
Come quei foglietti impertinenti che nella Roma papalina, nottetempo, venivano clandestinamente depositati su una malandata statua ellenistica (affettuosamente battezzata dai romani “Pasquino”), così oggi, nella “moderna” capitale d’Italia, i “soliti ignoti” della satira, che resistono, fortunatamente, imperituri, al progresso ed alla globalizzazione, riescono ancora con ironia e con semplicità a colpire le bugie di una certa parte della politica. Che in maniera “seriosa” ma non certo seria, cerca di rifarsi, inutilmente, trucco e verginità.
Il volto del pluri-candidato sindaco del PD, nel manifesto in questione , dalle tinte tenui e dallo slogan rassicurante e smemorato, è sorridente, apparentemente sereno, ma un pochino tiratello (da ultima spiaggia, forse…).
Lo sguardo, invece, un po’ più maturo di qualche tempo fa, ammicca, come sempre, da “bello e dannato”, alle romane sognatrici (che votano, magari, con gli occhi a cuoricino, e il cuore palpitante senza badare troppo alla sostanza...) e il capello brizzolato, arruffato, giovanile e sensuale (ma allo steso tempo canuto, come un vecchio “volpone”, capitano di lungo corso) irrompe prepotente nell’immaginario collettivo del sesso debole.
Che dire. Sarebbe uno splendido e perfetto quadretto elettorale se non fosse una striscia malefica che si impone, malandrina, trasversalmente, tra le “sindacali” orecchie (talvolta da mercante…) e l’importante naso, tipico attributo di chi ha grande fiuto per la verità.
Trionfante, la mefistofelica striscia in questione, lascia, quindi, il suo “velenoso messaggio” sotto gli occhi di chi passa, si ferma, riflette, sghignazza e passa oltre. Magari con rinnovata consapevolezza o magari con un dubbio che si insinua nella rassicurante certezza di quella faccia.
La striscia cattiva recita così: “e mò te sei svejato?”.
Vuole forse alludere questa impietosa pasquinata al torpore politico da cui è recentemente riemerso il pluri- candidato dopo aver constatato che la sua presenza sugli scranni dei Palazzi che contano è un po’ scomoda? Sarebbe lecito pensarlo se il PD avesse la minima speranza di Governare nella prossima legislatura. Ma non credo sia questo il caso.
Piuttosto, secondo me, la striscia diavoletta ci suggerisce che il sonno in questione non si riferisce alle vicende politiche nazionali, ma più banalmente all’immobilismo che il vecchio leader romano dell’Ulivo (ora nuovo leader romano del PD) ha fatto patire alla Città Eterna durante la sua egemonia rossa, guarda caso proprio dopo il sindaco precedente, anch’egli in sella per due lustri (rigorosamente immobile…), ed ora nuovamente in lizza, “rimodernato” dal “vento di cambiamento del PD”.
Sono consapevole che, raccontata così, la storia risulta un po’ complicata. Ma che volete farci, complicare il semplice è il mestiere di chi fa dell’affabulazione il suo cavallo di battaglia. È pane per i denti di chi con le parole ci campa, e fa della comunicazione e delle frasi ad effetto il suo unico vero programma elettorale. Per non perdere poltrone e potere.
Ecco, però, che a rompere le uova nel paniere ci pensa la pasquinata che improvvisamente tutto chiarifica e semplifica. questi quattro fantomatici personaggi politici, uno ex- sindaco di Roma, un altro vecchio dirigente comunista, il terzo candidato premier del PD e l’ultimo (di cotanto senno…), candidato al campidoglio per le elezioni comunali del 2008 a Roma, sono in realtà, udite, udite, due, e dico due, due soli personaggi che si scambiano da due o tre lustri, ruoli, responsabilità e credibilità, a Roma e in Italia, rimescolando di volta in volta le carte in maniera tale da sembrare sempre nuovi. Sempre diversi.
Ma Roma è sempre unica. Ed è sempre in attesa di una svolta. Che non arriva da troppo tempo. Grazie a questi qui.
Tante sono le pasquinate che hanno attraversato i secoli, giungendo, immutate, fino a noi. E la tradizione del sarcasmo romano vive ancora intatta tra la rabbia e la risata, che sdrammatizza la tragedia e ridicolizza le bugie, dando allo stesso tempo l’impressione di capire, molto più profondamente di quanto credano i comunicatori dell’ultima ora, dove sta la verità.
Nonché di comprendere, completamente, il confine tra ideologia ed ideologismo. L’uno, genuino. L’altro, costruito ad arte. Per acchiappare voti.
Proprio per questo ci auguriamo che questi pirandelliani quattro personaggi in cerca di autore rimangano orfani per un altro po’.
E che magari siano gli elettori, stavolta, a svegliarsi dal torpore.
[Agoramagazine]
Che bello non sono l' unico che si è accorto dell' ironia...all' inizio credevo fosse riferito solamente allo slogan città più sicure, come per dire; adesso che è di moda, ci sono anche io.
Ma a dire il vero è un pò su tutti i manifesti col pupone (non l' originale capitano della Roma, attenzione).
Allora per me invece è un sottile richiamo alla passato "regno" di Veltroni dove certamente i richiami a maggiore sicurezza, migliore gestione e quant' altro non potevano essere fatti per non rompere le uova nel paniere al "collega".
Rutelli ci ha lasciato l' Auditorium, Veltroni la Scatola di Meyer, credo che basti questo per ora, chissà che altro avranno in mente il Gatto e la Volpe...