Dal sito dei Verdi:
Fanalino di coda
Italia al palo sulle rinnovabili. Il Wwf anticipa il rapporto Ue. Francescato: "Pesante eredità della Cdl, svolta grazie ai Verdi"
Sulle energie rinnovabili, l'Italia è l'ultima d'Europa”. E' quanto sostiene una anticipazione, fornita dal Wwf, del rapporto sulle rinnovabili che sarà presentato domani a Bruxelles, nell'ambito del piano su energia e ambiente, dal presidente della commissione Ue Barroso.
Dal 1997 ad oggi in Italia il contributo delle energie rinnovabili è infatti diminuito, rivela l’associazione, passando dal 16% del 1997 al 15,3% di oggi. La parte del leone tra le rinnovabili la fa il grande idroelettrico, mentre fotovoltaico ed eolico sono ancora molto indietro. L'Italia è quindi tra i paesi maggiormente lontani dagli obiettivi fissati a livello nazionale ed europeo.
"Cinque anni di governo della Cdl hanno assestato un colpo molto duro all'innovazione delle politiche energetiche italiane", ha commentato l’anticipazione Grazia Francescato, deputata dei Verdi, "tuttavia - prosegue - proprio grazie all'attività del ministero dell'Ambiente e dei Verdi c'è stata un'importante inversione di rotta”.

Ed ora leggiamo un estratto dell'articolo apparso su Panorama questa settimana
Venti di guerra e di quattrini
Molti comuni ricevono offerte sostanziose per installare le torri dei generatori. Ma le promesse non sempre vengono rispettate, le procedure sono poco trasparenti e i danni ambientali ingenti»
Eolico sì, eolico no. E' l'affare del momento per molti comuni italiani. Soprattutto per quelli piccolissimi, con le casse vuote e un patrimonio da sfruttare: il vento.
Montagne, colline, crinali esposti al soffio di Eolo per almeno 1.800-2 mila ore l'anno, dunque in grado di alimentare i giganteschi aerogeneratori (torri alte più di 80 metri, con pale di 80-90 metri di diametro) che producono energia alternativa. Dai 1.800 megawatt installati oggi si potrebbe arrivare in pochi anni a 8-10 mila.
La produzione è in rapido aumento: più 36 per cento solo nel 2005. E l'affare è gigantesco: grazie agli incentivi noti come certificati verdi, si prevede che ogni mW prodotto dall'eolico renderà nel 2007 200 euro, quasi il triplo di un mW da energia tradizionale. Così un impianto eolico medio (10 torri da 2 mW l'una, 15-20 anni di vita, 10-12 milioni di euro di costo) si ripaga rapidamente.
Quattro anni, secondo i produttori. Due al massimo, secondo i conti del movimento antieolico. Dieci torri da 2 mW, in moto per 2 mila ore l'anno, producono 40 mila mW di energia. A 200 euro l'uno, siamo a 8 milioni di euro l'anno.
C'è da stupirsi se il gotha della finanza italiana, dal gruppo De Benedetti al gruppo Falck, ma anche internazionale, dalla spagnola Gamesa alla tedesca Allianz, è ingolosito?
L'associazione ecologista Italia nostra ha lanciato l'allarme (Panorama 44): «Conficcare migliaia di torri sui crinali appenninici, sulle colline e sulle coste, a ridosso di città d'arte e dentro i parchi nazionali, vuol dire distruggere il nostro paesaggio» ribadisce Carlo Ripa di Meana, che sul no alla «speculazione eolica» ha aggregato Coldiretti e Lipu, Cai e Federcaccia, Altura (protezione dei rapaci) e Terra nostra (agriturismi).
Un fronte che non ha ancora l'ampiezza francese (www.ventdecolere.org) o tedesca (già nel 2004 Der Spiegel parlava di rivolta), ma in rapida crescita. Spiega Oreste Rutigliano, presidente del Comitato nazionale per il paesaggio: «Quasi tutti i comuni del Centro-Sud e delle isole hanno ricevuto offerte dalle società eoliche. Molti le hanno accettate, ma ora i cittadini protestano contro impianti dall'impatto devastante per dimensioni, ingombri, rumorosità e scassi del terreno».

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Le energie rinnovabili
L’energia solare: dal tetto alla rete
L’energia solare in Germania sta vivendo un vero e proprio boom.
Con un volume di affari di 3 miliardi di euro, i mercati crescono ogni anno di circa il 20% e la Borsa li ricompensa con nuovi corsi sempre più elevati. Il pioniere del settore, la SolarWorld AG, è salito alla guida del settore addirittura in America grazie all’acquisto della produzione delle cellule solari Shell. Un’operazione che potrebbe radicalmente modificare il mercato perché la vendita delle cellule solari Shell al silicio è stata motivata con la decisione di volersi concentrare maggiormente sulle tecnologie più moderne del campo dell’energia solare: i moduli a strati sottili. “Questa tecnologia sarà probabilmente più concorrenziale delle soluzioni solari convenzionali basate sul silicio,” dicono alla Shell.
I nuovi moduli si basano su una differente tecnologia che necessita di un minor numero di materie prime e pertanto determina una produzione più economica. Le cellule al silicio della prima generazione vengono gradualmente sorpassate dai moduli a strati sottili della seconda generazione. Entro il 2010 la casa produttrice berlinese Sulfurcell si prefigge di ridurre del 50% i costi di produzione attuali e a quel punto, secondo l’amministratore delegato Nikolaus Meyer, per i produttori di cellule al silicio non ci saranno più molte possibilità di mercato.
Anche se sono molte le imprese del settore sempre più interessate a intraprendere questa via, i moduli a strati sottili hanno anche degli svantaggi: il loro grado di efficienza, vale a dire la quota di energia contenuta nella luce che viene trasformata in elettricità dai moduli, è pari al 6-7% mentre le tradizionali cellule solari hanno una potenza del 15%. I bassi costi di produzione per kw diventano un argomento valido solo se la superficie necessaria non è poi così importante. Intanto la giapponese Mitsubishi Heavy sta già lavorando a moduli a strati sottili che abbiano un grado di efficienza del 12%.
E la ricerca ha fatto un ulteriore passo avanti. L’Istituto Fraunhofer dei Sistemi ad energia solare sta sviluppando moduli di terza generazione costituiti da tre cellule solari poste in sequenza che valorizzano ottimamente le differenti lunghezze d’onda della luce e raggiungono un grado di efficienza del 25%. I primi moduli saranno portati sul mercato tra due anni dalla Concentrix, una società legata all’Istituto Fraunhofer.
Le biomasse: dai rifiuti ai serbatoi
A Gelsenkirchen si trova la più grande discarica in Europa: una ricca fonte di energia dove i rifiuti biologici fermentano producendo il gas biologico usato poi per scaldare la centrale della discarica. 3000 abitazioni a Gelsenkirchen sono proprio alimentate da questo gas. Dagli escrementi biologici animali, alla segatura, sino ai resti delle piante: nessuna altra energia rinnovabile ha la sua fonte dai rifiuti ed è così efficiente e varia come le biomasse. Da queste si possono ricavare fonti di energia come calore e elettricitá.
Non soltanto i rifiuti ma anche materie prime rigenerabili come il legno, la barbabietole, la colza e il canneto sono eccellenti produttori di energia. A differenza del petrolio e del metano le biomasse riducono l’emissione di gas-serra e sono sempre disponibili indipendentemente dal vento e dal clima.
Il settore delle biomasse è in grande evoluzione: solo nel 2005 in Germania sono sorti 800 nuovi impianti a gas biologico. Circa 10 miliardi di kwh di elettricità sono state prodotte con biomasse e la percentuale nel contesto generale dell’energia prodotta continua a salire: secondo le stime del Ministero Federale dell’Ambiente il 10% di tutta la produzione di energia e il 20% della produzione di calore in Germania a lungo termine saranno prodotti dalle biomasse.
L'energia eolica. Dai mulini ai primi del mercato
L’energia eolica in Germania è fortemente sviluppata con circa 18 000 megawatt di potenza dislocati su tutto il territorio nazionale. È un record mondiale: circa un terzo di tutte le eliche per l’energia eolica al mondo e quasi la metà di quelle presenti nell'Unione Europea si trovano in Germania. Dal 1998 al 2005 il loro numero è triplicato passando a 17 574. Ottimo per l’ambiente: solo nel 2004 la produzione energetica in Germania ha risparmiato 21,4 milioni di tonnellate di diossido di carbonio.
Nel 2005 l’energia prodotta dagli impianti eolici è stata pari a 26,5 miliardi di kwh ed è stato il contributo più grande energico fornito dalle fonti rinnovabili. Equivale al doppio del fabbisogno energetico di una città come Berlino.
Il settore segna una lunga serie di record per la Germania. Lo dimostrano anche gli ottimi fatturati di società come Enercon, Repower Systems o Nordex. A livello internazionale gli impianti eolici più richiesti sono rinomatamene “made in Germany”: circa la metà del volume del mercato mondiale di oltre 12 miliardi di euro è stato registrato dall’industria eolica tedesca. Il settore crea anche una forte spinta occupazionale: dal 2002 al 2005 il numero degli occupati si è raddoppiato sino a circa 60 000 unità. E la richiesta di personale in futuro sarà sempre più grande: nel 2008 comincerà sul mar del Nord e sul Baltico la costruzione di 30 parchi eolici offshore, delle vere e proprie centrali eoliche in mare aperto. Entro il 2030 dovranno essere prodotti circa 25000 megawatt di potenza.
(Fonte: Deutschland Magazin)