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La ricetta del giorno: come ti cucino le cavallette (FAO)Monday, 5 May 2008
Ecco i suggerimenti dati in un sito Web della Fao (Food and Agriculture Organisation), organismo dell'Onu, per aiutare a combattere l'orda di cavallette e le ricette come mangiarle. *** Il Presidente del Senegal Abdoulaye Wade ha chiesto la soppressione dell'Agenzia dell'Onu per l'agricoltura e l'alimentazione (Fao), bollandola come "uno spreco di denaro". Intervendo sulla crisi in atto nel mondo a causa del rincaro dei generi alimentari di prima necessità, il Presidente ha puntato il dito contro la Fao, addebitandole gran parte della responsabilità di tale situazione. Il tribunoTuesday, 29 April 2008
Quest’ultima puntata è dedicata alla decodificazione di alcune balle su Beppe Grillo e di Beppe Grillo. Anzitutto delle precisazioni. Come visto, Giuseppe Piero Grillo non ha solo fruito due volte di un condono fiscale tombale, ma anche di un condono edilizio nella sua villa di Sant’Ilario. Come visto, poi, la pretesa di impedire la candidatura di chi abbia avuto delle condanne penali in giudicato (regola che non esiste in nessun Paese del mondo) precluderebbe ogni candidatura di Beppe Grillo medesimo, che è pregiudicato per omicidio colposo plurimo. A questa condanna, raccontata nella puntata di ieri, va aggiunto un patteggiamento per aver definito Rita Levi Montalcini «vecchia p...» in un suo spettacolo del 2001: dovette pagare 8400 euro e la causa civile è ancora in corso, anche perché Grillo sostenne che la scienziata ottenne il Nobel grazie a un’azienda farmaceutica. A proposito dei referendum promossi dalle piazze grillesche, invece, vediamo che anche il promotore Antonio Di Pietro invoca che un parlamentare non resti tale per più di due mandati: ma non ha detto che lui, di mandati, ne ha già collezionati cinque, per un totale di anni 11. Anche Marco Travaglio, venerdì, ha tuonato contro i finanziamenti pubblici all’editoria: ma non ha detto che il suo giornale, l’Unità, percepisce più contributi di tutti, e non «come tutti i giornali italiani» (parole sue, rivolte alla folla beona del V-day), bensì nella modalità assai più danarosa riservata alla stampa politica; dalla Rai all’Unità, insomma, Travaglio è pagato coi soldi dei contribuenti. Per chiudere con la manifestazione di venerdì: Piazza San Carlo è grande 168 per 76 metri, dunque 12.768 metri quadri che moltiplicati per 3 (tre persone ogni metro, e sono già tante) dà 38.304 persone totali, non 120mila come dal blog di Grillo: «Eravamo in 120.000. Chi era presente lo sa e anche chi può informarsi in Rete». Grillo casta di se stesso?Tuesday, 22 April 2008
Fosse dipeso da lui, il libro non sarebbe mai uscito. Perché a dispetto del titolo -"Chi ha paura di Beppe Grillo?" - il più impaurito parrebbe proprio il comico genovese, talmente terrorizzato dall'uscita del volume dal diffidare l'originaria casa editrice (Longanesi) dal procedere alla pubblicazione. Invece il libro in questione - una vera e propria tesi di laurea sul creatore dei "Vaffa day" - dal 15 aprile è sugli scaffali. E le sorprese non mancano. Accanto al mostro della comunicazione capace di soffiare sul fuoco dell'antipolitica e di spopolare su Internet con il suo blog a suon di record di contatti, infatti, spunta il Beppe Grillo che non t'aspetti: refrattario al confronto, geloso del proprio copyright e abile nello sfruttare il successo delle sue pagine web per vendere il "suo" prodotto, ovvero libri, dvd e spettacoli con lui come protagonista indiscusso. Un Grillo «casta di se stesso», come lo definiscono gli autori del libro.
II caso più clamoroso è legato alla sofferta gestazione del libro. Alla fine del 2006, riferisce la Selene edizioni, «la casa editrice Longanesi mette sotto contratto gli autori, annuncia il libro sul proprio catalogo e ad alcuni giornali. Ma il 27 febbraio 2007, la casa editrice invia una comunicazione agli stessi autori con la quale disdice il contratto poiché senza liberatoria da parte di Grillo il libro non può uscire. Pare, dopo aver ricevuto un fax nel quale si diffidava a pubblicare il libro». Una storia che ricalca quanto accaduto per il libro delle edizioni Kaos "Grillo da ridere (per non piangere)", poi uscito nel 2003. E dire che proprio Grillo, in nome della conoscenza «libera e gratuita», ha fatto della battaglia contro il copyright, come ricordano i tre autori, uno dei suoi formidabili cavalli di battaglia.
[Fonte: Libero ] Come è umano lei...Thursday, 17 April 2008
Foto tratta da Libero 17 aprile 2008 Miuccia Prada, in partenza su un jet privato da St. Moriz, per salire sulla scaletta troppo alta per lui si serve della guardia del corpo sdraiata a terra per fargli da gradino. Biùtiful CauntriThursday, 7 February 2008Prove tecniche di democraziaMonday, 10 December 2007
Una buona spia si tiene sempre una carta di riserva, una via di fuga nel caso la situazione si metta al brutto. Per questo a Langley, il quartier generale della Cia, hanno distrutto, contravvenendo agli ordini del potere politico, i video con il brutale interrogatorio di due terroristi. Il «sottomarino» - In particolare quello di Abu Zubayda, un operativo di Al Qaeda, sottoposto al «sottomarino». Lo hanno immerso a testa in giù nell’acqua con uno straccio avvolto attorno al capo. Una situazione che provoca panico nel prigioniero, in quanto pensa di annegare. Un metodo duro, affermano a Washington, che avrebbe spinto il terrorista a fornire notizie utili alla cattura di altri elementi della rete di Osama. Ma questo è avvenuto molto tempo fa e adesso gli 007 temono di essere scaricati, finendo sotto inchiesta – il Congresso procederà a delle audizioni - per aver torturato un individuo. I rapporti tra il mondo dell’intelligence e l’amministrazione Bush attraversano infatti un momento difficile. Le coperture politiche possono saltare, lasciando gli agenti con il cerino in mano, anche se hanno agito in base a precise disposizioni. Tutto in nome della lotta al terrorismo. E la sorpresa davanti allo scandalo manifestata dai parlamentari Usa è di facciata. Molti deputati sapevano. Il “Washington Post” ha rivelato come alcuni tra i più importanti congressisti – compresa Nancy Pelosi – fossero stati informati sulle tecniche impiegate dalla Cia negli interrogatori. Sistemi introdotti nel 2002 e svelati, tre anni dopo, dalla rete Abc. e altre torture, a queste tecniche se ne sono aggiunte altre, impiegate da servizi di sicurezza mediorientali. [ Fonte: Corriere della Sera ] Perugia: viaggio da incubo nella provincia ItaliaFriday, 23 November 2007
Riceviamo da Alessandro e con piacere pubblichiamo Perugia: viaggio da incubo nella provincia Italia Perugia, quasi anonima provincia del "cuore verde" d'Italia, l'Umbria. Perugia, provinciale paese famoso per i Baci ed Eurochocolate, spesso adombrata da Assisi, famosa per ben altre celebrità. Perugia, esempio di modernità nelle infrastrutture (a detta della Lorenzetti, presidente della Regione Umbria). Perugia, esempio di integrazione e di benvenuto agli stranieri (a detta del sindaco Locchi). Domenica sera. Sono oltre due mesi che non metto piede in tarda serata nel centro città. Corso Vannucci, stranamente, è vuoto. Voglio dire, in genere di domenica sera, con temperature invernali, non è il massimo della vita, ma in genere ci sno sempre quelle 400 presenze. E non mancano mai i soliti noti sulle scale del duomo. Soliti noti di carnagione scura, ovviamente. Perugia, esempio di provincia venuta alla ribalta per un omicidio. Perugia, difesa a spada tratta dal suo sindaco in televisione. Quando poi il collegamento mostra gli spacciatori sulle scale del duomo, indisturbati... boh? Vago. Una eccezione. E subito partono gli ordini dal questore, ed in due giorni, la vita giovane di Perugia è stroncata da retate. Prima volta? No, questa è la nostra Italietta, passata la bufera Meredith tutto tornerà alle solite routines. Ricordo circa 5 anni fa, quando ci fu uno dei tanti passaggi di comando presso il Comando Provinciale Carabinieri. Ricordo che subentrò tale Colonnello Gatti. Il sabato successivo, operazione da manuale a mezzanotte: tutte le vie di fuga del centro città bloccate, centinaia di Carabinieri, centinaia di fermi, sequestri, segnalazioni, arresti. Poi il Colonnelo Gatti, per misteriosi interventi divini, ha terminato il suo biennio di comando nell'anonimato di chi è stato silurato. Perugia, se ci cresci. Perugia, quando hai 17 anni, fermato dai Carabinieri perché "sei strano" ma i tunisini sulle scale non lo sono, neanche quando scaraventano a terra una italiana, tossicodipendente, e la riempono di calci, o quando si prendono in pieno centro a coltellate. Nessuno vede, a Perugia. Tutti ignorano. Eppure è il paese troppo cresciuto dove tutti sanno tutto di tutti. Perugia, la provincia dei benestanti. Perugia, la provincia dalle 40 e oltre logge massoniche. Perugia, caposaldo di Indymedia, dove tutti gli esponenti della suddetta sono i figli della Perugia bene. Perugia, dove si è candidato Romagnoli e sede di svariati rappresentanti della cosiddetta "area", anche li, figli di industriali e massoni. Perugia, dove i soliti noti allo stadio fanno i propri porci comodi, vengono portati in questura e rilasciati senza colpo ferire, perché "ha telefonato tal de tali padre di pinco pallino della loggia n". Perugia, se ci cresci. A 17 anni di sera giri per i vicoli con la tua compagna in quel tipico "imboscarsi" adolescenziale, per vedere nelle pietre di centinaia di anni incastrate dosi, siringhe, soldi. Perugia, con cellule del SISDE e del SISMI sproporzionate per una cittadina di 140.000 abitanti. Perugia, sempre al centro delle inchieste sul terrorismo (sarà che è la sede dell'Università per Stranieri?). Perugia, dove cresci da quando hai 15 anni con i soliti noti della DIGOS che a 26 ancora ti fanno le poste davanti al negozio, ma mai si azzardano a seguire chi dovrebbero, perché sono i figli di tal de tali di cui sopra. Perugia, dove la Feltrinelli appena aperta cestina centinaia di curriculum ed assume i figli della Perugia bene, affinché l'affitto sia più basso. Perugia, dove la facoltà di Medicina ogni anno subisce decine di ricorsi al TAR per i concorsi truccati, ricorsi regolarmente affossati col patteggiamento dell'accesso. Perugia, bella vita. Fiumi di cocaina, orgie garantite con le ragazze dell'Erasmus, MDMA o come si scrive a pacchi nei locali, Perugia, 90 nightclub in 140.000 abitanti, Perugia, io ci metto 40 minuti per fare 12 chilometri per via della fila che c'è per le solite ragazze dell'est a battere sulla strada Corcianese. Perugia dove anche gli operai della Perugina - che ora è della NESTLE - hanno il macchinone perché a Perugia o così o nulla. Perugia: un'inchiesta per un buco di bilancio nel comune di 54 milioni di euro scomparsa nei meandri delle notizie. Perugia, comune col buco di bilancio salvato dalla finanziaria e dai soldi delle multe. Perugia: abiti a 12 km dal centro e hai un bus ogni ora, però adesso c'è un minimetrò che sta costando milioni di euro. Solo che dopo che lo hanno costruito, gli ingegneri si sono accorti che è troppo vicino alle abitazioni e fa troppo rumore. Perugia dove i Carabinieri cercano di appurare se le fondamenta dei piloni del minimetrò hanno spostato la falda acquifera del colle su cui la città sorge. Perugia, dove il comune fa finta di non sapere che le scuole del centro, in caso di terremoto, cederebbero senza lasciare scampo. Perugia, dove molti docenti de La Sapienza hanno la seconda cattedra. Con alloggio pagato e quasi doppio stipendio. Perugia: tenore di vita di Milano, criminalità di Napoli. Solo che a Napoli si sa. E si fa vedere. A Perugia, tutto si nasconde nell'ipocrisia borghese. Perugia, dove pochi mesi fa è sparita una pugliese mai più ricomparsa e dove hanno scannato post-orgia un'inglese. Perugia, dove stupri e altro sono all'ordine del giorno. Perugia dove un negozio al centro paga affitti terrificanti però c'è l'alimentari del Bangladesh. Perugia, provincia d'Italia. Sarebbe da chiedersi quante Perugia ci sono in Italia, seppur con nomi differenti. E perché è necessario che vengano fuori solo quando - come nel caso in questione - succede qualcosa di "strano". Er parlà bbuffoThursday, 22 November 2007
Ringraziamo Achille per la sua interpretazione Per Firefox: cliccare QUI «Coso, hai cosato er coso ch’er Zor Coso Eh a sto sciangotto2 tuo tanto curioso Io sce vorebbe vede4 la Madonna Coso, cosa, cosato!... Ma, Vvincenza, Come te perzuadi che la ggente Roma, 3 febbraio 1833 - Gioacchino Belli 1 Il coso, la cosa, il cosare sono belli e comodi vocaboli, che cavano assai bene d’impaccio chi ha difetto di termini: e nel discorso romano fanno una continua ed eccellente figura. 2 Borbottio. 3 Ti risponda. 4 Ci vorrei vedere. Guantanamo: cartigienica per la stampa?Wednesday, 14 November 2007
La notizia che abbiamo battuto dopo il Corriere della Sera è stata ripresa poi sia da ADN che Panorama ma riceviamo notizia che è probabilmente un fake o bufala.... "Mancano tutti i riferimenti generici di documento, mancano le citazioni degli stanag di riferimento, mancanosoprattutto i riferimenti agli OPORD (operation orders). La classificazione anche è sospetta. se fosse vera comunque le procedure di questo tipo - pertinenti nel caso di "prigionieri di guerra" o similari, - sono di pertinenza di ambito j2 e quindi classificabili in ambito NATO almeno come reserved, e gli americani li mettono come confidential. Inoltre secondo gli stanag NATO e americani la classificazione è seguita dalla classificazione secondo il principio della necessità di conoscere, riferita in genere alla limitazione delle forze operative che devono conoscere il documento. Per esempio, un documento emesso da forze NATO può risultare CONFIDENTIAL/KFOR cioè confidenziale con accesso solo alle forze KFOR e cosi via. la classificazione "For official use only" è quantomeno inusuale: "per uso ufficiale" è una dicitura strana e semmai potrebbe identificare appunto una procedura da mostrare all'esterno." Attendiamo l'evolversi e se gli specialisti della carta stampata e non rettificheranno... Guantanamo: cartigienica per premioWednesday, 14 November 2007Scaricare il documento >>>QUI<<<
Si intitola «Camp Delta Standard Operating Procedures» ed è il manuale in cui le forze militari statunitensi hanno appuntato e descritto in modo dettagliato tutte le procedure relative alle attività svolte all'interno del campo di detenzione di Guantanamo Bay. Nella prima pagina del manuale (datato 27 marzo 2003) compare la dicitura «Unclassified//For Official Use Only», intesa a vietarne la lettura da parte di persone non autorizzate, pur riconoscendo che non si tratta di informazioni segrete. Ma di certo non destinate a essere pubblicate online. Tramite WikiLeaks, però, le 238 pagine di cui si compone l'incartamento – lo stesso che nel 2003 l'American Civil Liberties Union (Aclu) aveva chiesto in visione, peraltro senza successo – possono essere sfogliate da chiunque lo desideri. Il Camp Delta Standard Operating Procedures permette quindi di dare uno sguardo all'interno della contestata istituzione in cui a partire dal 2002 gli Stati Uniti hanno imprigionato centinaia di sospetti terroristi, e farsi finalmente un'idea più precisa di quanto accadeva quotidianamente in quelle stanze. C'è Onlus e OnlusTuesday, 16 October 2007Che differenza passa tra questa immagine...
e questa?
Risposta: la prima rappresenta un articolo ed uno speciale di ControInFormazione dedicati alle ONG ed alle ONLUS mentre la seconda immagine è il dossier pubblicato sull'Espresso di questa settimana. La differenza? Noi non proteggiamo nessuno e non siamo protetti da alcuno. Sembra poco, che ce vò!
TradizioneFriday, 14 September 2007
Camionista rumeno taglia la strada ad un'utilitaria e poi la sperona: un morto. http://oknotizie.alice.it/go.php?us=69b040085c0c6d7d
In Italia gli stranieri costituiscono il 51 per cento dei denunciati per rapina o furto in abitazione, il 45 per cento per rapina, il 39 per cento per violenze sessuali, il 36 per cento per gli omicidi consumati e il 31 per cento per quelli tentati, il 27 per cento per lesioni colpose. Se a queste percentuali si sottrae quella relativa agli immigrati regolari, si sale al 74 per cento per omicidio, al 72 per cento per il tentato omicidio, al 62 per cento per violenza carnale e al 63 per cento per sfruttamento della prostituzione.
Magari il camionista in oggetto era in Italia solo per lavoro, di passaggio insomma. Già che c'era ha fatto secco un anziano italiano. Si sarà voluto adeguare alle usanze locali. Bush ed il “Nafta Esaurito”Tuesday, 21 August 2007
Montebello, Quebec-Canada, ieri un crepuscolare Bush ha aperto, con il premier messicano Calderon, e canadese Harper, il padrone di casa, una sessione d’incontri “a tre”, nell’ambito dell’alleanza economica denominata Nafta. Questa stretta collaborazione dei tre stati dell’America del Nord, ideata da Bush/padre ed avallata anche durante l’era democratica di Clinton nel 1994, avrebbe dovuto servire ad armonizzare gli scambi commerciali, e la struttura produttiva di un’area vastissima, forse candidata, nei primi progetti, ad essere la locomotiva dell’economia mondiale. Non che caposaldo di una più ambiziosa meta, in pratica l’aggregazione, in una sorta di “mercato comune americano”, di tutte e due gli emisferi di questo continente. La realtà del Nafta oggi, dopo una decina d’anni dalla sua partenza, ha i connotati di un cocente insuccesso targato “made in USA”. Il settore manifatturiero degli Stati Uniti ha perso per strada, secondo alcune stime, un milione di posti di lavoro, danni ambientali si riscontrano in tutti e tre gli Stati, per la diminuzione dei controlli, mentre in Messico la liberalizzazione del mais, alimento base della popolazione, sta mettendo in ginocchio tanto la produzione, quanto la filiera distributiva, con un conseguente aumento dei prezzi. Fattore questo poco gradito dai messicani…come dargli torto? La “Casa Bianca” è poi più che mai un castello posto sotto assedio elettorale. I due candidati democratici, il caffè/latte Obama (nuova icona del nostrano Veltroni), e la Clinton/moglie/di Bill Hillary, si fanno paladini dei lavoratori statunitensi, chiedendo misure più adeguate e diritti per la classe operaia…vi ricorda qualche cosa? C’è chi invece, come il deputato democratico Kucinich, si spinge verso una politica veramente naif per quelle latitudini, chiedendo, niente meno, che gli USA (fautori del Nafta) se ne vadano sia dall’accordo con Messico e Canada, sia dal WTO (World Trade Organization) …due piccioni con una fava! Le prospettive di un “mercato comune” americano, a guida USA, vanno poi sfumando in quella che è or mai una vera e propria sequenza di retrocessioni politiche ed economiche che, l’amministrazione Bush, ha inanellato in questi ultimi anni, a tutto vantaggio delle potenze asiatiche, Cina ed India, che grazie ad enormi riserve di denaro sonante attirano gli stati dell’America latina come mosche col miele. Il summit per rilanciare il Nafta, che si chiuderà oggi con una conferenza stampa congiunta dei tre attori, rischia dunque di non rappresentare un nuovo punto di partenza, ma l’arrivo in un binario morto.
Il paese delle emergenzeTuesday, 24 July 2007Siamo o no il paese delle emergenze? Piove troppo, emergenza frane. Piove poco, emergenza siccità. E così via per ogni aspetto dal meteorologico al sociale. Basta usare la parola chiave emergenza e ci si nasconde così dietro alla parvenza di un episodio che non poteva essere previsto. Uno scaricarsi la coscienza (semmai esistente) di fronte alle incompetenze di uno stato incapace di gestire la vita del cittadino dall'acqua all'invasione dei rom.
L'invasione dei romeni In Italia sono un milione. Con un primato criminale che fa paura. Così l'ingresso di Bucarest in Europa è diventato un'emergenza
Petrica era in Italia da tempo. È solo la punta di lancia di un esercito di romeni giunti nella penisola, buoni o cattivi, volenterosi o sbandati, convinti di farcela o di darsi alla delinquenza. Tra regolari e irregolari oggi i romeni si aggirano tra gli 800 mila e il milione. Una massa di manovra che crea insicurezza, paura. Se, in base a recenti statistiche, il 42 per cento degli italiani percepisce un pericolo dagli immigrati l'etnia romena è in prima fila. È un pericolo indotto dall'ingresso, dal primo gennaio 2007, di Bucarest nell'Unione europea. Aumentano le folle in cerca di un qualunque lavoro, quello che si trova, anche in nero. Aumentano gli sbarchi dei rom che a Roma e Milano sono ormai un problema quotidiano, vissuto sulla pelle di chi viene scippato perfino da ragazzini sotto i 14 anni, non imputabili. Certo, tutti gli immigrati, romeni compresi, sono una risorsa, danno un contributo alla crescita dell'economia. Ma a spaventare sono le fredde cifre della criminalità, rese note a fine giugno dal rapporto del ministero dell'Interno: 450 pagine di grafici e tabelle che condensano, mettendola a nudo, quella 'percezione di pericolo'. I romeni sono in testa in ben sette su quindici tipi di reati denunciati e commessi da stranieri nel periodo 2004-2006: dagli omicidi (15,4 per cento) alla violenze sessuali (16,2), dai furti d'auto (29,8) o 'con destrezza' (37) alle rapine nelle case (19,8) o nei negozi (26,9) fino alle estorsioni (15). Sono dati che fanno riflettere. Per tante ragioni. Marzio Barbagli, docente di Sociologia a Bologna, nonché coordinatore scientifico del dossier del ministro Giuliano Amato, dice a 'L'espresso': "Oggi i romeni sono la prima nazionalità per numero di presenze in Italia". Di più: Insomma, è un primato dopo l'altro. Stracciato anche quello degli espulsi tra il 1998 e il 2006: 60 mila, davanti ad Albania (50 mila) e Marocco (24 mila). Se si guarda anche ai romeni soltanto 'rintracciati', ma non necessariamente poi cacciati, si sfiora quota centomila nel triennio 2003-2006. Sono numeri inquietanti, che danno il senso della rivoluzione strisciante, da Nord a Sud. Così, si sa che al 13 luglio, secondo dati dell'amministrazione penitenziaria, sono 2.304 gli ospiti romeni nelle carceri italiane, su un totale di 15.848 stranieri, ovvero quasi il 15 per cento. Una soglia di guardia. E non è una coincidenza che proprio il giorno prima, giovedì 12, il presidente del Consiglio Romano Prodi abbia ricevuto il suo omologo di Bucarest Calin Popescu Tariceanu. Al centro dei colloqui l'emergenza sul fronte immigrati. Con un primo provvedimento concreto: nove poliziotti trasferiti a Roma, pronti a collaborare con i loro colleghi italiani. Sì, ormai siamo a una sorta di 'codice rosso', un livello che richiede interventi urgenti al Nord, ma anche al Centro, dove si concentra la maggior parte dei crimini. E dove le bande romene hanno soppiantato gli albanesi una volta padroni incontrastati delle piazze lombarde e piemontesi. Anzi, in base al dossier del Viminale, le stesse "sembrano ripercorrere, in modo più rapido, le tappe evolutive che hanno caratterizzato l'escalation della malavita albanese". Alcune delle loro specialità: sfruttamento della prostituzione, tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù. Marius Torok è stato duramente punito, condannato in marzo dal Tribunale di Milano a undici anni. Controllava un giro di ragazzi minorenni, uno addirittura sotto i 14 anni, costretti a battere nella tristemente famosa piazza Trento. Vasile, questo il nome dell'adolescente, era stato venduto dalla madre per poi trasformarsi in 'bello di notte' e ladro di giorno. Il rosario dei raid viene sgranato nelle ville torinesi con costante regolarità? Finalmente una gang di sette romeni viene bloccata in primavera proprio mentre sta progettando un altro colpo. Avevano da poco svaligiato un bar tabaccheria di Farandole di Caprie, arraffando 18 mila euro cash e 700 euro in ricariche telefoniche. Che i balordi avevano attivato, facendosi così scoprire. Balordi, ma spietati, decisi a usare sulle vittime perfino mazze da baseball, si sente in alcune intercettazioni, "per rompergli le gambe senza ammazzarli. Morti non ci servono, devono dirci tutto sulla cassaforte e suoi gioielli". Il documento del ministero dell'Interno dedica ampio spazio ai furti di rame nel 2006: centinaia di tonnellate rubate soprattutto nei magazzini delle ferrovie dello Stato. In aprile i carabinieri di Verbania hanno sgominato un gruppo di sei romeni, autori di incursioni nelle province di Torino, Alessandria e Novara. In un altro caso, in un campo nomadi vicino a Torino sono finiti in manette altri cinque romeni. Giovanotti ingegnosi che utilizzando macchine sofisticate erano riusciti a sguainare cavi elettrici per estrarne 15 preziose tonnellate di metallo. Ma la vera grande novità della delinquenza importata dalla Romania è la contraffazione delle carte di credito. È caccia aperta ai cervelli balcanici del software che hanno inventato il metodo per creare speciali microchip, skimmer in gergo tecnico. Vanno installati nelle apparecchiature Pos di negozi o supermercati per carpire i codici delle carte di pagamento di ignari clienti. Codici che poi devono essere 'riportati' sulle bande magnetiche di una qualunque tessera. Secondo la Guardia di finanza, tra la primavera del 2006 e l'estate del 2007, i ladri dei bancomat hanno fatto danni per 8 milioni di euro. Senza badare a spese. Come quel romeno che parlando al telefono con un amico si vantava di trovarsi in un lussuoso ristorante di Lione: "Qui un piatto di carne costa 170 euro. Ma non ha importanza. Con l'ultima clonazione ho guadagnato 20 mila euro". Naturalmente questi sono fatti estremi, l'apice di una criminalità, che tanto più fa notizia quanto più si gonfia l'aritmetica dei romeni oggi in Italia. Già, quanti sono? Per la Caritas erano 271 mila alla fine del 2005. Si stima che oggi, quelli regolari, siano almeno 400 mila, cresciuti soprattutto dopo il 1 gennaio 2007. Soltanto a Roma e provincia sono 65 mila, con aumento di tre volte in soli quattro anni. Se soltanto si guarda ai passeggeri arrivati negli aeroporti della capitale dalla Romania nel primo semestre di quest'anno, ci si imbatte in queste cifre: 210 mila a Fiumicino e 60-70 mila a Ciampino. Secondo la prefettura, tra pullman, pulmini e auto private si tocca la vetta di mille al giorno. Ma gli irregolari si possono contare? Esistono solo stime ufficiose, allarmanti. In una lettera aperta che la Lega dei romeni nel nostro paese ha inviato a fine 2006 a Romano Prodi auspicando di non chiudere la porta ai propri lavoratori dopo l'inizio del 2007, viene indicata questa statistica: "Oggi in Italia, se si calcolano anche gli irregolari, vivono più di un milione di romeni". Possibile? Su questa valutazione concorda anche il presidente di 'Identitatea Romaneasca', il partito dei romeni in Italia, Giancarlo Germani, un avvocato di Roma, spiegando perché: "In Romania manca qualche milione di persone, partite per l'estero in cerca di fortuna". Dichiara a 'L'espresso' il giornalista Sorin Cehan, direttore di 'Gazeta Romaneasca', due redazioni, una a Bucarest e una a Roma: "In Spagna ci sono un milione di romeni. In Italia almeno 800 mila". Anche alla Camera di commercio italo-romena di Bucarest convengono su queste analisi. Il motivo è sempre lo stesso: in patria, dove la disoccupazione è ai minimi storici, la manodopera è rara e per assumerla bisogna rivolgersi altrove, in Cina, Ucraina, Moldova. Oppure in India, come confida Pietro Francisci, titolare della 'Coister': "Ho un'azienda di costruzioni edili, 600 dipendenti. Avevo bisogno di 100 operai, li ho cercati laggiù". Preoccupazioni. Ansie. Rilanciate dalle nuove realtà metropolitane: i rom. A Roma ce ne sarebbero 10-15 mila. Molti vivono in 11 campi attrezzati (28 ne sono stati chiusi in passato). Altri si sono piazzati in aree semiabusive, fornite di fontanelle e bagni chimici. Altri ancora dormono un po' lungo le rive del Tevere e dell'Aniene, o sotto i ponti della città. A Milano i rom vivono in nove campi autorizzati. Ma dove si stabiliscono, creano situazione esplosive. Non sono tollerati da chi se li trova vicino. Proteste. Richieste di sgombero. Rivendicazioni di rispetto dell'igiene, tra cassonetti che vomitano sporcizia e odori nauseabondi. Ogni tanto ci scappa un incendio, che manda in fumo baracche e suppellettili. Come quello del 29 giugno, in via San Dionigi, a due passi dal Corvetto, sud della città, a ridosso della frazione di Chiaravalle. Qui la rabbia era già scoppiata due giorni prima, il 27, con una fiaccolata. Qui fa capolinea il bus 77, direzione Largo Augusto, fino a poche settimane fa scambiato per una latrina pubblica. Poi da giugno viaggiano sul mezzo pubblico anche dei vigili urbani. Controllano che nessuno faccia i suoi bisogni. A Chiaravalle la pensano all'unisono Forza Italia, Lega e Ds, e perfino il Sunia, il sindacato inquilini della sinistra: i rom se ne vadano da un'altra parte. Ma quanti sono i nomadi all'ombra della Madonnina? Seimila secondo la Prefettura, 10 mila secondo la polizia locale. Vengono dalla Romania, ma ci sono anche italiani, bosniaci, kosovari. Paladino della tolleranza zero, il vicesindaco Riccardo De Corato, senatore di An: "Dal primo gennaio ne sono venuti almeno 1.500-2 mila. Ogni giorno ricevo in media 15-20 telefonate che mi segnalano nuovi arrivi. Alcuni rom si sono costruiti delle villette, almeno una ventina, al Parco Sud, verso Cusago. Una è stata abbattuta con l'intervento di un magistrato". Eppure in questo scenario un po' cupo uno sprazzo di luce c'è, quando è stata concessa l'area di Triboniano, a fianco del Cimitero Maggiore, un omaggio della municipalità: roulotte numerate, oltre 500 persone che le occupano. In cambio i rom si sono iscritti all'anagrafe, con tanto di documento d'identità che attesta l'indirizzo 'en plein air' dove vivono, via Barzaghi 16. Pagano le bollette di acqua e luce, e mandano i loro ragazzi a scuola. A Triboniano entrano con un 'badge'. Sia i rom di Milano sia quelli di Roma provengono da Craiova, Turnu Severin e Calarasi. Walter Veltroni, come sindaco della capitale, si è già incontrato con le autorità di queste tre città romene e con il premier Tariceanu. Sul tappeto un'intesa che prevede finanziamenti per favorire lo sviluppo locale, corsi di formazione professionale dei romeni a Roma, sostegno ai programmi di rimpatrio volontario. È una linea che trova d'accordo anche il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, un diessino favorevole alla politica degli sgomberi:"Bisogna venire incontro ai cittadini. C'è un limite alla sostenibilità". Rom. Romeni. Criminalità in forte ascesa. Eppure Roma è lontana. Il professor Barbagli lancia il suo j'accuse: "La legge Bossi-Fini è stata un fallimento. Ma oggi la situazione resta quella di un paese che spreca enormi risorse. Si pesta l'acqua nel mortaio. I poliziotti sono frustrati. Investono tante energie, ma vedono che chi viola il codice non viene rimpatriato. Le persone indesiderate vanno espulse. C'è un progressivo allontanamento tra le richieste della gente, specialmente delle regioni settentrionali, e la risposta della classe politica. Che è propagandistica, quella del centrodestra. Oppure è una risposta debole, quella del centrosinistra. Perché chi di quest'ultima coalizione affronta i problemi veri dell'immigrazione sono i sindaci, a contatto diretto con i loro concittadini". La palla torna dunque al governo Prodi. Farà qualcosa? Oppure i Petrica continueranno a puntare sull'Italia, dove clonando un bancomat si guadagnano cinquecento-mille euro in cinque minuti? [ Fonte: L'Espresso ] L'industria dell'11 settembreTuesday, 26 June 2007Non temiamo smentite se affermiamo - parafrasando il titolo di un libro sull'olocausto - che l'11 settembre abbia rappresentato e rappresenti un'industria a livello mondiale. Dai libri ai video, dai seminari alle conferenze, dagli esperti ai poco esperti sino a giungere ai tuttologi, molti - troppi! - ne hanno tratto e ne stanno traendo benefici. L’ultima trovata arriva da un team di ricercatori della Purdue University che, sfruttando le più recenti tecnologie di simulazione in 3d, è riuscito a ricostruire i 3-4 secondi successivi all’impatto. Insomma, Thanks Amerika. Riso amaroThursday, 7 June 2007![]() La guerra del riso riempie l'Italia di zanzare La necessità di fronteggiare la concorrenza cinese obbliga ad aprire sempre nuove risaie. E per gli insetti si moltiplicano i nidi MILANO - Estate e zanzare. Un binomio indissolubile e da qualche anno sempre più fastidioso. Non solo per l'arrivo della zanzara tigre che punge anche di giorno, ma per il fatto che «da 10 anni a questa parte il numero di questi insetti in Italia è in costante aumento. Tanto che alcune aree del Paese sono letteralmente infestate, e in passato è stato necessario l'intervento della Protezione civile». Enrico Alleva, etologo dell'Istituto superiore di sanitá (Iss), spiega che in molti casi la colpa è «della rivalitá Italia-Cina nella produzione del riso. La competizione tra i due Paesi - sottolinea l'esperto all'agenzia di stampa Adnkronos - spinge gli agricoltori italiani a dedicare sempre maggiori aree alle risaie, l'ambiente ideale per le zanzare». HABITAT IDEALE - Alleva assicura che ormai dal Piemonte fino alla foce del Po tutto il bacino della pianura Padana è diventato l'habitat ideale delle zanzare. «A favorire la loro proliferazione - dice - sono anche le nuove tecniche di coltivazione del riso, che prevedono l'allagamento dei campi e, dopo la prima crescita delle erbacce, l'utilizzo di erbicida e disseccazione dei solchi, prima della crescita delle vere e proprie piante del riso. Con questo alternarsi di zona umida e secca - avverte l'esperto - le zanzare vanno a nozze perchè si riproducono con estrema velocitá depositando le larve nelle pozze d'acqua prima che i campi si secchino. NEMICI FUORI GIOCO - «In questo breve lasso di tempo non fanno in tempo invece ad arrivare i tradizionali nemici delle zanzare - sottolinea Alleva - pesci, rospi e rettili, voraci delle larve di questi insetti». Insomma, precisa l'etologo, «l'alta qualitá del riso italiano, gloria nazionale, ci costa punture e notti insonni». (Corsera) Conservare le antiche tradizioni, e le originarie colture che danno inconfondibili sapori alla nostra cucina costa, si sa. Qualche goccia di sangue e qualche grattina non sono un dazio esorbitante... mi chiedo però perché mai si debba sconvolgere un ecosistema, solo perché è l'unico modo per impedire la concorrenza sleale di prodotti cinesi? Perché non troncare il problema all'origine, e goderci il nostro riso possibilmente senza ammorbarci l'estate con abnormi sciami di zanzare... Il Grande ProvocatoreSunday, 3 June 2007
Endemol Italia: "Burla del 'Grande Donatore' è servita" Roma, 2 giu. (Adnkronos/Ign) - La Endemol ammette: il reality che metteva in palio un rene era solo uno scherzo per attirare l'attenzione sul problema della donazione degli organi. Ma questo annuncio non fa che alimentare la polemica sull'iniziativa ospitata da un'emittente olandese. [...] "Certo è che un genere come il reality, sempre più bistrattato e criticato, è riuscito in tutta Europa, con questo escamotage, nell'impresa di sollevare l'attenzione su un problema attuale come quello della donazione di organi e di veicolare un messaggio importante sulla carenza di donatori". "Bisogna dar atto quindi agli ideatori di questa operazione - spiega Endemol Italia in una nota - da molti definita 'di cattivo gusto', di essere riusciti, anche se in maniera estrema, a far riflettere su un problema drammatico che riguarda tutta la società. La provocazione è servita, il dibattito è stato aperto. Ci auguriamo, ora, che il coro di voci di politici e operatori del settore che si è legittimamente sollevato e indignato di fronte alla possibilità di donare un rene tramite uno show televisivo, possa far sentire ancora di più la sua voce, impegnandosi in una vera e propria campagna per sensibilizzare l'opinione pubblica su questo grave problema". [...] Provocazione: parola d'ordine, ormai fin troppo usurata, che vale per ogni attività intellettuale ormai riferita alla comunicazione per le masse, dal giornalismo alla produzione artistica. Il popolo è massa ignorante che non deve pensare troppo, basta che reagisca opportunamente agli stimoli, alle provocazioni che appunto stimolano gli istinti più bassi. Se questa è l'essenza del regime democratico... Voleva una casetta piccolina in Baghdad...Thursday, 31 May 2007![]() ... This self-contained compound will include the embassy itself, residences for the ambassador and staff, PX, commissary, cinema, retail and shopping, restaurants, schools, fire station and supporting facilities such as power generation, water purification system, telecommunications, and waste water treatment facilities. In total, the 104 acre compound will include over twenty buildings including one classified secure structure and housing for over 380 families. ...
(altre immagini su: Berger Architecture) In Irak le cose non vanno molto bene, e ormai non basta censurare i blog dei militari per non farlo sapere all'opinione pubblica. Eppure qualcosa dei grandi progetti americani a Baghdad sta per essere realizzato, a settembre sarà pronta la più grande e costosa ambasciata del mondo, una città nella città, una specie di Vaticano USA a Baghdad, con negozi, appartamenti per 380 famiglie, scuole, cinema, generatori, depuratori servizi di tutti i tipi (sempre meglio non fidarsi), per una superficie superiore a 80 campi da calcio. Il tutto per la modica spesa prevista di soli 592 milioni di dollari. Sono generosi gli americani, un poligono di tiro così invitante se lo sogna ogni terrorista... ma soprattutto complimenti per un'iniziativa, che ancora di più porterà simpatia e ammirazione da parte della popolazione indigena. | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||