«Oggi è un antifascista d’acciaio, ma prima di fare il partigiano è stato un fascista scaldato e anche un razzista antisemita».
Così si confronta Giampaolo Pansa nel suo libro - La Grande Bugia – verso il “collega” Giorgio Bocca.
Eppure quest’ultimo non ebbe a lesinare commenti al vetriolo già nel 2003 quando uscirono le prime anticipazioni de Il Sangue dei Vinti. Leggiamo assieme alcuni di questi estrapolati da un’intervista rilasciata da Bocca sul momento a Liberazione:
"Un libro vergognoso". "Anche in questi tempi di opportunisti e voltagabbana, dovrebbe esserci un qualche limite, perlomeno di decenza e di dignità personale”. "Robaccia e menzogne già scritte e riscritte”.
Insomma Bocca non ha risparmiato di certo critiche nei riguardi dello scrittore di Casale Monferrato.
Ma questi risponde a tre anni di distanza a mo’ di schermitore di fioretto e ne La Grande Bugia il suo affondo massimo viene ad esprimersi con le seguenti parole: «… Bocca non è stato soltanto un campione della carta stampata: è stato anche, e lo è ancora, un campionissimo delle contraddizioni».
A nostro modesto parere il singolar tenzone verboso avrebbe potuto aver termine molto prima palesando documenti inequivocabili come questo articolo pubblicato dalla Provincia Grande, organo della Federazione fascista di Cuneo, nell’agosto 1942.
Ma per favore, acqua in….Bocca! In fondo son “colleghi”…
