Dal sito de Il Sole 24 Ore [ domenica 13 ore 14.00 ]
Pesa il rischio astensionedi Barbara Fiammeri
Domenica 13 Aprile 2008
La campagna elettorale è entrata nella fascia protetta del silenzio mediatico. Ma il porta a porta prosegue anche ora, ad urne aperte. L'obiettivo è catturare il voto dei cosiddetti indecisi, di coloro che non hanno scelto se votare oppure per chi. Sia Silvio Berlusconi che Walter Veltroni, si sono appellati più volte a questo bacino potenziale di elettori, che potrebbe aggiudicare all'uno o all'altro la vittoria e dunque il Governo del Paese. «Noi non possiamo più fare appelli pubblici ma voi sì», hanno detto entrambi i leader di Pdl e Pd ai rispettivi sostenitori nei loro comizi finali.
Un'attenzione più che giustificata, visto che gli ultimi sondaggi pubblicati segnalavano una quota di incerti pari a circa il 30% dell'intero elettorato. Se per ipotesi questi incerti nel frattempo non si fossero convinti, il risultato sarebbe un record storico di astensioni. Finora infatti non si è mai scesi sotto l'80%. La tendenza al non-voto però è cresciuta negli ultimi anni e sempre più velocemente. Basti pensare che in trent'anni, ossia dal 1948 al 1979, la quota di elettori è sempre rimasta superiore al 90 per cento. Mentre da allora a oggi c'è stata una riduzione costante e continua di quasi dieci punti percentuali.
L'ipotesi più probabile è che la tentenza sia confermata, ovvero che ci sia un'ulteriore erosione nel numero dei votanti ma certamente non pari al 30%. Pertanto, più di qualcuno in questi ultimi giorni la sua scelta l'ha fatta e inevitabilmente condizionerà il risultato finale. Un «condizionamento» che potrebbe anche essere indiretto. Vale a dire, che il risultato definitivo non dipenderà solo da quanti voti complessivamente si aggiudicheranno i due maggiori partiti, ma anche dalla ripartizione territoriale degli stessi e dalla performance dei cosidetti partitini.
La supplica al «voto utile» lanciata ossessivamente da Berlusconi, affinché gli elettori di centro-destra non si lascino conquistare dall'Unione di centro di Casini o da La destra di Storace, ne è la conferma. Veltroni usa un linguaggio più soft: « Ogni voto è utile, però naturalmente è chiaro che in questo momento, in maniera evidente, il confronto per il Governo del Paese è tra il Partito Democratico e il Popolo della Liberta». Un tam tam che certamente gli altri candidati premier non apprezzano. In gioco c'è infatti la rappresentanza di una larga fetta di elettorato, che rischia di rimanere fuori dal Parlamento.
Interessi contrapposti, difficili da quantificare in termini di voti e soprattutto di seggi. Non solo per l'assurdità di questa legge elettorale ma soprattutto perché sono saltate le allenze che hanno caratterizzato gli ultimi 15 anni di vita politica.
Il primo interrogativo, che non a caso diversi opinionisti hanno posto al centro delle loro analisi in questi giorni, è se l'elettorato premierà l'idea di un sistema fondato sul bipartitismo oppure se prevarrà la rivendicazione delle identità. A deciderlo, probabilmente, saranno proprio quella fetta di elettori che fino a pochi giorni fà (se non ore) non avevano ancora deciso su chi puntare. Quel 10% circa di cittadini, che pur avendo votato negli ultimi anni, non riusciva ancora la scorsa settimana a manifestare una scelta convinta. Forse ne sono inconsapevoli, ma è a loro che i candidati premier si sono rivolti nei ripetuti appelli al voto. Per loro hanno perso la voce e il sonno, a loro imputeranno la loro vittoria o sconfitta.