Ricerca veloceCategorieDiffondi Questo BlogAmministrazioneCalendario
|
L'etica bancariaTuesday, 1 July 2008
La banca inglese Lloyds Tsb sta inviando ai giovanissimi fino a 11 anni carte di debito che funzionano sul circuito Visa, senza informare i genitori. Ha spiegato un portavoce di Lloyds: "Abbiamo scritto ai clienti under 16, che in precedenza avevano una carta bancomat, per informarli che potevano avere una carta di debito. Era chiaro che dovevano dirlo ai genitori". Da Montezemolo a MontezemolaSunday, 25 May 2008![]() Ed eccola al comando! Dopo un "passaggio di consegne" degno dell'Impero Bizantino, più che di un'associazione economica dinamica del XXI secolo, Emma Marcegaglia è stata incoronata reginetta confindustriale. Alla cerimonia nessuno mancava, tranne forse le autorità religiose (anche se ormai i crismi di legittimità non sono più preorgativa dei pontefici), e la neo "unta" dalla divinità della produttività ha lanciato il suo sermone da quel Sinai che, fino a qualche mese fa, era la ribalta di Mosè/Montezemolo. Riassumiamo, dal suo discorso d'insediamento, ciò che pensa dell'Italia la signora in questione: Non consuma Non è dinamica Non è adatta ai giovani Si lavora troppo poco Si va in pensione troppo presto Ci sono troppi limiti al lavoro femminile C'è poca natalità perchè le donne lavorano poco (??!!) Non si investe nell'innovazione C'è è poca meritocrazia Nucleare subito!Difesa della globalizzazione Solite cazzate sull'unicità del "made in Italy" Lei, invece,"unta" dal libero mercato, sa essere mamma, moglie, imprenditrice ed ora dominus di confindustria. Ringraziamento a papy e mamy. Lacrimuccia di coccodrillo per il lavoratore stritolato dai tubi che produce la ditta di papy Frustata verso la classe politica Manfrina verso i sindacati Criticare l'intervento della neo assisa sarebbe come sparare sulla croce rossa! Così come sarebbe altrettanto facile biasimare le scodinzolanti dichiarazioni di stima e di supina acquiescenza sbavate da politici ed imprenditori presenti. Una nota a parte merita l'unica dichiarazione di Montezemolo che indica, ancora una volta, in Emma Marcegaglia una "continuità innovativa". Certo! Solo in pochi e sprovveduti osservatori possono esserci dei dubbi sul fatto che la linea tracciata dal "grande timoniere" dell'italica industria possa esser contraddetta da questa controfigura in rosa, poco carismatica e ben manovrabile da "dietro le quinte".
Scritto da Druido
in Economia
at
12:05
| Commenti (0)
| Trackbacks (0)
Last modified on 25-05-2008 13:19
Salutatemi 'o garante...Friday, 2 May 2008
Il genio è scappato dalla lampada, inutile cercare di ricacciarlo dentro. Come era facilmente prevedibile, non è bastato rimuovere i dati dal sito dell'Agenzia delle Entrate. Le dichiarazioni dei redditi sono riapparse sulle reti peer to peer. Salutatemi o' garante In tu **** alla privacyWednesday, 30 April 2008Il Fisco mette a disposizione su internet i redditi 2005 di tutti i contribuenti italiani, persone fisiche e società, suddivisi per Comune. Per la prima volta questi importi sono accessibili via Web consultando il sito dell'agenzia delle Entrate e avviando la ricerca per singolo Comune. Sav, Sac...SadThursday, 24 April 2008
Sad in inglese vuol dire triste. E' sarà lo stato d'animo di quanti credono, ancora oggi, che questa situazione sarà sostenibile a lungo e scopriranno poi che si sono prostituiti a falsi idoli in lamiera incuranti di tutto. Ma per adesso facciamoli pur girare happy con i loro Suv. A tempo debito pagheranno e il prezzo sarà di certo più caro delle loro piccole-piccole rate o del loro pieno di vanità. La Bmw dopo aver coniato l’acronimo Sav per i suoi suv, crea l’acronimo Sac (Sport Activity Coupè) per la prima sport utility con le sembianze di una coupè, una variante della X5 ma molto più sportiva. La nuova Bmw X6, rispetto alla X5 da cui deriva, conserva la misura del passo (293cm) e si allunga di pochi centimetri, 488cm contro i 485, più bassa di 7 cm e più larga di 4,6cm. In pratica la nuova X6 ha un immagine estremamente più dinamica della sorella X5. I motori per la X6 saranno gli stessi della X5: il 3litri bi-turbodiesel da 286 Cv e il V8 4.8 da 367Cv a benzina. Si parla poi di un nuovo 6 cilindri a iniezione diretta a benzina con doppia sovralimentazione da 306 Cv e un nuovo V8 a benzina con due turbocompressori. Non è solo l’immagine a rendere l X6 più sportiva della X5 ma anche le ruote più generose fino a quelle da 21” e sarà la prima Bmw ad utilizzare il Dinamic Performance Control, un dispositivo meccanico che rende meno sottosterzante e più agile la vettura, assicurando uno sterzo preciso e traiettorie millimetriche. Il prezzo sarà tra i 55.000 ed i 70.000 euro, e la commercializzazione inizierà nel 2008, ma al salone di Francoforte è stata presentata anche la X6 ActiveHybrid, versione ibrida che probabilmente sara' commercializzata nel 2009. Il Prodi occultoThursday, 10 April 2008
Conferenza dove è intervenuto Prodi parlando di economia in un summit progressista. il simbolo?
Subito cambiato alle prime lamentele...ma sono stati scoperti
Banche e conti dormienti...Wednesday, 20 February 2008«Gentile cliente, la informiamo che il rapporto in oggetto è stato incluso nella categoria dei conti dormienti»: potrebbe iniziare così la raccomandata che un discreto numero di famiglie italiane riceverà nei prossimi giorni insieme al resto della corrispondenza. Domenica scorsa, infatti, è scaduto il termine entro cui ogni banca del Paese era tenuta a scrivere ai titolari dei conti correnti che giacciono inutilizzati da oltre dieci anni nei propri libri contabili. Per noi questa è appropriazione indebita esercitata dalle banche con complicità dello Stato. Nota: commette il reato di Appropriazione Indebita - art. 646 del Codice Penale -chiunque, per procurare a sé stesso od ad altri un ingiusto profitto, si appropria di denaro o della cosa mobile altrui, di cui abbia a qualsiasi titolo, il possesso.
La palla è mia, il tesoretto...pureTuesday, 12 February 2008
Vi ricordate da bambini quando il nostro compagno giungeva con il pallone e terminata la partita se lo portava via, se non prima perchè stava perdendo? Bene. Sostituite al pallone i nostri soldi e ricordate quando gli "intoccabili" discutevano su come investire il "tesoretto". E' finita la partita e Schioppa va via con il pallone...anzi con le balle.
Compra cinese!Saturday, 29 December 2007
Le tredicesime sulla via di Pechino. Compriamo molto cinese, ma cosa? Giocattoli, abbigliamento e high tech, si acquista sempre più in Cina Ci sono quattro bocchettoni da doccia sul bancone del negozio. Tre costano 20 euro l'uno, il quarto 15. E' di qualità inferiore? "Niente affatto. E' esattamente uguale agli altri tre" risponde il venditore. E allora? "E allora, è cinese, tutto qui. Se lei dovesse comprare una Jacuzzi, le direi di pensarci bene. Ma per prodotti come questo, la differenza è zero. Compri pure il cinese". Il mondo cambia, dieci anni fa al rubinetto cinese non ci avremmo neanche pensato, ma anche oggi, a prima vista, sembra tutto relativamente facile. Se il prodotto che ci interessa è relativamente semplice (una banale pentola, ad esempio) compriamo cinese: è uguale e costa meno. Se è tecnologicamente sofisticato (una pentola a pressione o antiaderente) cercheremo un marchio europeo o americano, accettando di pagare di più per la miglior qualità. Purtroppo, il mondo è più complicato di così e questa ricetta non funziona. Primo, perché la qualità è concetto assai volatile. Il British Journal of Sports Medicine ha recentemente testato nove diverse scarpe da corsa. Le più economiche costavano 60 euro. Le più care, provviste di cuscinetti d'aria e vari sistemi antiurto, 110 euro. Il problema, riferisce la rivista, è che nessuna scarpa è davvero in grado di annullare gli effetti negativi della corsa sulle ossa e sulla spina dorsale. Tuttavia, in termini di comfort e protezione, gli esperimenti hanno dimostrato che le scarpe meno care erano anche (sia pur di poco) migliori. Vi interessa lo sci, piuttosto della corsa? Le giacche a vento "tecniche" cinesi costano meno di quelle europee, ma, dicono gli esperti, tengono caldo allo stesso modo. Secondo, perché, nel mondo globalizzato, il marchio dice poco e non ci spiega se quel telefonino arriva dalla Finlandia o, in larga misura, dalla Cina. Terzo, perché stiamo vivendo in diretta una grande e rapidissima rivoluzione industriale, che ha già fatto della Cina "la fabbrica del mondo". Vent'anni fa, dalle parti di Brescia e di Lumezzane, sognavano il giorno in cui i cinesi avrebbero imparato a mangiare con le posate, invece delle bacchette. "Pensi - fantasticavano gli industriali del settore - 700 milioni di forchette". La realtà è che noi, oggi, importiamo in massa dalla Cina oltre 40 mila tonnellate di stoviglie, pentolame, articoli da cucina, coltelli e forchette e ne esportiamo lì solo per 300. Importiamo più coltelli che forchette, magari, perché sono più facili da fare. "Ma è meglio non sottovalutare i cinesi" dice Virgilio Bugatti, che presiede la Fiac, la federazione degli articoli casalinghi all'interno dell'Anima, l'associazione della meccanica varia: "Imparano in fretta". Insomma, quello che era vero ieri non sarà vero domani e, magari, non lo è neanche oggi. Il made in China sta risalendo velocemente quello che gli economisti chiamano "la catena del valore aggiunto": presto la Jacuzzi cinese sarà ottima, le giacche a vento lo sono già. I cinesi hanno smesso di fare accendini di plastica, siamo circondati da computer e tv che arrivano da Shanghai o da Xian. Risultato? Siamo sommersi da un fiume di prodotti cinesi (a volte ottimi, a volte pericolosi) molto più grande di quello che pensiamo. Attenzione, non stiamo parlando di falsi e contraffazioni, che pure pesano e non poco: 7 miliardi di euro l'anno nella sola Italia, per metà nel comparto abbigliamento-borse-valigie. Stiamo parlando del resto. Che si divide in tre categorie. I prodotti cinesi che si vedono. I prodotti cinesi che non si vedono (perché stanno dentro altri prodotti). I prodotti che non sappiamo (e non sapremo mai) essere cinesi. Cominciamo con il nostro albero di Natale. Se l'abete è di plastica è quasi certamente cinese, naturalmente. Ma guardiamo sotto. Quella pila di peluches, pupazzi, videogiochi, Bionicle, Barbie, destinati ai nostri bambini. Si calcola che gli italiani abbiano speso 15 miliardi di euro delle loro tredicesime in regali, il 10 per cento in giocattoli. Di quel miliardo e mezzo di euro, poco meno di un miliardo è stato speso in giochi (ci sia scritto chiaro oppure no) made in China: il 60 per cento del mercato italiano dei giocattoli (a cominciare dai videogames), dice il direttore dell'Assogiocattoli, Carlo Cossalter, è rifornito dalla Cina. In Europa siamo all'80 per cento. I cinesi sono assoluti protagonisti anche nel settore a cui abbiamo dedicato la fetta più grossa della nostra tredicesima: l'abbigliamento. Maglie, magliette, maglioni, camicie, jeans e reggiseni: c'è una possibilità su cinque che l'abitino artisticamente impacchettato sotto l'abete per vostra moglie o vostra figlia venga dalla Cina. Questa è la quota dell'import cinese sull'abbigliamento femminile e anche quella sul settore in generale. Ma la statistica si basa sul valore delle importazioni. Poiché la roba cinese costa meno, in quantità la quota è assai maggiore. Lo vediamo se abbiamo comprato delle scarpe. Su duecento milioni di paia di scarpe vendute in Italia l'anno scorso, quattro quinti venivano dalla Cina: soprattutto calzature in gomma, ma crescono anche quelle in pelle, soprattutto gli stivali. Anche negli articoli sportivi l'invasione cinese è in atto. Sotto l'albero, il 60 per cento di zaini, zainetti e borsoni, metà delle tute da ginnastica, di quelle da sci, guanti compresi, il 65-70 per cento delle giacche a vento viene dalla Cina, anche quelle con le fibre più sofisticate. Un altro decimo della tredicesima è finito in elettrodomestici. L'import dalla Cina copre meno del 7 per cento di questo mercato. C'è poco, infatti, nei grandi elettrodomestici (frigo, lavastoviglie), dove l'egemonia è ancora italiana e l'unica marca cinese che comincia ad avere qualche peso è la Haier. Ma l'avvitatore per papà, l'asciugacapelli per la figlia, lo scaldavivande con alimentazione a cavo Usb, per attaccarlo direttamente al computer, per il nipote all'università, in generale tutti i piccoli elettrodomestici fra i 5 e i 20 euro vengono quasi certamente dalla Cina. E, ormai, anche la nuova tv a schermo piatto che ci siamo voluti regalare per Natale, il lettore dvd o Mp3, il videofonino, lo stereo hanno buone probabilità di essere stati fabbricati in Cina: viene da lì, ufficialmente, il 12 per cento dei prodotti di questo tipo venduti in Italia. E lo stesso vale se, come è molto probabile, sotto l'albero abbiamo messo un nuovo pc. Il 6-7 per cento dell'hardware informatico venduto in Italia è made in China e, a conferma della risalita della catena del valore, non si tratta di accessori come il cavo elettrico o qualche memoria. Sono soprattutto personal computer e non di seconda scelta: il marchio cinese più noto, Lenovo, non è altro che la produzione, fino a qualche anno fa, della storica Ibm. Lenovo, Haier o, ad esempio, nell'abbigliamento sportivo, Quechua sono però solo le avanguardie di quella che sarà, presto, una marea, ma che, al momento è un flusso limitato. Sono ancora pochi, infatti, i marchi cinesi che si dichiarano come tali. Nel grosso dei prodotti che importiamo - a cominciare dagli schermi piatti giapponesi o coreani - il made in China è accuratamente mimetizzato. E, il più delle volte, assolutamente nascosto. Di posate, stoviglie, vestiti, elettrodomestici non sapremo mai che sono stati prodotti in Cina e che il marchio italiano è stato apposto solo sul prodotto finito, almeno finché le regole europee sull'etichettatura non diventeranno più severe. Imprese del settore, grande distribuzione importano e rimarchiano. Non è però affare solo di supermercati e centri commerciali. Il marchio che cancella il made in China è, spesso, il frutto di procedure scorrevoli, semplici ed efficienti. Se c'è qualcun altro che si prende cura operativamente della distribuzione, ci potete riuscire da un sottoscala. Esiste un ventaglio di siti web a cui connettersi. Si sceglie il prodotto (telefonini, fotocamere digitali, bluetooth, ma anche spugnette e spazzolini da denti), esattamente come fareste per comprarne uno per casa vostra su uno dei tanti siti di vendite online al dettaglio. La differenza è che, alla voce quantità, potete scrivere mille o centomila (il prezzo cambia, naturalmente). Uno o più produttori cinesi vi faranno avere quanto richiesto. "Senza marchio, ovviamente" spiega uno di questi siti "a quello ci pensate voi". Il problema è che il cinese "che non si vede" non riguarda solo cellulari e spugnette. Per esempio, l'italianissimo sugo che pensate di preparare stasera per i vostri italianissimi spaghetti è, con ogni probabilità, cinese. E anche la zuppa che vostro figlio mangia a scuola. Importiamo dalla Cina cospicue quantità di aglio e di mele, ma, soprattutto "semilavorati per ortofrutta", legumi secchi e funghi che finiscono nei succhi e nelle minestre del catering, nelle mense di scuole ed uffici. E, in quantità imponente, importiamo pomodori. Quest'anno abbiamo importato 150 mila tonnellate di pomodori, una cifra pari ad un quarto della produzione italiana. Non li mangeremo mai in insalata con olio e sale. Arrivano in fusti da 200 chili, che vengono aperti, lavorati e mischiati insieme ai pomodori nostrani dall'industria delle conserve che, per legge, deve indicare solo dove è stato confezionato il prodotto finito, non da dove viene quello che, a noi consumatori, viene venduto, per dire, come "profumo del Golfo" (di Napoli). Se la denazionalizzazione della pasta al pomodoro vi sembra un sacrilegio, pensate alla mozzarella. Quella la fanno ancora nelle campagne italiane, ma il fermento con cui produrre il caglio che, alla fine, farà la mozzarella, è ormai un monopolio cinese. Del resto, la stessa cosa vale per buona parte degli additivi e dei conservanti alimentari. Non sapevate di mangiare tanta Cina? In realtà, fate un passo anche più importante, ogni volta, o quasi, che vi prendete cura della vostra salute. La compressa di antibiotico, la bustina di antinfiammatorio a cui ricorrete quando state male, è stata prodotta e confezionata in Italia o in qualche altro paese europeo. Ma il principio attivo che contiene, quello che la rende una medicina, insomma, soprattutto se il prodotto è quello che si chiama un medicinale generico, cioè un brevetto scaduto e, quindi, copiabile, quasi certamente viene dalla Cina. Niente di male, in teoria. Solo che, mentre i produttori di principi attivi italiani ed europei devono dimostrare a degli ispettori esterni - spiega il presidente di Aschimfarma, l'associazione di settore, Gian Mario Baccalini - come producono nelle loro fabbriche, in Cina basta l'autocertificazione di un dipendente della ditta. Solo il 15-20 per cento degli additivi usati dall'industria farmaceutica italiana, dice Baccalini, viene dalla Cina. Ma la farmaceutica italiana è debole. Le medicine, soprattutto, le importiamo dagli altri paesi europei. Dove la quota dei principi attivi che vengono dalla Cina è l'80 per cento. [ Fonte: Repubblica ] La bilancia e lo statoThursday, 13 December 2007
Proviamo a mettere su un piatto della bilancia i 30 milioni in più per il fondo di rimborso pedaggi che i trasportatori hanno ottenuto dal governo e sull'altra i 2 miliardi di euro come danni subiti dal paese secondo la stima di Federdistribuzione ed uno spreco pari a 800 milioni di euro in frutta e verdura ormai da buttare. Cosa si evince? Che siamo governati da grulli! Continua a leggere "La bilancia e lo stato" Dove vanno i nostri soldi.......Sunday, 25 November 2007
Dove vanno i soldi degli immigrati? Ridi, ridi che mamma a fatto gli GnuttiMonday, 12 November 2007
La notizia: Unipol, confermate in appello le condanne a Consorte e Sacchetti. Il presidente della seconda sezione della Corte d'Appello del Tribunale di Milano ha condannato l'ex presidente di Unipol Giovanni Consorte e l'ex amministratore delegato della compagnia assicurativa Ivano Sacchetti a sei mesi di reclusione, confermando così la condanna di primo grado. Stessa pena per il finanziere bresciano, Emilio Gnutti, che ha deciso di patteggiare. Le conseguenze in uno Stato di diritto: reclusione Le conseguenze nel Paese di Pulcinella: pena sospesa per Consorte e Sacchetti. La pena per Gnutti è stata commutata nel pagamento di 140.520 euro BCE: mancanza di razionalitàWednesday, 17 October 2007L'unione monetaria (ossia i paesi che adottano l'euro) sono al momento 13: Austria, Belgio, Italia, Finlandia, Germania, Grecia, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Slovenia, Paesi Bassi, Spagna e Portogallo. Il tasso di sconto della BCE è unico: il 4%. _______________________________________________________ Lezione di economia: Il tasso di sconto è uno strumento di politica economica con cui è possibile diminuire l'inflazione. Esso è il tasso di interesse a cui la banca centrale dello stato (in questo caso la BCE) presta denaro alle altre banche nazionali. Se la BCE aumenta il tasso di sconto le altre banche aumentano i propri tassi e di conseguenza gli investimenti diminuiscono perchè la restituzione del denaro diviene molto costosa; tutto ciò serve a combattere l'inflazione. Ora però io mi chiedo...abbiamo noi lo stesso livello di inflazione della Slovenia? O della Spagna? O di qualsiasi altro paese dell'area euro? NO!!! In tema di inflazione ogni paese ha una situazione diversa rispetto agli altri e quindi avrebbe bisogno di un proprio tasso di sconto (problema che prima non si presentava poichè le banche centrali avevano ancora il controllo di questo importante strumento). Ma allora perchè per 13 paesi si impone UN UNICO tasso di sconto?! Ma c'è almeno un economista a Bruxelles o ci sono solo politici?! Il deficit e le antiche teorieMonday, 15 October 2007Debito pubblico a livelli record Il debito pubblico italiano continua a crescere e oltrepassa la quota record di 1609,12 miliardi di euro nel mese di aprile 2007. Il dato è stato pubblicato da Bankitalia che evidenzia un aumento del debito pubblico di oltre 4,6 miliardi di euro in un solo mese. Lo scorso anno, nel mese di aprile 2006, il debito pubblico era pari a 1570,1 miliardi di euro. L'allarme per la finanza pubblica italiana era già stato lanciato dalla Banca Centrale Europea (Bce) preoccupata per la minore attenzione dei governi europei nei confronti del Patto di stabilità e del risanamento dei conti pubblici. Lezione di economia: Il deficit ossia il debito pubblico è quel denaro che viene prestato allo stato dai cittadini attraverso l'acquisto di titoli emessi dal tesoro (BOT, CCT, BTP ecc.). Avere uno stato indebitato certo non è una buona cosa per l'economia; esattamente come dei bambini che vedono il proprio papà oberato di debiti. Tuttavia era il 1936 quando il premio nobel John Keynes ideava la teoria del deficit-spending (spesa in deficit) dicendo molto semplicemente che se il debito pubblico fosse stato utilizzato in investimenti produttivi lo stato sarebbe riuscito a pagare gli interessi ai cittadini e ne avrebbe addirittura avuto un guadagno. Per investimenti produttivi si intendono: strade, ponti, aereoporti, ferrovie e in generale infrastrutture. Gli U.S.A. hanno fatto del deficit-spending la loro politica per decenni e non a caso sono il paese con la più forte economia al Mondo. Più che preoccuparmi per l'aumento del debito pubblico io chiederei ai nostri governanti in cosa è stato speso!!! Oggi mi sento..."inattivo"Thursday, 20 September 2007
Leggendo l'articolo qui di seguito su "Repubblica" si fa fatica a capire se in ambito d'occupazione le cose stanno andando bene, male o così così: cala la disoccupazione ma cresce il numero di persone in cerca di occupazione...uhm...e, colpo di scena...arrivano gli inattivi! Quindi? Quindi siamo in Italia... Rilevate 260.000 persone che hanno rinunciato alla ricerca di un lavoro Il tasso di disoccupazione in Italia nel secondo trimestre 2007 è sceso al 5,7 per cento, contro il 6,5 per cento dello stesso periodo 2006. Lo comunica l'Istat, precisando che la riduzione è motivata "fondamentalmente dal diffuso sentimento di scoraggiamento che comporta una rinuncia alla ricerca attiva di lavoro". Se infatti da un lato cresce il numero delle persone in cerca di occupazione, risultato pari a 1,412 milioni di unità, in calo del 12,9% rispetto allo stesso periodo del 2006, cresce anche il numero degli inattivi, 260mila unità in più, concentrato soprattutto nelle regioni meridionali. Chi ha il pane non ha i denti...Saturday, 4 August 2007
Fonte: Etleboro.com Ma che "bontà"....Thursday, 2 August 2007
Notizia di carità pelosa: Interventi sanitari a sostegno dell'infanzia nella Repubblica del Congo Qualche dato interessante (dal sito ENI): Produzione La produzione giornaliera è principalmente fornita dai giacimenti Zatchi (con una produzione giornaliera di circa 16 mila boe/giorno) e Loango (10 mila boe/giorno); Tchibuela e Yanga/Sendji nel permesso Pointe Noire Grand Fonde (complessivamente 14 mila boe/giorno); e dai giacimenti situati nei permessi produttivi Marine VI (circa 11 mila boe/giorno) e Marine VII (3 mila boe/giorno). Esplorazione
Sviluppo Il principale progetto di sviluppo in corso riguarda i giacimenti Awa Paloukou (Eni 90%) e Ikalou-Ikalou Sud (Eni 100%) situati rispettivamente nei permessi Marine X e Madingo. Lo start-up produttivo è atteso nel 2008. Il picco produttivo di 13 mila boe/giorno in quota Eni è previsto nel 2009. Vola Gigino, vola GigettoWednesday, 1 August 2007
E anche Libonati se ne va... Come finì l'era Cimoli, così ora termina l'era Libonati in attesa di una nuova era. Insomma i dinosauri son scomparsi ma i top manager si riproducono nel caldo ventre della mamma Alitalia. Di certo il compenso di 132 mila euro dell'ultimo consiglio di amministrazione della compagnia di bandiera impallidisce di fronte ai precedenti ma son sempre soldini che fanno comodo per mantenere la specie. Per maggiori notizie leggere [ QUI ] il nostro intervento all'epoca (febbraio 2007!) della nomina del Libonati. Avanti il prossimo tirannosaurus rex
(Pagina 1 di 5, in totale 83 notizie)
» pagina seguente
'Coffee Bar' design by David Cummins powered by Serendipity |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||