
Totila e San Benedetto
'Non dobbiamo più essere schiavi di Roma. L'Inno dice che 'l'Italia è schiava di Roma...', toh! dico io".
Bossi dixit.
Tutta questa vicenda riporta al sesto secolo dopo Cristo, dove un novello capo tribù saccheggiò Roma per ben due volte (grazie alle sentinelle della città) decapiandone tutta la casta senatoriale e tutta l' Italia, anche grazie alla mancanza di ideali dell' amministrazione bizantina.
Si chiamava Totila, certo manca lo spessore politico nonchè l' austerità e la coerenza di questo personaggio in Bossi, eppure la degenerazione che sconvolge l' Italia della seconda Repubblica non può non ricordare lo scempio che seguì alla calata dei barbari abilmente descritta da Procopio di Cesarea.
Come allora l' Italia non ha più una guida, si avvicendano sul suo suolo nuovi o nuovissimi padroni, nello spazio di pochi anni.
Come allora le risorse di Roma vengono spogliate, le sue istituzioni dimenticate, senza nessuna sintesi, senza nessuna prospettiva.
Come allora l' ignoranza è una virtù, basta la forza (militare od economica che sia):
per la cronoaca infatti l' inno d' Italia dice che la vittoria è schiava di Roma, non l' Italia.
Ma sarebbe anche il caso di chiedersi come abbia fatto Bossi a giurare fedeltà alla Repubblica italiana e a percepire i soldi di tutti gli italiani per questo suo incarico.
A sedere ogni volta negli scanni dell' odiata Roma:
IL PASSO DI ROMA
Divina
cosí con passo sempre ugual, di gloria,
andava Roma verso il grande imperio.
E monti e valli e fiumi e selve al passo 315
fremean sonanti sotto il piè di Roma,
della Immortale sempre piú lontana.
E mille passi delle sue legioni
fulgureggianti di metallo al sole,
ella chiudeva in uno dei suoi passi. 320
Ed una pietra ne segnava l'orma
tutte le volte, e i popoli, a quell'orme
cosi distanti, abbrividian nel cuore.