tagliando le relazioni con noi, ci avrebbero resi isolati nel mondo, lo hanno fatto unilateralmente, credevano che avremo cessato vivere senza avere rapporti con loro, pensavano che ci sarebbe mancata l’aria. Però sbagliavano, oggi Iran è un paese forte e progredito. È una potenza giusta, che si basa sulla giustizia, che ama gli altri popoli. Sono circa 28 anni che americani hanno impiegato tutte le loro forze contro di noi, ma non sono riusciti a spezzare la nostra forza di volontà. Hanno sempre perso. Mentre dopo la Rivoluzione, l’Imam Khomeini disse che Iran vuole i rapporti amichevoli con tutto il mondo e che aveva perdonato gli Stati Uniti le loro ingiustizie, parlo di 27 anni di sostegno incondizionato del governo degli Stati Uniti ad un dittatore molto feroce contro il popolo Iraniano. L’Imam ha perdonato tutto. Ma gli Americani non hanno saputo apprezzare questa generosità dell’Imam. Hanno organizzato i terroristi, hanno fatto uccidere il primo ministro del paese, così come centinaia dei cittadini del nostro paese sono morti per mano dei terroristi, hanno messo le bombe sull’autobus di linea, hanno ucciso i bambini piccolissimi. I terroristi che hanno fatto questo, oggi trovano il rifugio negli Stati Uniti e in Europa. Nella guerra di 8 anni di Saddam contro di noi, sono state usate le armi chimiche. Saddam Hossein era appoggiato dagli Stati Uniti e alcuni stati europei. Ma il popolo Iraniano ha saputo di avere autocontrollo e ha sempre voluto un rapporto basato sull’amicizia e sulla giustizia, questo vale anche per l’America; sono stati loro di tagliare il rapporto con noi. Noi vogliamo un rapporto basato sulla giustizia. Gli Stati Uniti dovranno ammettere e riconoscere i loro errore. E chiunque diventi presidente, dovrà cercare a riparare agli errori. Siamo pronti a dialogare con chiunque in un clima di giustizia e di rispetto reciproco. Non riconosciamo solo il regime sionistico. Noi vogliamo il dialogo nelle condizioni di giustizia e trasparenza. L’anno scorso avevo fatto una proposto a Bush di avere un dibattito presso l’ONU e in presenza dei giornalisti, per parlare delle soluzioni ai problemi del mondo Questa proposta ho fatto quest’anno ai candidati presidenziali, perché pensiamo che il dialogo è preferibile. Ha inviato una lettera al presidente Napolitano e al premier Berlusconi dicendo cooperiamo. Che cosa si aspetta dall’Italia che vuole entrare nel gruppo dei 5 +1? Noi accogliamo le collaborazioni internazionali. Non mi ricordo però di aver mandato una lettera a Presidente Berlusconi. Mi ricordo di aver mandato una lettera al Presidente Prodi. Noi accogliamo favorevolmente la presenza dell’Italia nei negoziati, il dialogo giusto, basato sulla legalità e nelle condizioni eque. Accogliamo anche la presenza di qualunque altro paese. ---- si, noi facciamo gli auguri ad ogni capo di Stato o capi del governo,; è una consuetudine diplomatica. Non per dire che non avevo mandato la lettera per qualche motivo, volevo solo precisare sulla notizia. Naturalmente ci sono le comunicazioni tra i governi, è un modo di comunicare. Il prezzo del petrolio ha raggiunto quotazioni inimmaginabili. L’Iran che è il secondo produttore sta guadagnando cifre enormi. Lei ha dichiarato che è ancora troppo basso. Dobbiamo aspettarci ulteriori aumenti? Penso che dobbiamo dividere il discorso in due parti. Se vogliamo valutare il prezzo del petrolio in base al suo valore reale e in confronto con gli altri prodotti; gli introiti di alcuni paesi europei dall’importazione del petrolio è maggiore degli introiti dei paesi produttori. Abbiamo avuto il deprezzamento del dollaro e abbiamo avuto 28 inflazioni dal 1980 ad oggi, non siamo ancora ai prezzi del 1980. Ecco cosa volevo dire. Passiamo alla seconda parte: Noi pensiamo che il prezzo attuale del petrolio è fittizio. Ho spiegato questo al vertice della FAO. Fate attenzione: la crescita della produzione è più alta della crescita della domanda, allora perché i prezzi ancora salgono? c’è qualche fattore? Qual è il fattore che influisce sui meccanismi del mercato? Noi crediamo che è una volontà politica e economica. Ci sono delle potenze che seguono precisi scopi: in tanto le loro compagnie petrolifere hanno guadagni altissimi che giustificano le loro investimenti pesanti al polo nord. Quindi creano delle condizioni a vendere i loro prodotti ai prezzi molto alto. Ho sentito che un responsabile americano diceva che era arrivato il momento di tagliare i sussidi all’agricoltura americana. Noi siamo contrari a questa gestione economica del mondo. Noi chiediamo i prezzi equi per il petrolio, per i prodotti agricoli e per i prodotti industriali. Cosicché ogni nazione abbia il suo giusto guadagno e giusto profitto. Cosicché le volontà politiche e disegni politici non guastino il sistema giusto, il successo del popolo iraniano è completo quando tutti i popoli hanno successo. Che siano tutti in benessere, insieme in progresso, insieme in tranquillità. È possibile che un paese vuole garantire il benessere di una parte dei propri cittadini allo scapito dei cittadini degli altri paese? Questo non è compatibile con la nostra cultura. Le relazioni economiche devono essere eque. Non siamo contenti della situazione attuale del prezzo del petrolio, a parte alcuni pochi che detengono i capitali, gli altri non saranno beneficiari. Dobbiamo valutare il prezzo confrontandolo con i prezzi per gli altri beni. E quindi bisogna regolarlo, per non fare ingiustizia a nessuno. Ma ho sentito che alcune di queste potenze hanno deciso di far arrivare il prezzo del petrolio a 200 dollari. Noi siamo contrari a questo modo fittizio di valutazione del petrolio. Crediamo che questo è a sfavore di tutta l’umanità. Vediamo anche gli effetti: un disordine nel sistema economico mondiale. Abbiamo delle proposte per un sistema equo che proporremo. Perché bisogna arrivare ad un regime equo delle relazioni economiche. Solo così possiamo evitare le altre guerre. I soldati italiani sono schierati in zone di influenza iraniana, in Afghanistan e in Libano. Come valuta queste missioni di pace? Rispondendo alla seconda parte: Io sarei rimasto ad ascoltare le loro opinioni, raccomandando comunque di rispettare i diritti del popolo libanese e di quello afgano. Credo che conoscere la cultura delle nazioni aiuta a sviluppare al meglio le relazioni con queste nazioni. Vi dico una frase e vi prego di segnarla: è impossibile che le politiche della NATO in Afghanistan abbiano successo, perché queste politiche sono sbagliate, perché queste politiche non tengono conto della struttura sociale dell’Afghanistan. Le questione afgane possono essere risolte con i finanziamenti molto minori. Non serve questo sforzo militare e che tante persone vengano uccise. La storia dell’Afghanistan non ha mai dimostrato che il popolo afgano tolleri a lungo la presenza delle forze straniere sul proprio territorio. Noi comunque abbiamo aiutato il processo della pacificazione in Afghanistan. Anche adesso stiamo in buona collaborazione con Italia a quanto riguarda l’Afghanistan, come un paese amico. Il popolo afgano è un popolo vicino e amico per noi. Il popolo iraniano ha subito i danni più gravi dalla situazione di insicurezza in Afghanistan. Apparentemente oggi alla NATO non ci sono orecchi per sentire. Credono di poter risolvere tutto con le armi. Il popolo afgano è un popolo nobile, è un popolo gentile e cordiale, che lavora duro, un popolo amabile. Secondo me si può trattare meglio un popolo così. E la stessa cosa vale per il Libano. Noi crediamo che il popolo Libanese sa meglio decidere per il proprio destino. Noi, l’Italia e gli altri paesi dobbiamo aiutare i libanesi stessi a determinare il loro destino, dobbiamo creare l’atmosfera e presupposti migliori per la pace in Libano. I libanesi è un popolo coraggioso, possono gestire la loro situazione da soli. Noi dobbiamo aiutarli, non dobbiamo ostacolarli, non dobbiamo interferire, questo è il miglior aiuto per loro.
Saturday, 7 June 2008
Esiste la mafia cinse in Italia o gli episodi di criminalità all'interno delle cosiddette Chinatown sono "semplicemente" l'espressione di una cultura diversa dalla nostra? 
http://www.tuttocina.it/mostre_conv/wenzhou.html Conferenza stampa di Giorgio Trentin alla libreria Rinascita-Ostiense per presentare la mostra fotografica "Wenzhou, La patria dei cinesi d'Italia" di cui sono l'autore e in programma al Festival Internazionale della Fotografia di Roma Maggio 2008... Libreria Rinascita, via Prospero Alpino,48 (trav. Circonv. Ostiense) tel 06 57289729, info@rinascitaonline.it Introduzione alla mostra
Alessandro Lisci racconta in esclusiva la realtà variegata di Wenzhou, megalopoli cinese da cui proviene il 90% dei cinesi presenti in Italia. Quella che presento è una mostra di cui si sono fatti orgogliosi promotori Giornali ed editori famosi. Puntando a promuovere il Made in China in Italia e dipingendo acriticamente di un giallo canarino l' apporto culturale della Cina, si sono dimenticati di un fatto più nascosto, che più giù viene approfondito dall' articolo dell' Espresso. II primato della bella cittadina ha altre sfumature, scure, forse non adatte al quadro immaginario multicolore.
Saturday, 7 June 2008

I più cattivi e i boss senza scrupoli vengono tutti da Wenzhou. Una città da un milione di anime affacciata sul mar Giallo, dedita da sempre al commercio aggressivo e ai traffici più o meno leciti. I buoni, o meglio gli schiavi, arrivano da Wuyun e Xianju. Paesoni vicini dell'entroterra, zone di campagna da cui le Triadi e altre organizzazioni criminali arruolano manodopera da spedire in Occidente. Una specie di supermarket umano da cui prelevare contadini che, sperando in una vita decente a Milano, Firenze e Roma, si tramutano alla fine del viaggio negli operai al nero delle migliaia di fabbrichette illegali disseminate nelle nostre periferie. Senza contare gli irregolari: la comunità cinese in Italia sfiora ormai quota 150 mila. E la maggioranza viene proprio da Wenzhou, prefettura dello Zehjiang. Dal 2000 gli ingressi sono quasi raddoppiati: non è un caso che gli investigatori abbiano iniziato a interessarsi, investendo uomini e mezzi, delle complicate dinamiche di una comunità ad alto rischio di infiltrazioni malavitose. Cosche con enormi interessi nel settore economico e finanziario del nostro Paese, considerato uno degli avamposti perfetti per la conquista dei ricchi mercati occidentali: per loro l'Italia è la nazione della corruzione, con sistema giudiziario che commina punizioni non proporzionate alle colpe commesse. "Testa di tigre e coda di serpente", ironizzano. I clan asiatici sono talmente potenti da essere diventati la quinta mafia, come si legge nei dossier inediti della Dia e dello Scico, il reparto specializzato contro il crimine organizzato della Guardia di finanza. Un dragone (questo il simbolo delle Triadi) che sta allargando il campo d'azione e allungando gli artigli su business un tempo esclusivo appannaggio di Cosa nostra e camorra: dalle estorsioni e lo sfruttamento dell'immigrazione clandestina i cinesi sono passati al riciclaggio di denaro sporco e al business immobiliare, alla contraffazione di sigarette, al traffico di rifiuti tossici, alle bische fino alla prostituzione e ai reati finanziari. Per un giro d'affari che vale ormai miliardi di euro l'anno. SIGARETTE AL MONOSSIDO I finanzieri di Napoli l'hanno capito solo leggendo la bolla. Il comandante che ha visto i documenti ha fatto una smorfia e ha chiesto di aprire il carico. Le scarpe erano destinate a una ditta di abbigliamento di Grumo Nevano, in provincia di Napoli. Un'azienda, però, in liquidazione. Se il destinatario non fosse stato così anomalo, le 40 mila stecche di Marlboro e Marlboro light, otto milioni di sigarette in tutto, sarebbero finite sugli scaffali di tabaccai e bar di mezz'Italia. Prodotti completamente falsi, dal filtro alla cartina, passando per il tabacco e la colla. Tutto made in China, tutto (probabilmente) assai nocivo. A prima vista le sigarette cinesi sono perfette: marchio Philip Morris, cellophane d'ordinanza, scritte in italiano, 'nuoce gravemente alla salute', bollo dei Monopoli. Peccato che di tabacco Virginia, Oriental o Burley non ce ne sia nemmeno un milligrammo. L'operazione della Gdf napoletana di inizio maggio è solo l'ultima contro una truffa di dimensioni colossali, che rende ai criminali cinesi, spesso in accordo con le mafie italiane, centinaia di milioni di euro. Ormai circa il 65 per cento delle sigarette di contrabbando (dati Olaf) sono false. Oltre la metà, secondo l'Organizzazione mondiale delle dogane, sono prodotte nel colosso asiatico. In Italia arrivano via mare: negli ultimi tre anni sono state scovate 469 tonnellate di bionde irregolari, oltre a 60 tonnellate di tabacchi contraffatti bloccati nei porti di Gioia Tauro e Taranto. Nascosti dietro carichi di copertura di ogni tipo, da sedie a camicette, in Sicilia negli ultimi sei mesi sono arrivati 20 milioni di sigarette cinesi. Lo scorso novembre polizia e Scico hanno scovato nel porto di Ancona, uno degli snodi principali dell'affare, altre 40 tonnellate, due milioni di pacchetti con "percentuali elevatissime di catrame, nicotina e monossido", come si legge in un dossier della Gdf. Rispetto alla camorra e alla mafia albanese, il salto di qualità è enorme. "Negli anni '80 e '90 si trafficavano pacchetti originali e si guadagnava evadendo le imposte. Qui invece parliamo di sigarette che contengono qualsiasi sostanza. In Inghilterra in prodotti simili hanno riscontrato quantità di catrame superiori del 75 per cento a quelle originali, oltre a sabbia e pezzi di plastica", spiega il comandante dello Scico Ignazio Gibilaro: "Le stecche finiscono in mezza Europa, ma molte rimangono da noi: la contraffazione del bollo dei Monopoli indica che la destinazione finale è l'Italia". Il prezzo al dettaglio è identico a quello del listino, altrimenti i fumatori si insospettirebbero. E il profitto enorme. Così i container sono spuntati ovunque: a Cagliari lo scorso dicembre i funzionari doganali hanno trovato sigarette per 5 milioni di euro destinate al Togo e al Benin; a Genova l'operazione 'Dana' ha smascherato un'associazione a delinquere che commerciava Marlboro cinesi. I capi finiti sott'inchiesta sono quattro, tutti di Wenzhou, ma sono stati indagati anche 11 italiani: le Triadi nazionali sono organizzazioni sempre più connesse con l'economia e la società autoctona, e gli intrecci con camorra e 'ndrangheta molto più stretti che in passato. VELENI A SHANGHAI "Tratto rifiuti, la ricchezza del futuro. E li mando in giro per il mondo", dice Nicola Schiavone, titolare pugliese di un'azienda per lo smaltimento intercettato dai carabinieri del Noe. Omonimo dei boss di Casal di Principe, l'imprenditore non ha nulla a che fare con Sandokan e i casalesi, ma ha capito anche lui che la Cina è il nuovo Eden dello smaltimento illegale. Le cave della Campania sono piene come un uovo, la soglia d'attenzione nel Mezzogiorno dopo gli scempi dello scorso decennio è aumentata: la Cina è l'alternativa naturale. Un territorio sconfinato che aspetta solo di essere riempito da montagne di monnezza tossica. Se va bene, i materiali vengono addirittura riciclati: Schiavone mandava di tutto, da plastica a rifiuti ospedalieri, e il materiale veniva riusato per fabbricare giocattoli e occhiali.Da rivendere, nuovamente, sulle bancarelle italiane. Una strategia consolidata: la Dia sta lavorando da mesi a un'inchiesta (con perquisizioni e sequestri a Roma, Frosinone, Napoli, Pescara, Catania e Milano) che ipotizza lo stesso circuito: centinaia di tonnellate di rifiuti mandati sotto la Muraglia, lavorati e reintrodotti in Italia, destinati a fabbriche di materie plastiche. Mafia cinese, camorra e 'ndrangheta hanno messo in piedi una rete che si basa, ancora una volta, sul nostro sistema portuale. Gioia Tauro e Taranto fanno la parte del leone, ma rifiuti speciali in partenza per l'Asia sono stati trovati anche a Salerno, Napoli, Venezia, Trieste e Ancona. Nel 2006, secondo i calcoli dell'Agenzia delle Dogane, sono state sequestrate 9 mila tonnellate di rifiuti tossici destinati all'esportazione, la maggior parte diretti verso la Repubblica popolare. "I ricavi", spiega uno studio Scico, "sono elevati: Legambiente ha stimato che lo smaltimento legale di un container di 15 tonnellate pieno di materiale pericoloso ha un costo medio di 60 mila euro. Lo smaltimento illegale, per la stessa quantità, riesce ad abbattere il costo del 90 per cento". Risparmi che giovano alle imprese del Nord e alle casse della mala. Le dimensioni del fenomeno sono diventate gigantesche in un battibaleno: l'operazione 'Grande Muraglia' del Noe di Reggio Calabria ha intercettato 135 container con 750 tonnellate di plastica, 1.570 di metalli, 150 di contatori elettrici, 700 di carta, dieci di auto usate e gomme. Le aziende italiane coinvolte sono 23. I mercanti di rifiuti sono cinesi che parlano bene italiano, intermediari in giacca e cravatta che mettono in contatto, con il beneplacet della mafia tricolore, gli interessi nostrani con quelli della madrepatria: i trafficanti alla Borsa della monnezza comprano di tutto. Il campo di gioco si è ampliato nell'ultimo lustro, e le rotte del veleno toccano ormai quasi tutte le regioni. L'operazione 'Mesopotamia' della Procura di Udine ha scoperto centri di stoccaggio per 12 mila metri quadri, e rapporti criminali strettissimi tra imprenditori locali e mafiosi cinesi. A Salerno e Napoli tra il 2005 e il 2007 i container sequestrati diretti a Hong Kong e Shanghai sono una ventina, mentre migliaia di residui tossici di pellami e altri materiali pericolosi sono stati bloccati a Mestre, Trieste, Livorno e Catania. LA PACE MAFIOSA Se rapimenti, estorsioni e investimenti in ristoranti sono business che le Triadi gestiscono all'interno della comunità senza 'infastidire' nessuno, i nuovi interessi del dragone confinano spesso con quelli di camorristi, 'ndrine e famiglie siciliane. I cinesi hanno accuratamente evitato la strategia dello scontro, preferendo venire a patti e iniziando ad agire, come scrive la Dia in un rapporto riservato, "secondo le dinamiche e le metodologie tipiche" dei criminali italiani. Non stupisce che i legami si stiano facendo sempre più intensi. Se è noto il rapporto tra napoletani e cinesi per dividersi i proventi del made in Italy contraffatto, la direzione investigativa antimafia ha lavorato sulla liaison tra camorra e mafia gialla nel settore miliardario dell'import-export. Salvatore Giuliano, il vecchio boss di Forcella, è stato il primo ad ammettere di aver stretto accordi con i mammasantissima dell'Esquilino. Durante un interrogatorio ha riconosciuto in foto Sun Shengde, ristoratore e commerciante di successo, attualmente membro della Camera di Commercio Europa-Asia. La moglie gestisce alcuni capannoni di Commercity, un centro di stoccaggio sulla Portuense che raccoglie il 70 per cento delle merci cinesi sbarcate nei porti di Napoli, Bari e Civitavecchia: per la Dia parte dei containar del Golfo venivano trasportati dai fratelli Ruoppo, già pregiudicati per associazione a delinquere e contrabbando. Shengde esce presto dalle indagini: sull'imprenditore, amico dell'ambasciatore italiano a Pechino, in contatto con consoli e politici italiani, non ci sono prove. Ma altri personaggi rischiano di finire presto agli arresti: sarebbe il primo blitz contro l'alleanza tra le due mafie. Lo scambio è semplice: la camorra impone il prezzo finale sulla vendita della merce e condiziona le attività commerciali, i cinesi sfruttano i servizi che gli affiliati al Sistema possono offrire per aggirare dogane, importazioni illecite, gabelle e controlli. Così il matrimonio diventa anche societario: i cinesi hanno fatto entrare nel capitale di aziende di spedizione gente come Giovanni Lucignanno e Nicola Diana, vicino ai Casalesi, e altri boss delle famiglie campane. Ridotte in schiavitù, le prostitute cinesi in Italia raramente lavorano sul marciapiede
La mafia cinese falsifica documenti, borsette, bolle di accompagnamento, giochi e Ferrari. Persino le prostitute cinesi si spacciano per squillo giapponesi. 'Giapponese, bella, ventenne' è l'annuncio pubblicato sui giornali con cui un bordello di Pescara adescava i clienti. Stessa strategia in Lombardia e Veneto: professionisti e industrialotti escono pazzi per gli occhi a mandorla, ma Tokyo resta nell'immaginario più sexy di Pechino. I commercianti di carne lo sanno, e danno ai clienti quello che vogliono: nessuno chiede il passaporto a fine prestazione. La prostituzione cinese, da sempre settore poco redditizio della mafia gialla, ha cambiato improvvisamente marcia, moltiplicando la platea: prima le schiave e le baby-lucciole erano destinate a soddisfare esclusivamente i cinesi; da qualche mese carabinieri e Polizia hanno scoperto centri-massaggi, retrobottega di negozietti e appartamenti aperti a tutti. "Una piccola rivoluzione: mettere in contatto le due comunità è sempre stato considerato rischioso", dice il comandante Gibilaro. Ma l'affare è grosso, e le operaie del sesso possono fruttare molto più di quelle piazzate davanti alle macchine per confezionare vestiti. Lo scorso aprile all'Esquilino la polizia ha arrestato tre cinesi responsabili di'riduzione in schiavitù' finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, scoprendo un giro di case d'appuntamento in cui lavoravano decine di ragazze. Listino salato per gli avventori: tra 100 e 300 euro a prestazione, con un introito giornaliero di circa 3 mila euro a testa. Stessi prezzi stabiliti da una banda italo-cinese di Nimis, in provincia di Udine, che reclutava clienti (in genere milanesi) attraverso call center sotto la Madonnina. La retata più grossa è dello scorso settembre: otto arresti e sette denunce a La Spezia, Genova, Prato, Firenze e Montecatini. "A differenza di albanesi e nigeriane, le cinesi non lavorano mai sul marciapiede, ma in appartamenti di facile accesso: in genere al primo piano, in palazzi senza portiere, con ingresso indipendente", racconta Giulio Sanarighi, capo ufficio analisi dello Scico: "Sono tutte costrette a orari massacranti, e vengono sostituite ogni due settimane. Vivono un incubo, vengono liberate solo se riescono a pagare il debito che hanno maturato per entrare in Italia". Una condizione che riguarda tutti gli schiavi. L'organizzazione può rifarsi anche sui parenti rimasti a casa. Qualcuno ha dichiarato che nemmeno il suicidio sarebbe una via d'uscita: la condizione debitoria della famiglia non cambierebbe. SOLDI SPORCHI Gli esperti dello Scico non usano giri di parole. "In molti ci chiedono come fanno a sopravvivere quei negozi che vendono vestiti non esattamente all'ultima moda. Alcuni sono regolari. Ma molti sono solo un paravento per altre attività. Dalla 'ndrangheta i cinesi hanno copiato l'idea di collezionare esercizi per poter emettere scontrini, in modo da giustificare i redditi guadagnati con le vere attività redditizie, quelle illecite. Grazie a negozi e appartamenti, comprati in contanti e a prezzi fuori mercato,si ricicla anche denaro sporco. In ultimo, le vetrine fungono come una sorta di catalogo: vestiti e pantaloni non si vendono al dettaglio, ma i grossisti possono scegliere i capi per poi andarli a prendere nei magazzini fuori città". Tra attività lecite e commerci da codice penale è indubbio che la comunità cinese si sia rapidamente arricchita. Nel centro di Roma lo stile di vita della borghesia rivaleggia con quello dei residenti romani: Suv, cellulari costosissimi, scuole private e ristoranti da 100 euro a persona. Stesse abitudini a Prato, a Vicenza, nel Pratese, a Firenze. Da dove vengono i soldi? Le rimesse verso Wenzhou e lo Zehjiang toccano livelli monstre, e la Guardia di finanza ha iniziato a indagare sugli 'anomali' sistemi di trasferimento. Effettuati quasi solo con il money transfer, nonostante le agenzie facciano pagare commissioni ben più alte rispetto a quelle praticate dalle banche. "Le operazioni", spiega il comandante della Gdf di Prato Marco Defila, "sono sempre in contanti, con importi compresi tra i 12 mila e i 12.500 euro, in modo da aggirare i controlli previsti dalla legge antiriciclaggio. Una delle agenzie controllate, solo nel 2007 ha spedito mezzo miliardo di euro". Una rete su cui viaggia un tesoro da capogiro. Difficile affermare che siano tutti soldi sporchi, ma i sospetti sono molti. A gennaio la polizia valutaria ha denunciato 12 italiani e sei cinesi residenti a Roma, Milano, Firenze e Prato, creatori di una banca illegale composta da vari 'sportelli'. Ognuno movimentava oltre un milione di euro al giorno. I clienti identificati hanno la fedina sporcata da condanne per contraffazione, contrabbando e crimini tributari. "Per combattere la mafia cinese dobbiamo partire da qui: i reati finanziari comprendono i profitti delle altre attività illegali, e possono raccontare un intero sistema criminale", chiosa Gibilaro: "Per vincere dragoni e organizzazioni affini servono competenze e strumenti particolari: perché il nemico è scaltro, impermeabile, potente e molto determinato". [L' Espresso]
Saturday, 7 June 2008

Sappiamo bene quanto Maroni ci tenga al suo pacchetto sicurezza così come è certo che verrà annacquato nei contenuti così che tutti possano vivere felici e contenti nel paese di Bengodi in cui l'opposizione della Chiesa ha la sua importanza (e così l'anima è salva!). Ma nello specifico vediamo nello specifico cosa enuncia l'articolo 5 che affronta uno dei temi più importanti, quello dell’affitto di immobili ai clandestini: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chi cede in locazione o in godimento ovvero consente per un tempo superiore a un mese, l’uso di un immobile di cui abbia la disponibilità, o di parte di esso, a uno straniero irregolarmente soggiornante, senza osservare l’obbligo di comunicazione all’autorità di pubblica sicurezza, è punito con la reclusione da 6 mesi a tre anni e con la multa da diecimila a cinquantamila». Il principio sarebbe giusto anche se non comprendiamo bene il senso di quel mese che lo leggiamo come una bella scappatoia, oltre al fatto che solitamente gli immigrati non prendono una casa a testa ma cinque teste in una casa quindi cinque mesi sono assicurati e non ci vuole uno scienziato per capirlo. Ma non è questo il problema. Chi mi sa dire perchè non è stata inserita un'apposita norma - che non sia solo un'ammenda come da ma anche la galera! - per il buon industrialotto che si serve di mano d'opera non regolare? Di clandestini? Misteri padani...
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