Ed eccola al comando!
Dopo un "passaggio di consegne" degno dell'Impero Bizantino, più che di un'associazione economica dinamica del XXI secolo, Emma Marcegaglia è stata incoronata reginetta confindustriale.
Alla cerimonia nessuno mancava, tranne forse le autorità religiose (anche se ormai i crismi di legittimità non sono più preorgativa dei pontefici), e la neo "unta" dalla divinità della produttività ha lanciato il suo sermone da quel Sinai che, fino a qualche mese fa, era la ribalta di Mosè/Montezemolo.
Riassumiamo, dal suo discorso d'insediamento, ciò che pensa dell'Italia la signora in questione:
Non consuma
Non è dinamica
Non è adatta ai giovani
Si lavora troppo poco
Si va in pensione troppo presto
Ci sono troppi limiti al lavoro femminile
C'è poca natalità perchè le donne lavorano poco (??!!)
Non si investe nell'innovazione
C'è è poca meritocrazia
Nucleare subito!Difesa della globalizzazione
Solite cazzate sull'unicità del "made in Italy"
Lei, invece,"unta" dal libero mercato, sa essere mamma, moglie, imprenditrice ed ora dominus di confindustria.
Ringraziamento a papy e mamy.
Lacrimuccia di coccodrillo per il lavoratore stritolato dai tubi che produce la ditta di papy
Frustata verso la classe politica
Manfrina verso i sindacati
Criticare l'intervento della neo assisa sarebbe come sparare sulla croce rossa!
Così come sarebbe altrettanto facile biasimare le scodinzolanti dichiarazioni di stima e di supina acquiescenza sbavate da politici ed imprenditori presenti.
Una nota a parte merita l'unica dichiarazione di Montezemolo che indica, ancora una volta, in Emma Marcegaglia una "continuità innovativa".
Certo! Solo in pochi e sprovveduti osservatori possono esserci dei dubbi sul fatto che la linea tracciata dal "grande timoniere" dell'italica industria possa esser contraddetta da questa controfigura in rosa, poco carismatica e ben manovrabile da "dietro le quinte".