
Perugia, 30 giugno 2008 - Si arricchisce il 'Dossier Iraq' in Umbria. A Spoleto è entrato nel vivo (subendo poi un lungo rinvio a dicembre) il processo, per violazione dell’embargo sulle vendite di armamenti al Paese arabo governato fino al 2003 da Saddam Hussein, nei confronti di un uomo che si presentava sui biglietti da visita come 'inventore' e avrebbe avviato trattative commerciali per una fornitura di vernici speciali 'radar assorbenti' ad uso militare.
Si tratta di un processo destinato a trasformarsi in campo di battaglia per consulenze e perizie tecniche di opposto segno sul materiale sequestrato; inoltre la difesa dell’unico imputato (il committente italiano del presunto affare ha già patteggiato la pena davanti a un’altra autorità giudiziaria) punta sulla tesi dello scambio di persona. Ma indipendentemente da come questa vicenda si concluderà, rimane il fatto che l’Umbria è teatro di un paradosso.
Se la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi, come diceva un famoso maestro d’armi prussiano nell’800, il 'cuore verde d’Italia' funziona in superficie come un prestigioso laboratorio di pace, per l’incontro fra i popoli, e contemporaneamente ospita 'poli' industriali e centri di relazioni internazionali che sono finiti nel mirino di inchieste, anche clamorose, sul mercato sempre redditizio dei sistemi di offesa/difesa. Spesso con destinazione finale Iraq.
Cannoni e fucili a Terni, sede storica delle acciaierie, sono stati celebrati addirittura due processi (arrivati alla sentenza nel 1997 e nel 2005) sul 'giallo' internazionale del cosiddetto Supercannone: l’arma ‘definitiva’ per la guerra terrestre, lunga 50 metri e in grado di sparare proiettili con ogiva nucleare o chimica fino a 700 chilometri di distanza.
Sul banco degli imputati due dirigenti inglesi della società belga che curò la progettazione esecutiva del 'mostro' e due militari sotto mentite spoglie al servizio di Saddam che erano accusati di aver commissionato all’azienda ternana e ad altre società europee i 'pezzi' da assemblare in un secondo tempo: il tutto alla vigilia dell’invasione irachena del Kuwait e della conseguente Prima Guerra del Golfo, nel 1990. Il quartetto alla sbarra fu assolto in blocco nel dicembre del 1997 dal Tribunale di Terni, che invece si mostrò di diverso avviso nel secondo 'round' del marzo 2005 condannando a 6 anni di carcere i due inglesi.
Morto un ‘Rais’, se ne fa un altro. Così, tra il novembre 2006 e il febbraio 2007, ormai deposto e sepolto Saddam, emissari del nuovo ministero dell’Interno di Baghdad 'amico' dell’Occidente sarebbero entrati in contatto con personaggi italiani (metà trafficanti di droga e metà faccendieri) cercando di procacciare alla 'nuova Polizia irachena' qualcosa come 100mila fucili d’assalto Ak-47 e 10mila mitragliatrici da campo. Sullo sfondo uomini con le stellette delle Libia 'Gheddafi-dipendente' e della Cina post comunista. Risultato provvisorio: 5 ordinanze di custodia cautelare in carcere della magistratura perugina, che aveva aperto un’inchiesta-stralcio dopo la scoperta di un traffico di droga a Terni.
Petrolio per cibo: nell’ottobre del 2006 la stampa internazionale ha dato grande risalto al Rapporto Volcker pubblicato a New York sullo scandalo 'Oil for Food', dal nome del Programma varato dall’Onu nel 1996 in deroga all’embargo mondiale contro Saddam e con la finalità ufficiale di non affamare il già stremato (e incolpevole) popolo iracheno.
Le acciaierie di Terni (Ast), ancora loro, erano citate insieme ad aziende italiane di calibro multinazionale fra le centrali erogatrici di 'tangenti' al regime di Baghdad (fino al 2003, l’anno della Seconda Guerra del Golfo) in cambio di commesse e opportunità d’investimento. Fra i 'collettori' di questo denaro, il Rapporto Volcker indicava anche il sacerdote franco-italiano Jean-Marie Benjamin, molto conosciuto in quegli anni ad Assisi come segretario della Fondazione Beato Angelico. Ma Padre Benjamin, dichiaratamente contrario alla politica delle sanzioni, non ebbe difficoltà a fare spallucce: "Io corrotto? Il crimine è stato l’embargo".
Bruno Ruggiero
[LA NAzione]
Di tutto quest' articolo spicca soprattutto l' ultima parte, quella in cui si dice che Padre Benjamin fa spallucce all' accusa collegata, non si esprime chiaramente, al programma Oil for food, che si omette di dire è oggetto del ricorso del governo iracheno:
Baghdad, 29 giu. (Adnkronos/Dpa)- Il governo iracheno intende rivolgersi ai tribunali americani per rivalersi contro persone e compagnie coinvolte nello scandalo "oil for food". "Il governo iracheno ha adottato questo passo eccezionale di fronte ai danni inflitti al popolo iracheno e per ottenere risarcimenti da chi ha beneficiato illegalmente del programma oil for food", ha annunciato oggi il portavoce del governo, Ali al-Dabagh. Il programma delle Nazioni Unite 'oil for food' (cibo in cambio di petrolio), in vigore durante gli ultimi anni del regime di Saddam Hussein, permetteva una vendita controllata del petrolio iracheno in cambio di aiuti umanitari e alimentari, quando il paese era sottoposto a sanzioni internazionali in seguito all'invasione del Kuwait nel 1990. Nell'ambito di questo programma scoppio' uno scandalo per presunte transazioni illegali in cambio di mazzette al regime iracheno. Al-Dabbagh non ha precisato contro quali societa' o persone intenda rivalersi il suo governo.
(Cif/Pe/Adnkronos)
IN realtà più di una commissione indipendente (cap II) ha negato che lui abbia ricevuto, anzi ci sono prove che abbia rifiutato esplicitamente contropartite di oro nero:
An Iraqi official involved in allocations at the time confermed that Father Benjamin did not request an oil allocation'.
La politica cristallina e disinteressata di Padre Benjiamin è tutta volta alla denuncia delle atrocità che sono avvenute e che tutt' ora avvengono in Iraq.
Semmai si omette di denunciare le imprese coinvolte nella giostra delle tangenti, dai nomi forse meno diplomatici di :
Daimler-Chrysler AG e Siemens, il britannico Weir Group, la svedese Volvo, la banca francese Bnp-Paribas, Shell, British Petroleum,Chevron, Exxon...
si vede che mettere in mezzo quel prete fa più tendenza!