Tuesday, 29 April 2008
Salutiamo il nuovo sindaco di Roma. Finalmente ce ne sarà pure per lui. 
Monday, 14 April 2008

Facciamo due conti, visto che nessun organo d'informazione di stato si degna a farlo. Prendendo in considerazione i dati per la Camera. Italiani aventi diritto la voto: 47.126.326 Astensione (così come vengono date dal regime): 3,152 % Sembrerebbe un dato insignificante. Ma non lo è. E' andato a votare l'80,45% degli aventi diritto e quel 3,152% di cui sopra si riferisce alla differenza con coloro che votarono nel 2006 pari a 83,61% degli aventi diritto. Ma continuiamo. Alle ore 22 hanno votato per il Popolo delle Libertà: 7.674.918 d'italiani mentre per il Partito Democratico: 7.306.073 d'italiani COLORO CHE NON HANNO VOTATO SONO 9.206.127 ITALIANI
Ovvero il primo partito d'Italia. Nessuno ve lo dirà e nessuno ve lo farà intendere. W LA DEMOCRAZIA! W LA LIBERTA'!
Monday, 14 April 2008
Iniziano a scaldarsi i funamboli-opinionisti-servi-del-regime per spiegarci il dato emergente sull'astensione... Corbetta: "L'astensione non è un'anomalia italiana, punirà tutti i partiti in egual misura" Avrà un effetto «democratico». Colpirà gli schieramenti in egual misura, non penalizzerà nessuno in modo particolare. Sarà questo il risultato dell'aumento dell'astensione secondo Piergiorgio Corbetta, direttore di ricerca dell'Istituto Cattaneo di Bologna. Professore, deve preoccupare la crescita del numero di persone che scelgono di non scegliere? «No. Intanto noi, nel quadro dei Paesi democratici, rimaniamo una nazione con il più alto tasso di votanti. Anche se la tendenza è decrescente, non c'è una vera inversione di tendenza. E bisogna mettere in conto l'invecchiamento della popolazione, perché chi è anziano va a votare meno volentieri». Perchè non le condizioni metereologiche? Quali sono le origini del fenomeno?
«L'astensione ha due orgini: l'apatia e la protesta. Quest'ultima causa è molto più nascosta ma è inferiore al disinteresse. Bisogna sottolineare, inoltre, che negli anni '70 i partiti si mobilitavano. Dc e Pci andavano a tirar fuori di casa i malati, i comunisti avevano l'elenco di tutti i loro simpatizzanti e, se ancora non avevano votato, il lunedì andavano a cercarli. Oggi non è più così». Ovviamente per il nostro so-tutto-io è il disinteresse la causa primaria e non che ci avete lo rotto i...
Stiamo diventando un Paese anomalo, finiremo come negli Usa dove una grossa porzione degli aventi diritto non vota più?
«Non sarei apocalittico. Stiamo solo diventando un Paese normale, senza più Guelfi e Ghibellini, Don Camilli e Pepponi». Magari, ma certi ragionamenti non fanno certo sperare in una direzione verso la normalità, tutt'altro...Insomma il fatto che non vi siano più contrapposizioni porterebbe all'astensione?
A far passare la «voglia» di andare alle urne ha contribuito una campagna elettorale noiosa?
«È possibile. Però conta di più l'impossibilità di eleggere i propri rappresentanti. Con questa legge elettorale non ci sono le preferenze e non c'è neanche la competizione, almeno a livello locale. I candidati non si mobilitano nei quartieri, come avveniva con il "Mattarellum". Si gioca tutto sui grandi leader. Prima migliaia di candidati catturavano consensi sul territorio, c'era una rete parentale e amicale e funzionava così anche sul posto di lavoro». La ricerca della causa è veramente un'opera certosina. Non ci sono i Guelfi, non ci sono le preferenze, non c'è il "Mattarellum" ma attenzione a dire altro, mi raccomando!
E la televisione?
«Quello che si vede in tv passa, scivola via. È molto più efficace una chiaccherata con il vicino di casa. Invece la rete sociale è stata totalmente messa fuori campo dalla nuova legge elettorale e la campagna ai fini dello spostamento dei voti è stata quasi irrilevante».
E il confronto tv che non c'è stato fra Berlusconi e Veltroni?
«Avrebbe avuto in ogni caso un effetto debole sull'elettorato incerto e disinteressato». Sempre disinteressato, notare bene.
Fonte: Il Tempo ...continua con il solito disco. La voce del padrone.
Monday, 14 April 2008
Sunday, 13 April 2008
ELEZIONI: IMPRENDITORE STRAPPA SCHEDA E POI LA INGOIA IN UN SEGGIO A SORRENTOSorrento, 13 apr. (Adnkronos) - Un imprenditore, elettore in un seggio in una scuola di Sorrento "per protesta contro il sistema politico" ha strappato una scheda e dopo averla fatta a pezzettini l'ha ingoiata. Il presidente ha avvertito un poliziotto in servizio nella scuola il quale poi a sua volta ha avvertito il commissariato di polizia di Sorrento. L'uomo, un imprenditore impegnato nella produzione di limoncello è stato denunciato per distruzione di scheda elettorale. (Iam/Pe/Adnkronos)
Sunday, 13 April 2008
Dal sito de Il Sole 24 Ore [ domenica 13 ore 14.00 ] Pesa il rischio astensionedi Barbara Fiammeri Domenica 13 Aprile 2008 La campagna elettorale è entrata nella fascia protetta del silenzio mediatico. Ma il porta a porta prosegue anche ora, ad urne aperte. L'obiettivo è catturare il voto dei cosiddetti indecisi, di coloro che non hanno scelto se votare oppure per chi. Sia Silvio Berlusconi che Walter Veltroni, si sono appellati più volte a questo bacino potenziale di elettori, che potrebbe aggiudicare all'uno o all'altro la vittoria e dunque il Governo del Paese. «Noi non possiamo più fare appelli pubblici ma voi sì», hanno detto entrambi i leader di Pdl e Pd ai rispettivi sostenitori nei loro comizi finali. Un'attenzione più che giustificata, visto che gli ultimi sondaggi pubblicati segnalavano una quota di incerti pari a circa il 30% dell'intero elettorato. Se per ipotesi questi incerti nel frattempo non si fossero convinti, il risultato sarebbe un record storico di astensioni. Finora infatti non si è mai scesi sotto l'80%. La tendenza al non-voto però è cresciuta negli ultimi anni e sempre più velocemente. Basti pensare che in trent'anni, ossia dal 1948 al 1979, la quota di elettori è sempre rimasta superiore al 90 per cento. Mentre da allora a oggi c'è stata una riduzione costante e continua di quasi dieci punti percentuali. L'ipotesi più probabile è che la tentenza sia confermata, ovvero che ci sia un'ulteriore erosione nel numero dei votanti ma certamente non pari al 30%. Pertanto, più di qualcuno in questi ultimi giorni la sua scelta l'ha fatta e inevitabilmente condizionerà il risultato finale. Un «condizionamento» che potrebbe anche essere indiretto. Vale a dire, che il risultato definitivo non dipenderà solo da quanti voti complessivamente si aggiudicheranno i due maggiori partiti, ma anche dalla ripartizione territoriale degli stessi e dalla performance dei cosidetti partitini. La supplica al «voto utile» lanciata ossessivamente da Berlusconi, affinché gli elettori di centro-destra non si lascino conquistare dall'Unione di centro di Casini o da La destra di Storace, ne è la conferma. Veltroni usa un linguaggio più soft: « Ogni voto è utile, però naturalmente è chiaro che in questo momento, in maniera evidente, il confronto per il Governo del Paese è tra il Partito Democratico e il Popolo della Liberta». Un tam tam che certamente gli altri candidati premier non apprezzano. In gioco c'è infatti la rappresentanza di una larga fetta di elettorato, che rischia di rimanere fuori dal Parlamento. Interessi contrapposti, difficili da quantificare in termini di voti e soprattutto di seggi. Non solo per l'assurdità di questa legge elettorale ma soprattutto perché sono saltate le allenze che hanno caratterizzato gli ultimi 15 anni di vita politica. Il primo interrogativo, che non a caso diversi opinionisti hanno posto al centro delle loro analisi in questi giorni, è se l'elettorato premierà l'idea di un sistema fondato sul bipartitismo oppure se prevarrà la rivendicazione delle identità. A deciderlo, probabilmente, saranno proprio quella fetta di elettori che fino a pochi giorni fà (se non ore) non avevano ancora deciso su chi puntare. Quel 10% circa di cittadini, che pur avendo votato negli ultimi anni, non riusciva ancora la scorsa settimana a manifestare una scelta convinta. Forse ne sono inconsapevoli, ma è a loro che i candidati premier si sono rivolti nei ripetuti appelli al voto. Per loro hanno perso la voce e il sonno, a loro imputeranno la loro vittoria o sconfitta.
Friday, 11 April 2008

Le cosiddette "statue parlanti" sono l'arma con la quale Roma si è sempre opposta all'arroganza e alla corruzione delle classi dominanti con grande senso dell'umorismo. Fin dagli inizi del XVI secolo, cartelli satirici venivano appesi nottetempo presso un numero di statue che sorgevano in luoghi ben frequentati della città, così che la mattina seguente chiunque potesse leggerli, prima che fossero rimossi dalle guardie. I cartelli a volte avevano poesie, a volte dei dialoghi umoristici; nella maggior parte dei casi bersaglio della satira era il papa. E gli autori, ovviamente, rimanevano ignoti. Il popolo cominciò ad assegnare dei soprannomi a queste statue, delle quali la più famosa era "Pasquino che faceva parte della "congrega degli arguti", com'era chiamata l'associazione fra il torso di Pasquino e le altre "statue parlanti" di Roma, Marforio, Madama Lucrezia, l'abate Luigi, il Facchino ed il Babuino. Le pene per i colpevoli di "pasquinate" erano severissime e giungevano fino alla massima pena, quella capitale. Dal 1501 "Pasquino" si trova alle spalle della grande piazza Navona, in un piccolo slargo che dalla statua prende il nome di piazza Pasquino.
Thursday, 10 April 2008
Riceviamo e volentieri pubblichiamo 
Egregio Sig.Veltroni, la lettera che lei mi ha inviato qualche giorno ritengo sia il più fulgido esempio di bieca campagna elettorale vecchio stile. Per prima cosa io e lei non ci conosciamo, dunque ritengo inopportuno da parte sua aver usato il tono confidenziale che caratterizza la missiva. Certo, lei è un personaggio noto, uomo politico sicuramente di primo piano, ma questo penso non le da il diritto di rivolgersi a me come se io fossi un suo amico. Dalle sue parole una persona sembra portata a pensare che lei non abbia mai avuto responsabilità di nessun genere nella vita pubblica di questa nazione. Riga dopo riga leggo tutta una giaculatoria melensa su quanto lei voglia “cambiare” il modo di fare politica, mettendo al centro vaghe parole che, secondo lei, dovrebbero indurmi a preferirla ad altri che, come lei, mi fanno promesse tanto simili quanto fumose. “Ambiente”, “legalità”, “lavoro”, “pace”, “diritti umani” ecc. tutte belle parole che dovrebbero toccare le corde della mia sensibilità di “giovane”, secondo uno stereotipo che fissa me, e quelli della mia generazione, divisi in due grandi categorie: “Pirla materialisti”, da una parte, “pirla idealisti” dall'altra. Per la sua retorica il bersaglio è rappresentato dal giovane/tipo “pirla idealista”. Quello per intenderci che sa tutto sulla fame nel mondo, ma che non s'azzarda ad aiutare gli anziani del suo quartiere, che marcia a spron battuto per i diritti dei gorilla omosessuali, o per le minoranze etniche della Papuasia, e magari però ritiene “retrogrado” chi,ad esempio come me, vorrebbe difendere l'identità culturale europea. Le sue parole sono calzanti per quel soggetto evanescente che caratterizza la nostra epoca, il suo tentativo d'accreditarsi quale “nuovo”, rispecchia il vuoto di una cultura politica priva di spessore etico, filosofico, ideologico. Con la sua lettera non si discosta dal suo più acerrimo concorrente alla massima poltrona dello Stato italico. Lei tenta di “vendere” se stesso, ed il suo prodotto allucinogeno, nel modo più spregiudicato, pur di rosicchiare qualche voto in più, così che i suoi pretoriani possano avere maggiori opportunità per essere “nuovamente” seduti tra i banchi dei palazzi importanti. “Essere giovani nel 2008 non è facile...”. Che ne sa lei di come sto io? Lei di me ha in mente uno stereotipo, che le serve solo per gettare il suo amo elettorale e vedere se abbocco al momento del voto. Incalza su quanto l'Italia sia culturalmente e professionalmente incapace di valorizzare i suoi talenti, sempre con quella prosopopea da immacolato moralista. Ma lei non è stato uno tra i massimi quadri dirigenti del Partito Comunista Italiano? Lei non ha ricoperto incarichi nella politica nazionale? Lei non è stato fino a ieri il sindaco di Roma! Francamente Sig.Veltroni non posso che rifiutare la sua missiva, non ritenendomi eticamente mosso da nessuna voglia di costruire “con lei” e con i suoi “giovani coetanei”, compagni di partito, un'Italia “moderna, più serena,veloce e giusta”. Per me la vostra “buona politica” è come un “Tampax”, quando avrete assorbito abbastanza consensi tornerete a farvi gli affari vostri, tutto il resto sarà gettato nell'immondizia...magari a Napoli.
P.S. Vorrei sapere chi le ha poi fornito i miei dati anagrafici ed il mio indirizzo, visto che non ho MAI aderito al suo partito.
Cordiali saluti.
Gabriele Gruppo
Thursday, 10 April 2008
Friday, 28 March 2008
Friday, 28 March 2008
Friday, 28 March 2008
Thursday, 20 March 2008
Thursday, 20 March 2008

"Ero partita in quarta, con tanto entusiasmo. Mi sono sentita ingannata". Reagisce così Milly D'Abbraccio, alla notizia che la sua candidatura a consigliere comunale a Roma, in una lista a sostegno di Franco Grillini, è saltata. "Ho chiamato Grillini e lui - racconta all'ADNKRONOS Milly D'Abbraccio - mi ha detto che la lista non si faceva più. Ci sono rimasta male, mi veniva da piangere". Anche a noi...
Sunday, 16 March 2008

Finalmente l'hanno ammesso: è un gioco! AGI 15 marzo 2008 "Chi vince comanda". Cosi' Walter Veltroni risponde a chi gli chiede di larghe intese. In caso di pareggio "a quel punto qualcuno deve prendersi le sue responsabilita'. A quel punto il problema non e' del governo ma delle regole del gioco. Serve convergenza sulle regole del gioco" ANSA 15 marzo 2008
"Ci sono questioni che riguardano il Paese in generale che vanno affrontate insieme come regole del gioco che vanno scritte insieme, ma poi si gioca uno contro l'altro e chi vince governa e chi perde si prepara a governare dopo".
Saturday, 15 March 2008

Mi seguono di più se resto o me ne vado? E' la nuova moda dei candidati in tv, non difficile da praticare, del resto: bastano uno studio tv, un programma di approfondimento politico e le telecamere della diretta. La scena è assicurata. L’eco mediatica pure: ci si alza da poltrone e divani, si urla “basta, me ne vado” e si lasciano di stucco conduttore, ospiti e pubblico. Solo la scorsa settimana è toccato prima al socialista Enrico Boselli e poi all’Udc Pierferdinando Casini. Ora tutti a chiedersi se la politica sia in rotta anche con la tv. Oppure se, in tempi di antipolitica conclamata, gli abitanti del Palazzo non cerchino il coup de théâtre, convinti di far più scalpore abbandonando il confronto tv piuttosto che restare a parlare di programmi, punti, sondaggi, cifre, candidature. Oppure che non abbiano più un cazzo da dire?
Friday, 14 March 2008
Reuters: (Berlusconi) "Io so che non ce n'è un'altra [se non la ricetta liberale]... Questo è quello che possiamo promettere: un governo di buon senso e che garantirà assolutamente di non aumentare il prelievo fiscale, ma anzi di diminuirlo. Possiamo garantire che non aumenteremo nessuna imposta" 
Cucinati a fuoco lento...
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