
Un bell' articolo dal titolo
Speculano sul petrolio per rifarsi del crack sui mutui
Tutto chiaro dunque e tutto spiegato. No, la faccenda non sta così, e coloro che si sbracciano a sostenerlo, non la raccontano giusta, o, meglio, non la raccontano tutta. Alcune cifre parlano da sé. E' vero che la Cina consuma 7 milioni di barili al giorno, ma gli Stati Uniti tre volte di più, qualcosa come 20 milioni ogni ventiquattr'ore. Solo che la Cina prevede un incremento contenuto dei consumi (400mila barili al giorno), mentre gli Usa stimano, a causa della recessione, un forte calo della domanda di greggio. Quelle cifre mandano a dire che la flessione della richiesta statunitense è assai superiore all'incremento di quella cinese, e se così è, come è, spiegare con la legge della domanda e dell'offerta l'impennata stellare del petrolio di venerdì scorso, non spiega nulla.
Un finanziere d'alto bordo, per decifrare l'accaduto, ha chiamato in causa una bolla speculativa creata dagli hedge funds e dai loro interventi sui futures. Dietro alla quale starebbero grandi banche d'affari vogliose di poter coprire mediante il petrolio dal prezzo svettante le grosse perdite subite coi mutui subprime: si tratta, beninteso, di affermazioni più o meno fantasiose. Non proveremo a chiarire cosa sono gli hedge funds e i futures perché non vorrei appiopparvi un fastidioso mal di capo. Proverò invece a raccontare il giochino che vi sta dietro. Lo speculatore che acquista un certificato per avere petrolio non se lo fa materialmente consegnare, non ne viene quindi in possesso; viene in possesso d'un pezzo di carta in cui sta scritta la compravendita avvenuta. Non si tratta di scambi fra produttori e consumatori di greggio, ma fra speculatori che non si sporcano le mani col petrolio, si limitano a palleggiarsi fra loro pezzi di carta, e basta. E se il prezzo petrolifero seguita a salire, il pezzo di carta può essere venduto a un altro collega il quale ritiene che quel prezzo seguiterà a salire. Direte: ma la quotazione petrolifera può anche scendere. È vero. Ma in quel caso si rischia poco perché le opzioni per il greggio, per esempio, a 200 dollari nei mesi avvenire costano soltanto 30 centesimi a barile. Un'inezia.
Cosa converrebbe fare per porre rimedio a una pratica che nulla ha da spartire con il commercio di materie prime, e tantissimo con la speculazione finanziaria ormai a misura del pianeta. Occorrerebbe un Organismo politico esso pure a misura mondiale che abbia il potere d'imbrigliare un fenomeno cartaceo che rischia di destabilizzare le economie di ogni Continente. Il costo del petrolio, infatti, s'impasta a quello di un qualsiasi prodotto che richiede energia, gonfiandone il prezzo e alimentando inflazione. Per quanti sforzi si facciano, quell'Organismo non si riesce a individuare nel breve periodo. Perché? Perché ogni Paese è geloso della sua politica economica, la quale, molto spesso, entra in rotta di collisione con quella degli altri.
[Il Tempo]
In pratica c'è un' inflazione del dollaro spaventosa (anche per la questione mutui), visto che tutte le transazioni avvengono col dollaro verde, i paesi produttori non vogliono perdere potere d' acquisto e nonostante le riserve disponibili non siano scarse come ci volgiono far credere (ma questo discorso non l' aveva fatto quel cattivone di Ahmadinejad?, se lo dice Scaroni , però) il prezzo aumenta.
Ma il resto sono tutte speculazioni, o futures, carta che si palleggiano i giocatori di borsa, con un guadagno netto scommettendo sul rialzo (che avverrà comunque quando Cina e India aumenterannoo la richiesta).
Vista l' aria che tirerà con aumenti vertiginosi che hanno ripercussioni su tutto (vedi la Marina francese), l' unica soluzione sarebbe adottare la divisa europea per le importazioni (almeno servirebbe a qualcosa), ma l' ultimo paese che ci ha provato ha fatto una brutta fine.